Sparks Economia circolare

La mosca dell’economia circolare

 By Eniday Staff
Economia circolare

Sarebbe bellissimo, trasparente, di una pulizia assoluta. Un sogno. Quello di un mondo senza rifiuti. Ma non soltanto i rifiuti domestici o quelli che derivano dalle attività produttive, bensì tutti i rifiuti, da quelli minuscoli a quelli lasciati per strada, dai sacchetti della spesa abbandonati dai maleducati ai fanghi di depurazione, dal materasso appoggiato al cassonetto agli sfridi di lavorazione delle industrie. Ma un mondo così, lindo e pulito, è possibile?

La risposta è negativa. Certamente, una sana educazione può prevenire la formazione di molti rifiuti, in particolare quelli abbandonati, così come una riduzione della formazione dei residui all’origine, per esempio attraverso pratiche di confezionamento più sostenibili, può mitigare l’entità di quanto deve poi essere raccolto, trattato, riutilizzato o distrutto. Ogni ciclo può essere migliorato, ma prima o poi si scontra con la seconda legge della termodinamica. Questa ci dice che ogni trasformazione aumenta il disordine di un sistema, e l’aumento del disordine ci impedisce di riutilizzare completamente l’energia che si trova dentro questo sistema producendo uno scarto disordinato e inutilizzabile. Appunto: uno scarto. Ma che, normalmente, madre natura fa rientrare in un nuovo ciclo, talvolta di brevissima durata (come la rapida decomposizione di un tessuto biologico), talaltra di lunghissima gestazione (pensiamo agli immensi depositi di carbonati fatti da frammenti di gusci e di scheletri animali sui fondali marini). Intendiamoci: anche per la natura vale la seconda legge della termodinamica. Ma questa bara un poco facendo entrare in ogni sistema vitale l’energia del Sole e utilizzandola per diminuirne il disordine (anche se poi, sulla stella che ci illumina, si produce molto più disordine di quello che è stato eliminato quaggiù sulla Terra).

Tecniche innovative per un futuro più sostenibile

Non sempre le soluzioni sono a portata di mano, ma ingegno e ricerca tecnologica possono guidare nella giusta direzione.
Lo fa il gruppo Eni, realizzando bioraffinerie capaci di produrre combustibili e altri materiali pregiati dal trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani oppure dagli oli alimentari esausti. E lo fa anche l’ENEA, che sta studiando la possibilità di produrre combustibili, fertilizzanti o materiali biodegradabili avanzati chiedendo in prestito l’ingegno (e la voracità) delle larve di alcuni insetti, anzi, di uno in particolare, oriundo americano. Si chiama Hermetia illucens, ed è un insetto dittero della famiglia Stratiomyidae; la specie è originaria del continente americano, ove è conosciuta come Black Soldier Fly, ma ha attualmente una distribuzione cosmopolita.

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Un esemplare di Hermetia illucens adulto (Enviroflight, LLC)

Bruttino a vedersi, per la verità: una specie di mosca dalla forma sottile, lunga un paio di centimetri, nera rilucente. Ma non è il “Soldato Nero” a fare il lavoro sporco. Sono le sue larve. Minuscole, lunghe al massimo un paio di millimetri, ma capaci di ingurgitare enormi quantità di materia organica in decomposizione. Durante la loro crescita, queste larvette dal colore variegato tra il beige e il marroncino, riescono a trasformare un vasto panorama di materiali di scarto in molecole riutilizzabili. Si nutrono di svariati materiali, dai fanghi di depurazione delle acque reflue urbane, agli scarti dell’industria alimentare, dai residui della gestione del verde pubblico alle deiezioni animali. Tutti materiali che non sempre trovano un adeguato ed efficace trattamento, ma che grazie alle larve del Soldato Nero possono essere convertiti in lipidi, proteine e polisaccaridi che possono trovare impiego in campo energetico, cosmetico, farmacologico, agroindustriale.

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Larve di Hermetia illucens (ENEA)

Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ha visto la messa a punto di una sorta di bioraffineria sperimentale, grazie alla quale mettere a punto metodiche capaci di realizzare due esiti contemporaneamente: da una parte, attraverso il processo di demolizione dei materiali organici per estrarre combustibili, dall’altra, sfruttando le deiezioni delle stesse larve, generare fertilizzanti di elevata qualità. Secondo i ricercatori dell’ENEA si tratta di un processo particolarmente efficiente: le larve del Soldato Nero, infatti, sono capaci di metabolizzare fino all’80% del volume di substrato sul quale sono deposte in meno di due settimane. Ma non basta: le larve hanno addirittura un potente effetto di sanificazione dell’ambiente con il quale interagiscono. Il microbioma del loro apparato digerente riesce infatti a modificare la flora del substrato riducendo drasticamente la presenza di batteri nocivi alla salute umana, come l’Escherichia coli o la Salmonella enterica. La prossima tappa della ricerca consisterà nello studio delle migliori miscele di substrati, combinando tra loro materiali diversi, come la frazione organica dei rifiuti solidi urbani e i residui derivanti dalla fermentazione anaerobica delle biomasse.

Immagine copertina di Melissa McMasters, Flickr

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