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Sostenibilità: il nostro viaggio in Africa

 By Simonetta Sandri

Dalla “formula Mattei” al “dual flag” di oggi, quello che vi proponiamo è il viaggio dei numeri e delle parole, il racconto del nostro percorso di sostenibilità in Africa. Perché anche i numeri hanno un’anima. E dietro a essi ci sono sempre storie e persone. O meglio, storie di persone.

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L’Africa, per Eni, è passato, presente e futuro. La nostra Africa è quella che abbiamo vissuto, da pionieri, e quella che viviamo oggi da partner di Paesi con cui siamo entrati in relazione profonda, esplorandone, conoscendone e rispettandone le società, le diversità e la cultura. Presenti in un continente che fornisce oltre la metà della produzione totale di greggio e di gas naturale di Eni, in aumento grazie ai successi delle recenti campagne esplorative. In questi tempi complessi, l’industria energetica si trova di fronte a una duplice sfida: assicurare alla popolazione mondiale, in crescita da 7 a più di 11 miliardi di persone al 2100, l’accesso a un’energia a basso costo e, allo stesso tempo, garantire che ciò avvenga in modo sostenibile per l’ambiente.
Ma cosa è questa sostenibilità? È la reale consapevolezza che il mondo è cambiato, che si è parte di una casa comune.
Le variabili da considerare sono davvero tante. Dall’aumento futuro della popolazione mondiale, soprattutto in Africa, al cambiamento climatico, fino all’accesso all’energia, unico e reale motore di sviluppo. Alla base, il fattore umano. Noi.

E noi di Eni abbiamo deciso di posizionarci in questo scenario puntando proprio su quel fattore umano, valore aggiunto dato dalla partecipazione delle persone (attraverso il trasferimento di competenze e conoscenze) e dal potenziamento del patrimonio delle capacità delle comunità. Pensare di creare valore aggiunto nel lungo termine ha portato a investire oltre 8 miliardi di Euro in 16 Paesi.
Questo è sostenibilità.

D’altra parte, non si scappa da un paese perché lo si vuole, ma perché spesso non se ne può fare a meno. E allora serve un cambio di rotta e di passo, di tutti, una visione unitaria.
Ed ecco i tre pilastri della nostra Eni sostenibile, calati nella “nostra Africa”: il percorso di decarbonizzazione, il modello di cooperazione, il modello operativo. La premessa del percorso di decarbonizzazione è il riconoscimento della necessità di limitare l’innalzamento della temperatura globale entro la fine del secolo al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali. Al centro della narrazione, gli impegni alla riduzione delle nostre emissioni dirette, lo sviluppo delle fonti rinnovabili da affiancare al gas naturale e gli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S) per contenere le emissioni indirette. Questo ha prodotto un cambio nel mix energetico, con un occhio al rinnovabile e una transizione che poteva essere data solo dal gas. Per diversificare il mix energetico nella difficile transizione verso un futuro low-carbon il lavoro nell’ambito delle energie rinnovabili ha visto l’avvio, nel 2016, di progetti in Africa e in Asia per migliorare l’efficienza energetica e contribuire allo sviluppo socio-economico di quelle importanti aree operative. Con uno sguardo al Paese in cui siamo nati, e rilanciando e rivitalizzando quindi le aree dismesse
Il ponte verso il rinnovabile poteva e può essere dato solo dal gas. Anche a Bruxelles lo sanno bene
Abbiamo ribadito perché la scelta migliore, per tutelare il nostro pianeta e combattere il climate change, è quella di utilizzare il gas, pure per generare elettricità. Stiamo credendo nell’opportunità che il Mediterraneo orientale può ricavare dalle recenti scoperte di gas nel suo ricco e profondo offshore. Essa è anche linfa vitale che muove il nostro consolidato modello operativo, con un occhio attento anche all’ambiente. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, si è tenuto il primo Safety & Environment Day di Eni, che ha premiato l’impegno di VICO Indonesia per il progetto nel Borneo indonesiano.

