Human About Gas

GNL, energia dal Mozambico

 By Eniday Staff
About gas

È a buon titolo considerata la fonte primaria di energia più nobile; presenta impatti ambientali locali e globali largamente inferiori a quelli di altre fonti, come il carbone e i prodotti petroliferi; è disponibile in grande quantità in molte aree del pianeta, nel Mediterraneo come in Africa, in America come in Asia…

Il gas naturale è insomma il migliore candidato possibile per accompagnare l’Occidente (e non solo) verso la transizione energetica e ha tutte le qualità possibili e necessarie per svolgere questo ruolo. Ma un difetto, a ben vedere, ce l’ha: non è facile da trasportare. Mentre possiamo caricare enormi quantità di carbone su navi o treni che possono fare il giro del mondo e, analogamente, possiamo estrarre petrolio dal fondo del mare e trasferirlo su grandi navi pronte a rifornire le raffinerie del pianeta (oppure a trasportarlo con oleodotti di ragionevole estensione), con il gas naturale abbiamo qualche difficoltà in più.

I lunghi viaggi del gas naturale

Serve una condotta, un tubo, lungo magari qualche migliaio di chilometri, come quelli che dalla Russia, dall’Algeria o dal Mare del Nord arrivano fino alla nostra rete di trasporto e poi a quella di distribuzione, fino a collegare migliaia di stabilimenti industriali, decine di migliaia di condomini e, infine, i fornelli di milioni di cucine. E questa rete di tubature ha bisogno di complessi sistemi di monitoraggio e di sicurezza. C’è forse un’alternativa? Sì, e sta prendendo sempre più piede: il gas naturale liquefatto.
Sia chiaro, non è una tecnologia banale e tanto meno facile ed economica: si tratta di raffreddare il gas estratto dai pozzi fino a circa meno 160 C°, caricarlo su apposite navi metaniere, trasferirlo nelle aree dove potrà essere utilizzato e, infine, rigassificato per veicolarlo nelle reti dei gasdotti. Certo, si può usare il GNL tale e quale come carburante per le navi o per i grandi autocarri, e persino per i treni che percorrono linee non elettrificate. La modalità di trasporto del metano più comoda e diffusa, però, è quella attraverso le condotte, da quelle di quasi un metro e mezzo che partono dai pozzi algerini o russi, al tubo di rame da 10 millimetri che arriva in cucina.

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Nave metaniera contentente GNL (Reuters)

GNL nel Mozambico

Ma anche il GNL offre un vantaggio: permette di trasportare gas proveniente da paesi molto lontani. Facciamo qualche esempio: le risorse scoperte da Eni al largo dell’Egitto e verso Cipro possono essere indirizzate attraverso tubature. Ma quelle dell’oceano Indiano? E quelle, di enorme portata, scoperte in Mozambico, dalla stessa Eni e dall’americana Anadarko? Si tratta di riserve accertate di oltre 500 miliardi di metri cubi soltanto per una delle quattro zone di prospezione al largo delle coste settentrionali del paese africano. In tutto potrebbero esserci anche oltre 2 mila miliardi di metri cubi (da far funzionare l’Italia per 30 anni). L’investimento complessivo, che vede coinvolta Eni per le attività estrattive in mare e ExxonMobil per la realizzazione dell’impianto di liquefazione del gas, vale più di 20 miliardi di dollari, compresi i progetti che saranno sviluppati dalla francese Total, che ha recentemente annunciato l’intenzione di rilevare le attività GNL di Anadarko, diventando potenzialmente il secondo player mondiale di questo settore.
Per il Mozambico, dove 20 miliardi di dollari equivalgono a poco meno della metà del prodotto interno lordo, il progetto costituisce una formidabile occasione di sviluppo, capace di contribuire a risollevare il paese, che proprio negli ultimi mesi è stato colpito da catastrofi naturali di immane portata (il ciclone Idai, in marzo, ha fatto migliaia i morti, 400 mila senza tetto e 3 miliardi di dollari di danni). E, d’altra parte, per l’Italia e gli altri paesi coinvolti, il programma di sfruttamento delle risorse metanifere costituisce un importante contributo in direzione di una politica energetica sempre più low carbon.

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L’unità galleggiante di liquefazione di gas (FLNG) denominata "Coral Sul" che opererà nell'offshore del Mozambico, contenente un impianto di trattamento e di liquefazione di gas in GNL

Senza contare la sfida tecnologica: la costruzione di due treni di liquefazione da 7,6 milioni di tonnellate di GNL all’anno, la nave che ospiterà un sistema di liquefazione e al tempo stesso di trasporto del prodotto, le piattaforme di estrazione marine e per le quali la tecnologia italiana è all’avanguardia da decenni.
Il futuro, insomma, vedrà una crescita del gas naturale liquefatto ben oltre le aspettative che si potevano avanzare una decina di anni fa. Due dati lo confermano: la domanda di gas naturale è complessivamente in costante crescita; nel 2018 ha visto un incremento del 4,6 per cento, che ha fatto seguito al più 3 per cento registrato nel 2017. ll GNL da solo, però, copre una parte sempre più importante di questo incremento, mettendo a segno tassi di crescita medi annuali di oltre 5 punti percentuali. E il Mozambico sarà una delle terre promesse di questa rivoluzione.

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