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Reinventare Aberdeen

 By Nicholas Newman

Aberdeen, la capitale britannica del petrolio, per tanti anni base logistica e cuore pulsante dell’estrazione nel Mare del Nord, soffre come nessuna altra capitale energetica il crollo del prezzo del barile. Nicholas Newman racconta l’impatto della crisi sull’economia e la società cittadine ma, al contempo, le nuove occasioni di rilancio che nascono nelle pieghe del settore Oil& Gas e delle energie rinnovabili…

(Cover foto tratta da www.independent.co.uk)

L’anno scorso il settore oil&gas del Regno Unito ha subito un calo del 30 per cento dei ricavi, il 43 per cento dei giacimenti del Mare del Nord hanno generato perdite e sono andati persi 65.000 posti di lavoro. Parimenti, secondo Oil and Gas UK, gli investimenti in nuovi progetti hanno subito un duro colpo, passando da una media di £8 miliardi ($10 miliardi) all’anno ad appena £1 miliardo (1,2 miliardi) dello scorso anno.

Le traversie del settore hanno colpito anche il reddito del governo, in quanto gli introiti fiscali derivanti dal petrolio del Mare del Nord nel corso del 2016 si sono ristretti da circa £11,3 miliardi ($14,7 miliardi) a un valore stimato in appena £35 milioni ($45 milioni). In nessun altro luogo il crollo del prezzo del petrolio si è fatto sentire più duramente che ad Aberdeen, la capitale britannica del petrolio.

Aberdeen è una città in crisi sociale ed economica in quanto produttori come Shell, BP e Total e società di perforazione e di servizi come Schlumberger e Subsea 7 hanno drasticamente tagliato le spese, imposto tagli agli stipendi e annunciato licenziamenti. Le statistiche cittadine hanno registrato la perdita di 50.000 posti di lavoro, un calo del 15 per cento rispetto alla popolazione pre-crollo, e poi un meno 17 per cento di arrivi all’aeroporto cittadino. In un settore abituato a non badare a spese, le nuove condizioni di mercato stanno obbligando un po’ tutti a tagliare i costi; e gli effetti si estendono a catena sull’intero tessuto sociale ed economico della città.

L’impatto sull’economia di Aberdeen

La riduzione dei proventi del petrolio ha colpito duramente anche il mercato immobiliare ad Aberdeen. Negli ultimi mesi il sito web Hometrack registra in media un calo del 3 per cento del prezzo delle case, arrivando a £188.000 ($244.000). Aberdeen è stata l’unica città a subire un calo del costo degli immobili, e il mercato degli affitti è stato colpito in modo spropositato. Secondo un altro sito specializzato, Help4letting.com, le locazioni in città sono calate in media del 15,9 per cento rispetto all’anno scorso e si prevede che scendano ulteriormente con il persistere della crisi.

Il numero di visitatori legati al settore petrolifero che teneva alta l’occupazione e i prezzi delle camere d’albergo è diminuito. I tassi di occupazione degli hotel sono crollati ad appena il 46,5 per cento, e i ricavi per stanza libera sono scesi al nuovo minimo di £32,89 ($42,62). Conseguentemente al calo dei clienti per affari, ora costa molto meno soggiornare negli hotel più costosi di Aberdeen. E la maggiore convenienza stimola i turisti a un maggiore interesse per i soggiorni in città.

Anche i consumi ne hanno risentito. I proprietari di pub, ristoranti e negozi locali affermano che il business va a rilento. Nella parte bassa del mercato, il locale Pound Shop che in genere vende tutto quello che è esposto a scaffale per meno di £1 ($1.3), ha chiuso. Al porto, pub “centenari” come il  Crown & Anchor e l’East Neuk Bar hanno fatto lo stesso. Secondo Didier Dejean, proprietario del ristorante Silver Darling, gli affari sono calati del 25 per cento nel suo lussuoso locale.

