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L’OPEC e l’improbabile criptovaluta

 By Chris Dalby

Negli ultimi tempi dal Venezuela arrivano cattive notizie: il paese soffre di un aumento dell’inflazione e di una scarsità di beni di prima necessità. I debitori stranieri del paese sono stati inoltre aggirati e le sanzioni economiche hanno avuto ripercussioni negative…

Il paese detiene sempre però le più grandi riserve mondiali di petrolio e predomina all’interno dell’OPEC. L’anno scorso, il Presidente Nicolas Maduro ha annunciato un piano per creare una criptovaluta venezuelana, il Petro, non vincolata ad alcuna valuta di riserva globale. L’evoluzione di quell’idea lo ha portato, in febbraio, a suggerire una criptovaluta dell’OPEC.
Dal suo lancio, il Petro venezuelano è una delle prime, se non l’unica, criptovaluta garantita da attività altamente materiali: riserve di petrolio, gas, oro e diamanti del paese. Come indica il nome Petro, il petrolio è la più importante tra queste. L’argomentazione economica di Maduro è che in questo modo si eviterebbe il rischio delle criptovalute, che sono del tutto virtuali, e permetterebbe al commercio di petrolio di svolgersi in modo molto più libero tra governi, aziende e persino singoli individui.
Il concetto è stato scardinato sia all’interno del Venezuela sia all’estero, anche dai legislatori statunitensi come il senatore Bob Menendez, che ha espresso preoccupazioni sul fatto che il paese sudamericano possa farne uso per evitare le sanzioni finanziarie.
Anche i legislatori dell’opposizione venezuelana hanno deplorato la proposta, definendo la mossa “illegittima.
“Questa non è una criptovaluta, ma una vendita a termine di petrolio venezuelano,” avrebbe dichiarato il legislatore Jorge Millan secondo Reuters.

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Il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro legge un documento durante l'evento di lancio della nuova criptovaluta venezuelana Petro a Caracas (Reuters)

Il successo del Petro è ancora da dimostrare, nonostante le forti richieste di vendita. Anche se Maduro ha affermato di aver generato milioni di dollari di vendite, tali cifre non sono state verificate in modo indipendente. Per fugare i dubbi, sarà necessario fornire prove concrete sul valore e sull’utilizzo del Petro.
Il progetto è stato oggetto di critiche internazionali. Il Chicago Tribune lo ha definito “uno dei peggiori investimenti mai effettuati”.
Tuttavia, anche se si tratta di un progetto privo di contenuti, Maduro sta certamente raddoppiando la posta su di esso.
Nelle ultime settimane ha annunciato che saranno aperti punti di cambio valuta in alberghi e villaggi turistici dove il Petro sarà convertibile pubblicamente . All’inizio di maggio, dopo un lungo restauro, è stato riaperto il lussuoso Humboldt Hotel di Caracas, alla cui inaugurazione Maduro ha partecipato personalmente, annunciando che i servizi dell’hotel potranno essere pagati in Petro utilizzando il cambio valuta presente nella hall. Poiché l’hotel sarà gestito dal gruppo Marriott, questo sembrerebbe aggiungere un po’ di credibilità al progetto.

Criptovaluta dell’OPEC

Le ambizioni di Maduro, tuttavia, non si fermano qui. La criptovaluta dell’OPEC è stata suggerita direttamente al Segretario generale dell’OPEC Mohammed Barkindo.
Maduro ha promesso di inviare una proposta congiunta per la criptovaluta, che dovrà essere sviluppata dai 14 paesi che compongono l’OPEC: Algeria, Angola, Ecuador, Guinea equatoriale, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti e Venezuela.
Tutto questo rientra nella dimostrazione di forza e influenza da parte del Venezuela, che ha cercato di superare il crescente isolamento internazionale mantenendo una presenza e una voce attiva all’interno dell’OEPC. Maduro è stato coraggioso nel chiedere il rinnovo di un accordo tra l’OPEC e gli altri produttori per ridurre la produzione di petrolio. Nel dicembre 2017 i membri dell’OPEC hanno deciso di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno oltre ai 600.000 barili al giorno dei non membri.

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Il Presidente venezuelano Maduro parla durante un incontro a Caracas (Reuters)

Tuttavia, nonostante l’attiva campagna di Maduro, da allora gli sviluppi della criptovaluta dell’OPEC sono stati scarsi; a quanto pare, come primo passo, egli sembra essersi focalizzato maggiormente sulla vendita interna del Petro. In caso di esito positivo, potrebbe tornare sul progetto dell’OPEC.
Tale eventualità sembra improbabile. Dopo un’attenta analisi, un rapporto dell’Istituto Brookings ha affermato che il Petro non è una vera criptovaluta e che “non può stabilizzare l’economia venezuelana; la sua esistenza, piuttosto, crea riserve di valuta estera dal nulla”.

Impatto del Petro

Se è improbabile che il Petro venga utilizzato senza l’OPEC, quale sarà il suo impatto? Per cominciare la criprovaluta, data la natura non regolamentata del suo mercato, crea un modello di business per i paesi che vogliono scambiare le loro risorse energetiche senza preoccuparsi di sanzioni o di monitoraggi. Dopo l’annuncio del Venezuela, diversi altri paesi hanno fatto progetti simili. La Post Bank iraniana sta lavorando su una criptovaluta, la Turchia ha seguito l’esempio chiamandola “Turkoin” e la Russia sta pianificando una valuta dal meraviglioso nome steampunk di “crypto ruble”.
L’Estonia sta dando il via alla propria moneta, il Giappone ha riconosciuto il corso legale del Bitcoin.
I dati economici delle criptovalute nazionali affascinano. Resta da dimostrare se una criptovaluta con copertura petrolifera o con valore ancorato a una qualsiasi attività materiale possa funzionare. Se ciò avvenisse, però, potrebbe cambiare il concetto di base delle valute, criticate per avere valore fintanto che gli utenti gliene attribuiscono uno.
Una criptovaluta con copertura petrolifera sarebbe una rivoluzione, in quanto democratizzerebbe radicalmente l’accesso alle riserve di petrolio, consentendo il commercio tra pari, anche nelle parti più povere del mondo. Ciò ridurrebbe la volatilità del mercato, in quanto il valore della valuta fluttuerebbe in base agli attuali prezzi del petrolio.
I rischi sono tuttavia evidenti. Se da un lato le persone comuni potrebbero trovarsi di fronte a una bassa barriera all’ingresso come negoziatori di petrolio, dall’altro vi sono anche possibilità di speculazione dilagante, corruzione e riciclaggio di denaro sporco. Sarà perciò cruciale il modo in cui l’OPEC regolamenterà e controllerà questa iniziativa.

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Chris Dalby