Human

Verdi automobilisti d’Africa

 By Nicholas Newman

Per muoversi e trasportare merci in Africa si usa soprattutto la gomma: auto, autobus, camion e camioncini. Aerei e ferrovie sono relativamente poco sviluppati. Il recente aumento del costo delle importazioni di petrolio sta però spingendo allo sviluppo di motori sempre più ecologici, alimentati con carburanti alternativi. In Sudafrica ci sono i primi esperimenti di flotte urbane “green” e cominciano a vedersi i primi investimenti nella mobilità sostenibile. A ruota seguono Nigeria e Kenya. Nicholas Newman racconta come stanno cambiando i trasporti nel continente nero e l’impatto che questa sfida enorme avrà nella lotta contro il climate change…  

La giungla d'asfalto delle metropoli africane...

L’ Africa, dove vive il 16% della popolazione mondiale, resta un paese essenzialmente rurale, in cui solo il 36% dei suoi abitanti è urbanizzato. Tuttavia per muovere persone e cose attraverso, il continente nero continua a utilizzare soprattutto auto, autobus, camion e camioncini. Il trasporto su gomma, si sa, è responsabile per il 13% delle emissioni mondiali di CO2 anche se il recente aumento del costo delle importazioni di petrolio sta spingendo allo sviluppo di motori sempre più ecologici alimentati con carburanti alternativi, compresi batterie, gas naturali compressi (CNG), gas per auto (GPL) e altri biocarburanti o ibridi come elettricità-diesel.

Attualmente il mercato per questi veicoli resta minuscolo: nel 2014 le vendite hanno superato di poco i 6,6 milioni in tutto il mondo. Di contro, le vendite di nuovi veicoli convenzionali a benzina nella sola Africa ammontano a circa 750.000 unità.

Ciononostante camion e autobus alimentati con energie alternative sono attualmente in prova da parte di alcuni gestori di flotte a Johannesburg e Città del Capo, Sudafrica.

Restare spiazzati è il minimo che possa succedere...

La ricerca di carburanti ecologici

Per gli automobilisti africani comincia a valere la promessa di potenziali e significativi risparmi nei consumi, nel momento in cui si decidesse di usare motori più verdi. Ad esempio secondo un recente studio della Nelson Mandela Metropolitan University, utilizzare una Nissan LEAF completamente elettrica per 30.000 km l’anno costerebbe 1.234 dollari meno che utilizzare la versione a benzina della Ford Focus. Il problema, per ora, è che il costo di acquisto della Nissan LEAF è più del doppio di quello della Ford Focus. Ci sono però altri vantaggi quotidiani: “I veicoli che vanno a gas naturale hanno costi di manutenzione inferiori”, spiega Lovell Emslie, un esperto della Vaal University of Technology, “poiché brucia in maniera così pulita da provocare meno usura nel motore e, di conseguenza, allunga i tempi tra un tagliando e un cambio d’olio e l’altro”.

Il Sudafrica è il dodicesimo paese al mondo per emissioni di ossido di carbonio ed è responsabile di quasi la metà delle emissioni di CO2 nel continente africano, dovute soprattutto a impianti a carbone per la produzione di elettricità, attività minerarie e trasporti. Johannesburg, la città più grande dell’Africa sub-sahariana, è la settima città al mondo per inquinamento. Ma qualcosa sta cambiando all’orizzonte. Il paese di Mandela ha preso un ruolo guida nell’adottare un piano sul clima e proprio il settore dei trasporti darà il contributo più rilevante per il miglioramento dell’ambiente. Lisa Seftel, assessore ai trasporti a Johannesburg, afferma che entro metà di quest’anno verranno consegnati alla città 190 autobus alimentati a “energia pulita”. Nel frattempo continua la conversione degli autobus della vecchia flotta.

L’adozione di autobus e camion alimentati con carburanti alternativi, secondo l’OMS, dovrebbe ridurre in modo significativo le emissioni di CO2, di particolato (PM2.5) e di ossido di nitrogeno (NOx), portando benefici significativi per la salute a 7,8 milioni di persone che vivono nelle aree urbane e suburbane. Per sostenere questo obiettivo, la African Development Bank ha messo a disposizione 175 miliardi di dollari da investire in progetti per il trasporto sostenibile in Africa nei prossimi dieci anni.

In particolare sono due i fattori che stimolano lo sviluppo di un settore dei trasporti più pulito: primo, la necessità di dare un impulso alla sicurezza energetica; secondo, diminuire le importazioni di petrolio. Come molti altri paesi africani, le importazioni di carburanti fossili quotati in dollari pesano in modo significativo sulle riserve di valuta estera del paese e sulla bilancia dei pagamenti (peso destinato a crescere per via della demografia e della domanda dei consumatori).

Gli ostacoli alla diffusione di carburanti alternativi

Come in Europa, l’adozione di nuovi veicoli con carburanti alterativi è però lenta, ragione per cui senza i benefici delle economie di scala, i prezzi rimarranno alti e fuori dalla portata del mercato di massa. Mentre il Sudafrica è l’attuale leader di mercato nell’utilizzo di autobus e camion a carburanti alternativi, c’è un crescente interesse da parte della Nigeria, del Kenya e della Guinea equatoriale. Per fare un passo avanti rispetto ad esperimenti basati sulla conversione dei veicoli esistenti, occorrono investimenti significativi nelle infrastrutture che vanno da una rete elettrica affidabile per la ricarica dei veicoli ibridi ad una disponibilità di gas, insieme ad investimenti per una rete di stazioni di servizio di gas.

Sempre il Sud Africa sta investendo in una rete di stazioni di ricarica elettrica a livello nazionale, nell’ottica di una presenza diffusa di autobus e camion elettrici nelle flotte dei gestori. Per quanto riguarda il futuro, Scott Shepard, analista per Navigant Research, prevede che “sebbene i veicoli a benzina e diesel costituiranno ancora la maggior parte degli acquisti nel 2022, un numero crescente di automobilisti sarà attirato dalla disponibilità e scelta di veicoli elettrici, con pile a combustibile e a gas naturale”.

informazioni sull'autore
Nicholas Newman