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Subbotnik!

 By Simonetta Sandri

In Russia, da quasi 100 anni, un sabato all’anno viene dedicato ai lavori che oggi chiameremo di “volontariato” o di utilità sociale. Il Subbotnik è entrato nella mentalità, nella cultura e nella tradizione di ogni russo. Un germe di solidarietà, di attenzione e cura del bene comune che è spesso un buon esempio. Vediamo le origini e cosa è diventato oggi….

Nel lontano 1919, nel deposito ferroviario della linea Mosca-Kazan, 15 lavoratori comunisti e simpatizzanti, sacrificavano il loro sabato notte e non rientravano a casa a riposarsi, per riparare locomotive che sarebbero servite al paese. Il bene e il futuro del paese. Da quel momento, avrebbero deciso di continuare l’esperienza, con assidua regolarità. Era nato il primo Subbotnik o sabato comunista. La parola rappresenta la combinazione dei vocaboli Subbota (sabato) e Nik (giorno di lavoro volontario, non pagato, per il bene della società). Era ed è un modello di cittadinanza attiva che si sta diffondendo sempre di più in Russia, ma non solo. Insieme a molte iniziative di volontariato ambientale che, in qualche modo, si originano anche dallo spirito di quel momento.

Lenin al Subbotnik nel Cremlino. Mosca

La storia di questo sabato comunista ha avuto la sua evoluzione naturale, come è ovvio che sia. Se, infatti, il 1° Maggio 1920, il Partito Comunista annunciò il primo Subbotnik ufficiale, al quale partecipò anche Vladimir Lenin nella Piazza del Cremlino, l’evento fu utilizzato dalla propaganda sovietica per mostrare quanto il padre della rivoluzione fosse davvero vicino ai lavoratori. Divenuti poi parte del sistema, i sabati si trasformarono in eventi simbolici utilizzati per aumentare l’entusiasmo del popolo e promuovere l’idea generale di socialismo, fino ad arrivare a ricoprire un ruolo fondamentale e cruciale nel costruire la stessa società socialista, unendo studenti e insegnanti, lavoratori di ogni categoria e genere, capi e dipendenti in un impulso comune che unisse e portasse a un sentimento condiviso di noi solidale. Negli ultimi anni dell’era sovietica, il Subbotnik veniva organizzato all’inizio della primavera, subito dopo lo scioglimento della neve che avvolgeva il lungo inverno russo, che, anche oggi, pare non finire mai. Per questo motivo, venne associato ai lavori di pulizia dopo la stagione fredda: si lavavano le strade e le finestre, si raccoglieva la spazzatura, si pulivano i giardini e le facciate grigie degli edifici. Via la polvere e con essa il colore fuligginoso del gelo. La gente piantava alberi, fiori e piante, tutti si colorava di primavera. Durante il periodo dell’U.R.S.S., l’evento divenne obbligatorio, come quello annuale, che si teneva il giorno del compleanno di Lenin, il 22 aprile. Negli anni ’50, i sabati comunisti vennero promossi anche nei paesi del blocco comunista, in particolare nella Germania dell’Est e in Cecoslovacchia, dove presero il nome di Akce Z (Iniziativa Z). Qui non erano, per così dire, amatissimi ma erano, comunque, diffusi. Ma questa è storia.

Manifesti del Subbotnik

Lontani da ogni ideologia, del quale ne è stata del tutto spogliata, oggi, l’usanza del Subbotnik è rimasta viva in Russia e in altre ex Repubbliche sovietiche, per esempio nella raccolta di rifiuti e di materiali riciclabili, nelle riparazioni di beni pubblici e in altri servizi a beneficio dell’intera comunità. In tutta la Russia, da tempo ormai, questo Subbotnik continua a vivere, in un forte spirito collettivo e di solidarietà. A Mosca, anche quest’anno, l’ultimo sabato di aprile, i cittadini si sono uniti per pulire città, parchi e giardini. Il sindaco della capitale, Sergei Sobyanin, si è unito al milione e mezzo di moscoviti che si sono dati l’appuntamento rituale annuale per pulire i parchi cittadini e piantare alberi, molti dei quali di mele. Con l’occasione, sempre nella capitale, hanno visto la luce (o meglio l’acqua) circa 600 fontane, a simboleggiare l’arrivo della primavera.
Scomparsa la neve, in primavera, i volontari liberano prati, giardini, corti e vialetti dai rifiuti e dalle foglie vecchie, riverniciano le panchine e piantano fiori profumati nelle aiuole. Aria, idee e umore cambiano improvvisamente. Il volontariato ambientale oggi, quindi, cresce, si sente e si vede.

I cittadini di S. Pietroburgo si sono cimentati a pulire strade e parchi della città di sabato, per partecipare all'annuale “Subbotnik” (Ruptly TV)

Ma il tutto si espande al mondo imprenditoriale e del lavoro. Le imprese russe, infatti, organizzano i Subbotnik, per creare un team building speciale. Anche noi che abbiamo lavorato per Eni in Russia vi abbiamo partecipato. Sulle coste del Mar Nero. L’organizzazione di Subbotnik aziendali comincia a diventare un’abitudine anche per motivare i collaboratori. Molti lo considerano solo uno svago, un modo per passare il tempo insieme e socializzare; ma molti altri, invece, dopo aver partecipato alla pulizia dei parchi, cominciano a fare la raccolta differenziata anche a casa. Non va sottovalutato l’effetto psicologico: nei luoghi dove si tiene pulito, i rifiuti diminuiscono del 50%.
Dal vecchio Subbotnik è nata una nuova e giovane coscienza collettiva. Un forte senso civico nei confronti di un bene pubblico utilizzato sia dagli stessi volontari e dalle loro famiglie che da tutti i cittadini. Un noi affascinante, interessante e bello. Molto.

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.