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Arlecchino africano

 By Eniday Staff

Un viaggio nel nord del Mozambico, uno spettacolo teatrale con finalità igienico-sanitarie, Jacopo Fo e gli attori locali, i ragazzi di Eni Foundation e i colori caldi dell’Africa. C’è un proverbio mozambicano che dice: “Se si educa un ragazzo, si forma una persona sola. Se si educa una ragazza, si forma una famiglia”…

Quando si parla di Mozambico si ha a che fare con un Paese dalle molteplici componenti, in primis africana, poi nella tradizione culinaria e nella lingua ritrovi la cultura portoghese e infine ti confronti con la religione islamica. Insomma un Paese a cavallo da tradizione e modernità.

Il lungo viaggio per raggiungere il Paese prepara a guardare con occhi curiosi quell’Africa particolare che è il Mozambico. Appena atterri a Maputo vieni subito “invaso” dai colori e dallo spirito del paese. Sarà per la lingua portoghese che ha un suono gioioso, sarà per l’affetto che dimostrano i mozambicani in ogni momento. Difficile da spiegare, più facile da vivere questa esperienza.

Ma cosa ci porta in Mozambico? Cosa ha portato Jacopo Fo qui? In una frase: “Il teatro fa bene”, uno spettacolo scritto e recitato da attori amatoriali residenti nel distretto di Palma (provincia di Cabo Delgado), selezionati e formati da Jacopo Fo, e messo in scena in una tournée che prevede 5 tappe in 5 diversi villaggi – dai nome di difficilissima pronuncia – del distretto.

Qui sotto trovate la prima puntata della webserie “Il teatro fa bene”. Cliccate qui per vedere tutte le altre…

“Il teatro fa bene” rappresenta un nuovo format, basato da un lato sulla teatralizzazione di informazioni di carattere sanitario e alimentare, dall’altro lato su attività dimostrative e pratiche sull’uso di semplici tecnologie d’ausilio nella quotidianità. Lo scopo è quello di trasmettere alla popolazione conoscenze su buone pratiche igienico-sanitarie e alimentari in un modo più efficace di quanto consentano le forme di divulgazione tradizionali.

L’iniziativa “Il teatro fa bene” è un progetto pilota a partire dal distretto di Palma per sviluppare un metodo e una procedura da poter applicare e replicare sia in Mozambico sia in altre aree del pianeta. I messaggi sulla salute e l’alimentazione inseriti negli spettacoli sono coerenti con le linee guida adottate dal Ministero della Salute del Mozambico e promossi da Eni Foundation che opera in questo ambito nel Paese anche con la collaborazione di Medici con l’Africa Cuamm.

Nella zona del Nord del Paese c’è una promessa di futuro legata allo sviluppo di Mamba, enorme giacimento di gas scoperto a partire dal 2010. Il salto dalla povertà a un terreno più stabile su cui costruire vite e progetti non è esente da sfide ma c’è molto bisogno di questa prospettiva, soprattutto ora che la cresciuta aridità ha ridotto i raccolti e la carestia è minaccia concreta.

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Ma riprendiamo dal viaggio. All’aeroporto dietro il cartello del cane a sei zampe spunta il sorriso della sconosciuta che ci aspetta. Il caldo non è solo nell’aria ma nella solarità dell’accoglienza. I giorni seguenti lo confermeranno.

Noi siamo qui per quell’Arlecchino africano con una strana veste di arcobaleno e segni tribali.  Con l’Arlecchino ci sono 7 attori mozambicani che hanno recitato Confusione in casa di Fatima a Cabo Delgado, la provincia più povera del Paese dove donne e bambini diventano ancora più fragili per le distanze infinite tra loro e il primo ospedale a disposizione.  Nei villaggi dove ci si riunisce intorno all’albero il teatro è il carrozzone colorato per dire che adesso ci sono luoghi dove andare per trovare medici e attrezzature. Curarsi, salvarsi e prevenire malattie.

Intanto che si ride alle battute degli attori si imparano piccoli gesti che possono proteggere la salute e fare della prevenzione forse lo strumento più potente per ridurre la mortalità materno infantile ancora davvero troppo alta.

L’Arlecchino Africano parla swahili ma ha anche un’anima italiana: la commedia dell’arte si intreccia con il locale teatro Maconde. La gente ride e intanto scopre una struttura preziosa nell’emergenza e insieme anche l’offerta di semplici, saggi consigli per provare a sopravvivere meglio dove le infrastrutture sono da migliorare.

Filippo, Giulio, Eugenio sanno salvare vite ma questa volta hanno accantonato il linguaggio medico scientifico che mai sarebbe arrivato al piccolo Raphael e hanno dato fiducia a Jacopo, che di teatro se ne intende.

 

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