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Boyan Slat, il cacciatore di plastica

 By Veronica Guin

Boyan Slat viene dall’Olanda ed è quello che comunemente verrebbe chiamato “un talento precoce”…

Classe 1994, si narra che da piccolo, mentre tutti i suoi coetanei giocavano con il pongo, Boyan si dilettasse nel creare invenzioni e costruire oggetti. A soli 14 anni, si aggiudica il Guinness World Record lanciando contemporaneamente 213 razzi ad acqua. Il primo di una lunga serie di riconoscimenti che Boyan riceverà molto prima di compiere 30 anni.
Fin da bambino, Boyan ha sempre avuto la passione per il diving e, durante un’immersione in Grecia, si rese conto che trovava molta più plastica che pesci nel mare. Fu così che gli venne un’idea, tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica: “Perché non puliamo gli oceani? Perché invece che educare e basta al rispetto dell’ambiente, non ci impegniamo concretamente per risolvere i danni che abbiamo causato?”.

Scultura realizzata con rifiuti plastici dall'artista Bonnie Louis Monteleone, basata sulla stampa Giapponese “La grande onda di Kanagawa”

Ma facciamo un passo indietro. Ogni anno vengono buttate nell’oceano circa 8 milioni di tonnellate di plastica che, a causa delle correnti oceaniche, vengono raggruppate in 5 giganteschi punti di raccolta, i cosiddetti gyres. Charles Moore, famoso oceanografo e colui che per primo scoprì l’esistenza della “Great Pacific Garbage Patch” (un’enorme isola galleggiante di rifiuti grande due volte il Texas) stimò che, per pulire interamente gli oceani da tutti i materiali plastici occorrerebbero circa 79.000 anni. Tutto questo sta causando gravissimi danni all’ecosistema marino: milioni di specie viventi sono a rischio e milioni di pesci e uccelli marini sono già morti a causa dell’inquinamento. Senza contare i danni che provoca anche alla salute umana: i pesci si nutrono dei rifiuti plastici che infestano le acque, ingerendone i componenti tossici che si inseriscono quindi nella nostra catena alimentare quando finiscono sulla nostra tavola.

Esistono cinque diverse correnti oceaniche principali sul pianeta (whatarethe7continents.com)

Di ritorno dalla Grecia, Boyan inizia a pensare a una soluzione per pulire i mari prima che sia troppo tardi. L’idea è quella di sfruttare le correnti degli oceani per ripulirli da tutta la plastica che ne distrugge l’ecosistema.
Studiando una possibile soluzione, si rende conto che i problemi principali da affrontare per poter mettere a punto un tecnologia veramente efficace sono fondamentalmente quattro:

  1. ripulire gli oceani da tutta la plastica presente vorrebbe dire “affrontare” 5 gigantesche aree, ognuna in movimento;
  2. le dimensioni della plastica presente in mare variano da grosse reti da pesca fino a minuscole particelle delle dimensioni del plankton;
  3. nell’eventualità che si riuscisse a raccogliere tutta la plastica presente in mare, questa andrebbe riportata sulla terraferma con costi economici non indifferenti;
  4. l’ammontare reale dei rifiuti in mare è ancora purtroppo sconosciuto.
Gli uccelli marini ingurgitano piccoli oggetti di plastica scambiandoli per cibo (Chris Jordan)

Grazie a un progetto scolastico a scelta libera, Boyan ha la possibilità di studiare un progetto per pulire i mari. Insieme ad alcuni suoi compagni di progetto, riparte per la Grecia con un mantra trawl 15 volte più sottile di quelli tradizionali per non rischiare di intaccare il plankton che popola i mari. Grazie a questo strumento, si rende conto che la presenza di particelle di plastica di piccole dimensioni è, all’incirca, 40 volte superiore alla plastica di grosse dimensioni. Dal momento che un altro dei problemi è che non sappiamo fino a che profondità arrivano i rifiuti plastici, l’idea del giovane inventore è quella di creare un Multilevel Trawl. Purtroppo il suo primo esperimento si rivela fallimentare e il “trawl a 10 piani” riemerge dall’acqua completamente distrutto.
Si rimette al lavoro consultando scienziati, professori ed esperti dalle Università di Delft, Utrecht e Hawaii e studia un sistema di barriere galleggianti (booms) attaccate al fondale marino che, sfruttando le correnti – e minimizzando così i costi di trasporto – sono in grado di filtrare i rifiuti e raccoglierli in una piattaforma. Era il 2012 e Boyan presenta la sua idea al mondo. A soli 18 anni, tiene il suo primo TEDx Talk a Delft.

Come gli oceani si auto-puliscono: Boyan Slat al TEDxDelft

Sei mesi dopo, nel 2013 decide di abbandonare gli studi di Ingegneria Aerospaziale all’Università Tecnica di Delft per fondare la sua azienda, la Ocean Cleanup, con 300 euro di capitale iniziale. Nello stesso anno, il video del suo TED Talk diventa virale e viene visto da migliaia di persone in tutto il mondo e arriva a raccogliere 90.000 dollari grazie a un’iniziativa di crowdfunding. Ed è qui che decolla il progetto Ocean Cleanup. Durante l’anno successivo, un team di 100 ricercatori volontari si dedica agli studi di fattibilità per capire se l’idea iniziale si può davvero mettere in pratica.

Boyan Slat introduce Ocean Cleanup

Il 2014 è anche l’anno della svolta economica: grazie a 380.000 persone in 160 diversi paesi, il team di Ocean Cleanup riesce a raccogliere 2 mln di dollari in 100 giorni. Sempre nello stesso anno, Boyan diventa il più giovane di sempre a ricevere il riconoscimento “United Nations Champions of the Earth” delle Nazioni Unite. L’anno successivo riceve da Sua Maestà Harald V di Norvegia il Young Entrepreneur Award per la categoria dell’industria marittima e viene inserito da TIME Magazines nella lista delle migliori invenzioni del 2015 e Forbes lo inserisce nella sua prestigiosa lista dei 30 under 30 nel 2016.
Ma in questi anni di ricerca e riconoscimenti, cos’è stato fatto di concreto? A volte si ha il timore che questi “fenomeni” facciano scalpore al momento, ma che poi, dopo il clamore iniziale, siano destinati a cadere nell’oblio. Invece, Boyan è uno che fa sul serio e dopo 3 anni ininterrotti di studio e progettazione, il 22 giugno 2016, Ocean Cleanup schiera la sua prima barriera lunga 100 metri a circa 23 km al largo delle coste olandesi. Si tratta di un prototipo e i dati raccolti durante il test nel Mare del Nord hanno permesso agli ingegneri di Ocean Cleanup di sostituire i galleggianti gonfiabili standard per la raccolta di petrolio, con i tubi rigidi in HDPE.
Il 29 agosto 2017, Boyan annuncia che il design della “macchina” ha subito sostanziali miglioramenti dal primo prototipo nel Mari del Nord. Si è passati da un sistema ormeggiato a un sistema galleggiante e Ocean Cleanup si prepara ora a lanciare il suo primo sistema operativo completo nel Great Pacific Garbage Patch entro il 2018. Boyan stima che, con questa tecnologia, sarà possibile ripulire l’oceano in 5 anni. Quando si dice “largo ai giovani”. In bocca al lupo, amico dei mari!

Simulazione dell'Ocean Cleanup

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Veronica Guin
Dalla mamma ho ereditato la passione per i viaggi e le lingue straniere, da papà quella per la montagna e la musica rock. Mi piace leggere