Human

Icaro non si brucia le ali

 By Corrado Paolucci

C’è Salamander che scandaglia i fondali marini e aiuta a individuare oggetti e persone dispersi dopo gli tsunami. C’è Icaro che vola fin lassù, dove batte il sole, e risucchia il calore che serve alla terra. E poi c’è Genuino il cuore pulsante di ogni robot, costruzione, telaio, macchinario e hardware ideato da qualsiasi Maker che si rispetti. Queste 3 invenzioni sono solo alcune delle migliaia che hanno invaso la Maker Faire di Roma, dove InternetOfThings e Wearable Devices hanno fatto da user e password per accedere a questo portale vivente dell’innovazione. E ora che il sipario dell’edizione europea della kermesse è calato, cosa resta? Una contagiosa passione per il cambiamento che vuole trasformare oggetti apparentemente freddi e inermi in soluzioni che cambiano, in meglio, la vita delle persone…

Icaro non ha più paura del sole

Icaro è cresciuto. Vicino al sole ha imparato a non bruciarsi le ali ma a trasformare quella luce in energia per sé e per il mondo. Icaro è una piccola mongolfiera, realizzata dai ragazzi del laboratorio di 3D-printing +Lab del Politecnico di Milano, coordinato dalla docente Marinella Levi. La sua “pelle” è stata rivestita da pannelli, anzi da fogli fotovoltaici organici ad alta flessibilità (OPV), frutto della ricerca avanzata del Centro Ricerche per le Energie Non Convenzionali Eni-Donegani. Icaro è stato alla Maker Faire per spiegare i principi di funzionamento delle celle solari polimeriche, quelle che immagazzinano il calore solare, e le future potenzialità delle tecnologie rinnovabili, unendo competenze scientifiche e creatività da designer. Celle che oggi sono quadrate ma che domani, chissà, potrebbero avere forme e colori più naturali. E se poi ne nascesse una foresta…

Icaro, celle solari in mongolfiera

Una pacca sulla spalla ti salverà la vita

Immagina di essere un operatore che lavora in raffineria. Stai per compiere un’azione estremamente delicata, il margine di rischio è alto. In caso di emergenza, il segnale di allarme non lo puoi sentire, potresti indossare le cuffie di protezione. Né lo puoi vedere perché fuori dal tuo campo visivo. E allora? Come fare? La soluzione è sulla pelle. Un’artificiale “pacca” sulla spalla e sulla gabbia toracica, per avvertirti che sei in situazione di criticità. Un po’ come un amico che ti dice “Attento!”. Questo compagno di lavoro è un esempio del progetto Safety++, le Wereable technologies realizzate da Eni in collaborazione con il Mobile Experience Lab del MIT che combinano vestibilità, automazione e connettività. Parliamo di un abbigliamento che va dalla veste con sensori per rilevare le caratteristiche fisiche e la posizione dell’operatore, alla giacca capace di “annusare” la presenza di sostanze nocive nell’aria circostante, fino a un moschettone con rilevatori di altitudine per la messa in sicurezza durante i lavori in sospensione. Senza dimenticare le scarpe speciali: dotate di sensori nel tacco per rilevare il carico sollevato e la coerenza con i limiti previsti dalle normative. Insomma un outfit completo che connette gli operatori con la centrale di controllo per garantire la messa in sicurezza durante le operazioni quotidiane.

Tutti i segreti dell'abbigliamento intelligente
"Piacere, mi chiamo Genuino..."
"Piacere, mi chiamo Salamander..."

Non accontentarsi mai

Ci si muove tra cappellini da baseball e t-shirt da nerd incrociando ogni tanto qualche giacca e cravatta, perché la fiera dei Makers appartiene agli artigiani 2.0, quelli che con un circuito elettrico e una scheda madre costruiscono un macchina che fa camminare i disabili. Quelli che risolvono problemi di sicurezza attraverso degli aeroplanini a eliche detti anche Droni. Quelli che sembrano perdere tempo dietro a codici e schermi giganti ma che in realtà stanno cambiano il nostro modo di vivere. Sono loro testimoni in carne e ossa di un mondo che non si accontenta, che innova, che sbaglia e riparte. Senza sosta. E’ la vita dello startupper, parola che sta contagiando tutti. E che non conosce età. Perché esistono anche startup con diverse decine di anni alle spalle: è l’atteggiamento che fa la differenza, lo spirito di chi non si accontenta. Quello che una realtà come Eni si porta dietro dalla sua fondazione e che ha messo in mostra nel “giardino incantato” dei Makers.

informazioni sull'autore
Corrado Paolucci
Content Strategy & Newsroom Manager, Eni