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La carica dei “food” computer

 By RP Siegel

Nel 2050 ci saranno 3 miliardi di persone in più sul nostro pianeta, di cui circa l’80 per cento risiederà nelle città. Garantire abbastanza cibo per tutte queste persone sarà una grande sfida, così come farlo arrivare sulle loro tavole. Una delle possibili risposte è “far crescere” più cibo nelle città, ad esempio con giardini pensili, sfruttando aree dismesse oppure grazie a coltivazioni verticali al chiuso…

(Foto di copertina tratta da www.openag.media.mit.edu)

Caleb Harper è il fondatore del gruppo di ricerca CityFARM all’interno del Media Lab del MIT. Il Media Lab è noto in tutto il mondo per i progressi nella tecnologia digitale nei campi più diversi. Però per la prima volta l’oggetto delle ricerche è il cibo. Oggi Harper parla del suo lavoro di creazione di una “fattoria mondiale digitale”, prendendo atto del fatto che quando si tratta di agricoltura, siamo ancora vincolati al clima. Nei sui discorsi prende in mano una mela e chiede: “Vi piacerebbe prendere questa mela, in qualche modo digitalizzarla, inviarla sotto forma di particelle attraverso l’aria, e ricostruirla dall’altra parte?”

Certo, queste cose potrebbero apparire come chiacchiere futuristiche. In realtà Harper e il suo team hanno costruito un laboratorio in cui possono fare due cose molto bene. In primo luogo possono controllare in modo preciso il “clima” a cui è esposta ciascuna pianta. In secondo luogo possono misurare tutte le condizioni intorno a queste: umidità del suolo, Ph, concentrazione di CO2 nell’aria, nutrimento che la pianta riceve nonché la risposta della pianta. Poi passano a “codificare il clima” che ciascuna pianta riceve in base alla supposizione che il prodotto finale, il frutto o la foglia verde – sapore, consistenza, dimensione, etc – saranno un’espressione di tutte le condizioni a cui è stato sottoposto durante la crescita.

Da qui alla creazione di un “food computer”, equipaggiato con diversi semi e nutrienti e programmato per far crescere diverse piante utilizzando ricette climatiche scaricabili da internet, il passo è breve. Questa tecnologia è oggi open-source ed è stata denominata “Open Agriculture.” In questo modo il cibo può viaggiare attraverso l’etere da una parte all’altra del mondo.

L’origine di questa idea ha le sue radici, letteralmente, nel programma spaziale degli anni ’90 del novecento. Per supportare gli astronauti durante le missioni di lunga durata, la NASA ha creato la scienza della aeroponica in cui la piante vengono fatte crescere in un ambiente controllato, senza terreno e con il minimo di acqua, per produrre il cibo nello spazio.

Il team di Harper ha fornito una serie di questi sistemi alle scuole in modo che i bambini possano sperimentare e imparare facendo crescere il cibo. Le opportunità future comprendono l’ulteriore semplificazione del processo, facendolo crescere sviluppando grandi “data center alimentari,” e food computer personali da tenere in casa per far crescere il cibo utilizzando ricette scaricate, così come oggi usiamo le stampanti 3D per produrre oggetti per la casa. Una società olandese chiamata Agrilution sta già lavorando in quest’ultimo settore. Il loro prodotto plantCube™ è una “Mini fattoria verticale” che permette di far crescere tutto l’anno vegetali in un contenitore grande come un frigorifero da incassare sotto il piano della cucina.

L’idea del “data center alimentare” è stata sviluppata a Newark, NJ, da una società chiamata Aero Farms. Fanno crescere piccoli vegetali ed erbe in città, senza luce solare, terra o pesticidi. Le piante ricevono i nutrienti e l’idratazione grazie a una fine nebulizzazione attentamente calibrata; le piante vengono tenute in un tessuto fatto con bottiglie di acqua riciclate e ricevono la “luce solare” da una batteria di lampade LED. Quando aprirà il nuovo impianto da 6500 metri quadri, il quinto di Aero a Newark, permetterà di far crescere circa 1 milione di chili di cibo in un deserto alimentare, creando al contempo 78 nuovi posti di lavoro in un’area che ha un tasso di disoccupazione doppio rispetto alla media nazionale. E questo, considerando che il cibo viene fatto crescere in torri sovrapposte, fa sì che il cibo prodotto per metro quadro è 75 volte quello prodotto con i metodi agricoli tradizionali, utilizzando il 95 percento in meno di acqua.

Come funziona il sistema Aero Farms

La società è stata costituita nel 2004, a Ithaca, NY, da Ed Harwood, un ex amministratore di Cornell Cooperative Extension. Da quando è nata, Aero Farms ha conseguito numerosi premi concessi da prestigiose organizzazioni come Time Magazine e il World Economic Forum. Secondo Marc Oshima, Direttore Marketing, i vegetali prodotti in questo modo possono essere raccolti dopo 12 o 16 giorni, un tempo che è meno della metà di quello necessario per farli crescere in modo convenzionale.

Anche se non ci sono certezze di quanto del nostro cibo possa veramente essere fatto crescere in aziende agricole come questa, le potenzialità sono chiare. Più si riesce a passare dall’agricoltura tradizionale, con tutti i suoi impatti ambientali come erosione, inquinamento da pesticidi ed erbicidi e consumo di acqua, a questo tipo di produzione, maggiore sarà il beneficio. Inoltre queste iniziative possono essere impiantate sostanzialmente ovunque, risparmiando sui costi di trasporto e offrendo a molte più persone nel mondo la possibilità di cibarsi di alimenti prodotti localmente.

È stato calcolato che il terreno totale utilizzato per la crescita dei raccolti è equivalente alle dimensioni del Sud America. Per fare un paragone, se tutti i raccolti fossero fatti crescere in questi impianti tecnologicamente avanzati, la superficie totale occupata sarebbe delle dimensioni del Regno Unito. In questo modo si libererebbe una quantità di terreno grande più o meno come la Russia, disponibile per lo sviluppo, o da restituire alla natura incontaminata o per far crescere piante che assorbono carbonio nella maniera più efficiente. Anche se è vero che l’uomo da migliaia di anni fa crescere il cibo come la natura—nel terreno—ci sono anche modi diversi, e forse migliori, per ottenere gli stessi risultati. Basta essere pronti a pensare fuori dagli schemi.

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