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Akwaba! TraVolti d’Africa

 By Silvia Borrelli

“Akwaba” in Africa occidentale significa “benvenuto”, una parola di gentilezza tipica di quel pezzo di mondo. Ma “Akwaba” è anche il titolo di una singolare mostra fotografica di Ornella Fugazza, 40 anni di lavoro in Eni e un grande sogno nel cassetto, la fotografia. “Non so di preciso come sia nata questa passione. Quando ero in Snam avevamo in ufficio una piccola macchina Ricoh a obiettivo fisso, una 35 millimetri senza zoom. Serviva a fotografare i metanodotti. Ho chiesto a un collega che aveva interesse per la fotografia di suggerirmi quale macchina acquistare e lui mi ha consigliato di prenderne una uguale. E così ho fatto…”, cominciando a fotografare l’Africa, il Perù, lo Yemen, il Messico, il Guatemala, l’India, la Birmania, l’Oman. Silvia Borrelli racconta questo colorato giro del mondo in foto e la mostra di Ornella, a Milano, appena raggiunta la pensione. Con lo zampino degli ex colleghi. E la dedica d’autore di Gianni Berengo Gardin…

Ps. Ovviamente tutte le foto che vedete qui sono farina di Ornella!

“Sono stata assunta in Snam tre mesi prima dei miei 18 anni: è stato un trauma.”

Inizia così il racconto di Ornella Fugazza, 40 anni di lavoro nel gruppo Eni e una passione per la fotografia che, come il migliore dei sogni nel cassetto, non vi è rimasto chiuso dentro.

“Subito dopo il diploma, per la gioia di mio padre, ho iniziato a lavorare in una sezione staccata della Snam, ai gasdotti, presso le storiche “baracche” di San Donato Milanese. Eravamo due donne e sessanta uomini. Ero la più giovane e da subito sono diventata la mascotte del gruppo. Sono stati 25 anni bellissimi, in compagnia di capi e colleghi molto bravi, una grande fortuna.”

Solo un lavoro per i più, non solo un lavoro per Ornella. “Sono sempre stata una persona creativa: disegnare, lavorare la creta, qualsiasi lavoro artigianale e manuale mi appassiona.”

Un’attitudine che Ornella non confina al tempo libero. “Non posso farne a meno. Non ho mai fatto solo il mio lavoro. Ho aiutato i colleghi in tutte le attività nelle quali potevo contribuire anch’io. Nessun stakanovismo, solo l’esigenza di spendere il mio tempo lavorativo al meglio, senza esaurirlo unicamente nel mio impiego aziendale.”

E all’occasione, aggiungere anche qualche collaterale: “Ho elaborato guide con percorsi da trekking da condividere con amici e colleghi per le escursioni in montagna.”

Non solo lavoro, dicevamo. “Ho sempre cercato una vita non imbrigliata. A un certo punto ho iniziato persino a seguire le attività di una cooperativa che gestiva un teatro. Adoravo stare ore dietro le quinte durante la messa in scena. Mio padre ha temuto che volessi licenziarmi per unirmi a loro.”

Fortunatamente nessuna delusione paterna, aspettando Godot. “Ero consapevole di una scelta giovanile poco incline ai miei interessi, ma ero cosciente anche della fortuna di un lavoro che mi piacesse, all’interno di un posto dove mi trovavo molto bene dal punto di vista umano”.

E’ proprio in Snam, in compagnia di un collega perito tecnico, che Ornella inizia ad affinare i “ferri del mestiere” della fotografia.

E questa è la locandina della mostra fotografica di Ornella...

“Non so di preciso come sia nata questa passione, non me ne sono accorta a dire il vero. Quando ero in Snam avevamo in ufficio una piccola macchina Ricoh a obiettivo fisso, una 35 millimetri senza zoom. Serviva a fotografare i metanodotti.  Ho chiesto a un collega che aveva interesse per la fotografia di suggerirmi quale macchina acquistare e lui mi ha consigliato di prenderne una uguale. E così ho fatto.”

Nel frattempo vengono rimodulati gli assetti societari del gruppo Eni. La Snam si prepara a diventare Snam Rete Gas (il trasporto del gas verrà separato dalla commercializzazione). Occorre muovere alcune pedine sull’articolato scacchiere delle risorse umane.

E’ il 1999 quando nasce la società Eni Formazione. “Ho fatto il mio ingresso sei mesi dopo: ero la matricola 28 di una piccola società tutta da costruire, con processi e attività da strutturare e personale da implementare.” Una realtà che oggi si chiama Eni corporate university (Ecu) dedicata alla selezione, formazione del personale e molto altro nell’ambito dell’education&training di tutta la galassia Eni.