Delle attività aperte per soddisfare le esigenze di lavoratori e manager del settore gli unici servizi che stanno funzionando bene sono i banchi dei pegni. Non è insolito vedere lavoratori e manager del settore petrolifero che danno in pegno beni di elevato valore come Ferrari, Porsche e orologi di lusso. Come spiega Neil Mitchinson, “sono diversi i motivi per cui la gente viene qui. Alcuni vengono perché devono pagare le bollette, altri devono pagare le imposte.” Nell’attuale contesto, nonostante i tassi di interesse bancari storicamente bassi, molti preferiscono comunque dare in pegno i propri valori per ottenere un prestito anche se l’intermediario generalmente applica interessi mensili pari al 5-12 per cento.

Il turismo ad Aberdeen ha certamente un potenziale inespresso

La vita dopo gli esuberi  

Per alcuni lavoratori del settore petrolifero rimasti senza lavoro il banco alimentare è diventato un salvavita in quanto “queste sono persone che guadagnavano piuttosto bene e all’improvviso si sono trovate senza lavoro”, spiega Dave Simmers, Chief Executive delle Community Food Initiatives nel Nord Est. L’entità del fenomeno di dipendenza è chiara visto il triplicarsi dei pacchi di aiuti alimentari distribuiti negli ultimi tre mesi alle famiglie bisognose. Un banco alimentare ha distribuito più di 10.000 pacchi di aiuti alimentari al mese, riferisce il Charity Somebody Cares di Aberdeen.

Per i lavoratori del settore petrolifero in esubero di età superiore ai 50 anni la reazione più diffusa è di scegliere il prepensionamento, dato che molti si aspettano di non riuscire a trovare un altro posto di lavoro nel settore. È un peccato perdere tutte queste competenze in un campo che si troverà ad affrontare difficoltà nel reperire nuove leve appena i prezzi riprenderanno a salire. Molti di coloro che sono ancora attivi, invece, svolgono mansioni meno remunerative. Ad Aberdeen si incontrano gli ex lavoratori petroliferi del Mare del Nord in svariati altri posti di lavoro, fra cui supermercati, uffici e trasporti. “Altri si sono trasferiti altrove, a Londra o Oxford, per seguire corsi di formazione e laurearsi in legge o perfino per conseguire un Master in modo da poter avviare un’attività propria,” afferma il Professor Victor Newman, Industrial Fellow presso la University of Greenwich Business School.

Inoltre, come evidenzia il consulente di direzione Paul Lindop di i4el.co.uk ,”gli ex dirigenti del settore petrolifero prestano ora la propria esperienza ad imprese locali come le aziende tecnologiche per lo sviluppo delle loro competenze chiave nella leadership, il cambiamento, lo start-up, il turnaround e la crescita”.

Per chi è sufficientemente esperto e dotato di know-how è ancora possibile trovare un posto di lavoro, ma la retribuzione e i benefit si sono ridotti drasticamente per via dell’eccesso di offerta mondiale di lavoratori che competono per un numero di posti di lavoro più limitato. Una cosa è certa, fino a quando il prezzo del petrolio non risale, trovare un posto di lavoro in questo settore sarà un’impresa ardua.

 

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Prospettive future

I tagli operati nel settore oil&gas del Mare del Nord sono arrivati prima e sono stati più dolorosi di quanto ci si aspettasse. Le attività continuano, anche se in misura più ridotta. Per facilitare l’adeguamento sono stati stanziati circa £504 milioni di fondi governativi addizionali per la città e le aree limitrofe al fine di integrare gli aiuti esistenti volti a diversificare l’economia oltre il petrolio, verso le scienze naturali e il turismo. Un pacchetto comprensivo di nuove agevolazioni fiscali per le start-up, migliorie alle reti dei trasporti e opportunità di formazione ha attutito il colpo dovuto al crollo dell’economia legata al petrolio.