Il modello operativo, come quello di cooperazione, guarda alle persone. Ecco allora tante storie di donne emergenti in ambito tecnico-scientifico, nelle operazioni, onshore e offshore, e nella ricerca. Storie di donne che viaggiano con il loro bagaglio più o meno leggero, che, nelle pause di lavoro, sorseggiano un thè nel deserto, che catturano i volti profondi incrociati lungo il loro cammino. Percorsi, quindi, tutti al femminile. Ci sono poi le donne a teatro, attrici-spettatrici per le quali Eni Foundation ha lanciato in Mozambico il progetto di teatro e informazione sanitaria “Il teatro fa bene”, per non temere gli ospedali. In altri Paesi come il Kenya, non lontano dalle nostre attività esplorative, sull’isola di Pate, si sono ripercorse le tracce dei Ming e, in Algeria nordorientale, siamo rimasti avvolti dall’emozione di ritrovare la storia di un Mediterraneo comune.
Persone ancora al centro della narrazione, il capitale umano come integrazione, dialogo, collaborazione e arricchimento comune che nasce soprattutto dalla diversità.
Eccoci, quindi, ad esplorare il terzo, ma non ultimo, pilastro: il modello di cooperazione.
Abbiamo accennato, in apertura, all’importanza, per lo sviluppo del continente africano dell’accesso all’energia. Da sempre investiamo nella costruzione di infrastrutture per la generazione di energia favorendo lo sviluppo dei mercati locali. Oggi, ad esempio, nell’area del Mediterraneo, forniamo la quasi totalità del gas necessario al funzionamento delle centrali elettriche libiche, oltre 5 miliardi di m3 l’anno, coprendo i fabbisogni domestici. In Egitto, dove tutto il gas prodotto dalla società resta nel Paese, Eni contribuirà a creare le condizioni per l’indipendenza energetica, grazie allo sviluppo della scoperta di Zohr.
Nel 2016, Eni ha fornito 48 Mldm3 di gas ai mercati locali, in 14 Paesi.

Nell’Africa Sub-Sahariana, siamo il produttore leader di energia elettrica, contribuendo a migliorare l’accesso all’energia da parte delle popolazioni locali con benefici per l’ambiente in termine di riduzione delle emissioni da gas flaring. Come fatto dalla centrale di Kwale Okpai in Nigeria.

Nella stessa direzione, il Progetto onshore di ‘Mboundi, in Congo, conclusosi a marzo 2014, che ha permesso la completa valorizzazione del gas associato estratto, precedentemente inviato in torcia.
Ma il modello di cooperazione non è solo accesso all’energia, ma anche i progetti di sviluppo locale, dove temi come educazione ed accesso all’acqua ne sono componenti importanti. L’educazione è la porta principale per uscire dalla povertà. Un esempio per tutte, la scuola irachena Janat Al Barjisia, e la firma di un accordo per la promozione nel distretto di Zubair un’istruzione di qualità. C’è poi il progetto pilota Aprendemos brincando di Paquitequete, nel distretto di Pemba in Mozambico, e ancora l’intervento nel campo di Dadaab, in Kenya, il più grande campo profughi al mondo, dove Eni ha installato oltre 40Kw di energia solare, illuminando 11 scuole “primarie”.

Abbiamo continuato sulla strade del Ghana, dove Eni Foundation, nel 2012, ha iniziato a sviluppare il suo progetto a supporto della salute materna e infantile nella Western Region del paese: portare assistenza sanitaria dove non c’era. Un cammino che continua con l’acqua, un bene prezioso, essenziale per sopravvivere e proteggere la propria salute, ma anche per creare posti di lavoro e sviluppo economico, sociale e umano. Ci siamo avventurati lungo le strade assolate del Congo, per esplorare i 22 pozzi di acqua potabile di Hinda, riscoperto l’ambiente estremo del Pakistan raccontato gli interventi nel villaggio mozambicano di Palma, i pozzi d’acqua realizzati, dal 2014, nella Contea di Lamu, in Kenya o l’esperimento dei giovani disabili ad Algeri per ricavare un reddito da un’attività di riciclo di bottiglie di plastica. Perché “un passo alla volta, la vita può cambiare.” E migliorare…

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.