Sparks

“Finalmente capiremo…”

 By Flavia Mondello

A maggio cento studenti delle scuole superiori di Novara saliranno sul palco del Teatro Coccia per mettere in scena uno spettacolo scientifico. Canovaccio della rappresentazione: i concentratori solari luminescenti. Flavia Mondello ci racconta com’è nato il progetto “Scienze in atto” che coinvolge Eni e il Centro ricerche Donegani, cosa sono esattamente questi benedetti concentratori solari luminescenti e, soprattutto, la sfida mai vinta di trasformare la scienza in arte. Perchè la ricerca se si riesce a divulgarla diventa affascinante (e rende il mondo un po’ migliore). Altrimenti, la capiscono solo i signori in camice bianco…

Sul palco tutto è possibile. Si può essere chiunque, si può rappresentare qualunque cosa. Anche un pannello solare. Ci sarà pur qualcuno che ha raccontato a teatro cos’è un pannello solare. E se ancora non c’è stato, ci sarà. Basta aspettare qualche mese.

Per mettere in piedi un progetto di teatro scientifico verrebbe da pensare che ci vuole da una parte il drammaturgo, dall’altra lo scienziato. Ma non è sempre così. Per rendere la cosa più complicata c’è chi ha pensato di inserire un elemento di “disturbo”: un mix di studenti di Novara, dell’Omar, del Fauser, dell’Antonelli e del Casorati, alias due tecnici industriali, uno scientifico e un artistico. Insieme a loro un team di drammaturghi, registi e compositori e un manipolo di scienziati. Voilà.

Ricerca, scrittura, rappresentazione per trasformare la scienza in arte. E farla (finalmente) capire. Perché è affascinante sapere che se concentri la luce in una lastra produci energia. E ancora più affascinante è capire come si fa. Ma non chiedetelo a me, io queste cose non è che le afferro subito. Io sono più il tipo da bicchierino di amaro del Capo a Trastevere a parlare dell’ultima serie tv. Ma sono sicura che non sono l’unica. Perché in fondo questa è una di quelle cose che solo gli scienziati capiscono, quelli col camice bianco e i capelli arruffati. E alla fine per gli studenti rimane quasi sempre un limbo nebuloso dove solo qualche marziano riesce a penetrare.

I Boiler e l'Istituto Eni Donegani incontrano gli studenti

Scommetto che se qualcuno avesse pensato non solo a fare le scoperte, ma anche a spiegarle il mondo sarebbe pieno di scienziati. E molto più pieno di scoperte. Perché la ricerca se si riesce a divulgarla è senz’altro affascinante. Altrimenti la capiscono solo altri col camice bianco. Come quando a scuola il prof. di matematica ci faceva imparare a memoria il Teorema di Pitagora. Risultato? AAA cercasi qualcuno che spieghi ad una trentenne cos’è questa storia dei quadrati e dell’ipotenusa.

Insomma, la scienza dovrebbe essere per tutti e di tutti. E per essere capita dev’essere tolta dallo scaffale delle cose “troppo complicate”: ci deve essere qualcuno che la spiega, e la spiega bene. E magari ci mette dentro quel pizzico di originalità che fa sì che sia anche un po’ disruptive (cit.). Quindi, ricapitolando, tutti nel mixer: Centro Donegani (la casa degli scienziati col camice bianco), Teatro Coccia (un palco importante, da dress-code e Puccini per capirci), Eniscuola (un laboratorio di belle idee per ragazzi), Fondazione Eni Enrico Mattei (esperti di divulgazione scientifica) e gli studenti di Novara (cento per la precisione). Et voilà. Gli ingredienti per ‘Scienze in Atto’ ci sono tutti.

Un piccolo antipasto già c’è stato, a dire il vero, il 29 ottobre e sul palcoscenico c’era un po’ di tutto: dagli scienziati ai drammaturghi, dagli attori agli esperti di comunicazione e divulgazione scientifica. C’era pure il trio comico dei Boiler, a rendere tutto più frizzante. Gli studenti quel giorno non erano sul palco, ma in platea, attenti osservatori per capire tra i tre argomenti proposti dagli scienziati col camice bianco, (quel giorno accuratamente mimetizzati da comuni mortali) quale ardua tematica avrebbero voluto trasformare in arte.

Ecco cosa sono i concentratori solari

Sul palco tutto è possibile. Sì può essere chiunque, puoi rappresentare qualsiasi cosa. E i ragazzi di Novara hanno scelto di trasformare in arte i concentratori solari luminescenti. E le cose complicate (cum plica) diventeranno semplici (sine plica). Perché io fino ad ora, se posso essere sincera fino in fondo, non è che ho ben capito cosa siano questi benedetti concentratori. Ma solo per ora.

Richiedetemelo a maggio, quando il progetto sarà al suo Atto finale, quando sul palco del Coccia, i concentratori solari luminescenti diventeranno uno spettacolo teatrale scritto dai ragazzi e rappresentato da attori professionisti. Richiedetemelo a maggio quando gli stessi studenti lo racconteranno con un corto. Richiedetemelo a maggio, quando i concentratori solari saranno una canzone, e il ritornello mi entrerà in testa peggio di ‘Roma-Bangkok’ di Giusy Ferreri. E allora sì che saprò finalmente cosa sono i concentratori solari luminescenti. Saprò tutto di loro, vita, morte e miracoli. E mi siederò sul divanetto del locale di Trastevere davanti al bicchierino di amaro del Capo, strizzerò l’occhio alla compagnia e sorridendo dirò: “Oggi, niente serie tv. Oggi vi racconto io una bella storia…”

informazioni sull'autore
Flavia Mondello
Trent'anni passati da un po’, nel portafogli il tesserino da giornalista, nella testa tanti sogni. Ama viaggiare, curiosare e fare cose spericolate (ma non ditelo alla mamma). Nell’unità Identity Communication di Eni si divide tra la scuola e gli eventi sportivi, lo trova un modo furbo per rimanere giovane.