La formazione e la ricerca continueranno ad adattarsi alle nuove condizioni. L’Università Robert Gordon di Aberdeen non solo è un importante centro di ricerca e formazione per l’ingegneria del settore oil&gas, ma è anche un centro all’avanguardia per le rinnovabili. Offre una gamma di corsi di post-laurea nel campo energetico e vanta uno dei tassi di occupazione più alti del paese per i propri diplomati. E dà speranza ai lavoratori petroliferi che tramite la formazione desiderano trovare nuovi sbocchi. La regione inoltre continua a sviluppare la propria esperienza nel settore delle rinnovabili, in particolare nell’energia eolica offshore, con le undici turbine dell’European Offshore Wind Deployment Centre di Aberdeen Bay e l’energia del moto ondoso al largo delle Orcadi.

Ciononostante, gli addetti ai lavori prevedono una sorta di revival del settore oil&gas inglese, anche se nel lungo periodo è destinato al declino. Questa è l’opinione dell’esperto del settore Sir Ian Wood che ha dichiarato che “il settore oil&gas potrebbe essere in ripresa fra 5 anni, ma senza avvicinarsi neppure lontanamente a quello che è stato in passato”. Con molti altri miliardi di barili di petrolio che restano da estrarre, i giacimenti ora non più economicamente allettanti per le major petrolifere, restano comunque un’attrattiva per le società specializzate nel fine ciclo di vita dei prodotti. I progressi in campo tecnologico potrebbero aprire nuove vie.

Un esempio calzante è quello del margine atlantico britannico, a occidente di Shetland, dove si stanno aprendo nuovi giacimenti di gas e petrolio (Laggan-Tormore, Edradour e Glenlivet) utilizzando pozzi sottomarini controllati in remoto in acque troppo profonde per le trivelle di superficie. “Tuttavia, una cosa è chiara, il settore oggi è molto più consapevole del prezzo dei progetti di quanto non fosse soltanto uno o due anni fa, quando l’enfasi era sul fare tutto rapidamente, indipendentemente dai costi,” afferma un insider del settore.

Il progetto Laggan Tormore

Un’altra opportunità per il talento dei lavoratori petroliferi di Aberdeen consiste nella dismissione dei molti giacimenti petroliferi e di gas delle acque del Mare del Nord. Si prevede che i costi di dismissione arrivino a toccare i £50 miliardi ($65 miliardi) nei prossimi 25 anni durante i quali le società sono legalmente tenute a rimuovere i milioni di tonnellate di acciaio delle condotte sottomarine o parte degli impianti di produzione. La dismissione sta per prendere il via, dato che, secondo Douglas Westwood, esperto mondiale del settore energetico, circa 146 o un quarto delle piattaforme petrolifere del Mare del Nord potrebbero dover essere demolite nel periodo 2019-2026.

Della stessa opinione è anche il Wood Mackenzie report che prevede la chiusura dei 150 giacimenti del Regno Unito entro il 2020, anche in caso il prezzo del petrolio torni a (£65) $85 al barile. La necessità di effettuare tali smantellamenti offre nuove opportunità ai lavoratori e ingegneri petroliferi. Anche le prime esperienze di dismissione dei giacimenti di Brent presentano un’opportunità per il Regno Unito di divenire un punto franco per i servizi specializzati nelle dismissioni. Il fatto di essere una delle primarie basi logistiche del settore energetico globale continuerà ad aiutare la città. Il suo porto resta comunque una base di supporto per le attività del settore oil&gas a livello globale, fra cui quelle in Africa Occidentale, Norvegia, Australia e le Isole Falkland.

Fonte: www.clydecruises.com

Steve Harris, Chief Executive di Visit Aberdeen vede un’opportunità nel turismo dopo la crisi del petrolio. Riconosce che era “davvero difficile per le persone potersi permettere e riuscire a prenotare una stanza d’albergo in città, ma oggi non è più così”. E le attrattive? Aberdeen è il luogo migliore in Europa per l’avvistamento dei delfini.

Dopo tutto, Bob Ruddiman, avvocato dello studio Pinsent and Masons, afferma che la crisi del Mare del Nord potrebbe dimostrarsi la spinta necessaria per cambiare per il meglio il settore. Anche se le attuali prospettive non sembrano molto rosee, l’orizzonte di lungo periodo si presenta ricco di opportunità per Aberdeen…

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Nicholas Newman