Ornella intanto accumula molti viaggi e ancor più fotografie.

Un patrimonio di colori, volti, paesaggi che ripercorrono l’Africa, il Perù, lo Yemen, il Messico, il Guatemala, l’India, la Birmania, l’Oman.

Ma non vuole averne l’esclusiva: trovata la location adatta (CAI – Club Alpino Italiano di Lodi) organizza delle proiezioni. Sceglie la musica, vi adatta le immagini, trova delle citazioni letterarie: costruisce il tutto in un’architettura multisensoriale per la quale non è sufficiente un racconto a parole.

Di viaggio in viaggio, Ornella appunta dietro la sua postazione in ufficio i ricordi messi a fuoco. Tanti i complimenti, molte le curiosità, spassose le gag: “Perché vai sempre in Africa? mi chiedevano i colleghi. Per sopportare voi un anno intero! rispondevo io”, alludendo alla rigenerante boccata d’ossigeno che il continente nero sa infondere a chi lo esplora.

Che la sua passione sia – tra tutte –  la fotografia è ormai una certezza.

In Ecu Ornella passa altri 15 anni, con la stessa energia per il lavoro e per il coefficiente di umanità che lo anima, fino all’ultima tappa: la pensione.

Nel novembre 2014 Ornella matura le condizioni per concludere l’esperienza professionale e accetta di attraversare l’inevitabile linea d’ombra dell’età pienamente adulta.  “Passiamo tutta la vita sul posto di lavoro, alla fine non ti senti vecchio ma quasi: apri un’altra porta. E’ un cambiamento che capisci solo quando lo vivi: non sei più di qua, nella vita produttiva, ma di là. E ti spaventa un po’ questa idea.”

Del giorno dell’inaugurazione ricordo una enorme emozione, ma ho resistito e non ho pianto...

Finisce il lavoro, non la forza propulsiva di Ornella. I suoi colleghi decidono che è il momento giusto per restituirle amicizia e gratitudine, un simbolico rendez-vous degli anni di militanza lavorativa trascorsi insieme.

Il piano è ben organizzato, altro che agenzia di eventi.

Ornella accetta l’invito ad un concerto ma – non perché avesse sbagliato direzione – si ritrova in tutt’altra musica, circondata dai suoi colleghi, in un posto agghindato di tutto punto per la sua festa, con catering fatto a mano: “Anche chi non aveva mai acceso il forno in vita sua ha preparato un manicaretto!”

Non poteva mancare il regalo: a Ornella viene consegnato il biglietto di una mostra.

E’ una mostra davvero singolare, anzi, personale, perché è…la sua.

E infine la dedica: A Ornella che continui a fotografare così magistralmente in bianco e nero, firmato…Gianni Berengo Gardin, un mito vivente della fotografia, cui è stato chiesto di autografare uno scatto della collega. “Una gioia immensa, era la mia foto preferita”.

Dal 21 luglio al 1 agosto 2015 Ornella ha esposto 42 foto presso lo spazio City Art di Milano. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Emergency, cui sono stati devoluti parte dei fondi ricavati dalla vendita di alcuni scatti per la costruzione di un ospedale nei luoghi dove opera l’organizzazione.

Il tema della mostra è caduto sull’Africa. “Perché l’Africa? Perché l’Africa mi sorride. Nei miei sei viaggi in quel Paese ho sempre incontrato delle persone che ti sorridono, bambini che ti prendono per mano senza paura. Ho scambiato pacche sulle spalle con donne anziane senza capire cosa ci stessimo dicendo. Gli sguardi e i volti di quella gente nascondono un segreto magico, profondo e intraducibile, cui è impossibile rimanere indifferenti.”  E’ questo, forse, il mistero millenario nascosto nel cosiddetto “mal d’Africa”.

Quanto al titolo, AKWABA! TraVolti d’Africa, è stato scelto con i colleghi durante una pausa pranzo al parco, in modalità “riunione creativa en plein air”, tra un panino e tante proposte.

“Del giorno dell’inaugurazione ricordo una enorme emozione, ma ho resistito e non ho pianto. Erano presenti anche dei volontari di Emergency con il loro banchetto solidale.

Alla fine di tutto, uno di loro mi avvicina: Complimenti, non capisco molto di fotografia ma le tue foto sono davvero belle. Mi dà un buffetto sulla guancia, sorride e continua: Io non ti conosco, ma tu devi essere davvero una brava persona. Non ho mai visto così tanto affetto come dimostrato oggi dai tuoi colleghi. Ecco, lì mi sono commossa.”

informazioni sull'autore
Silvia Borrelli
Qualche anno dopo i 30, cresce in Abruzzo, vive a Milano. Nella comunicazione di Eni dal 2011, con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole da sempre.