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Vulcano buono

 By Robin Wylie

L’Italia è il paese in Europa con più vulcani attivi. Ce ne sono tre – l’Etna, il Vesuvio e lo Stromboli – che hanno tutti un sistema geotermico associato, ovvero acqua calda e gas nel sottosuolo. In teoria, potrebbero essere usati per la produzione di energia geotermica. Poi c’è un altro vulcano che sta attirando l’attenzione degli studiosi: i Campi Flegrei, vicino Napoli, una caldera vulcanica che ha eruttato l’ultima volta nel 1538. La maggior parte della caldera è sott’acqua e viene ritenuta quiescente tuttavia i sistemi geotermici sono ancora attivi a terra. Di più. Una recente ricerca curata dall’Osservatorio Vesuviano ha scoperto in che modo il calore vulcanico dei Campi Flegrei possa essere sfruttato…

Per la maggior parte della storia dell’umanità i vulcani sono stati visti come una forza malevola. Ma con l’avvento dell’elettricità geotermica agli inizi del 20° secolo, abbiamo iniziato a sfruttare a nostro beneficio il calore che proviene dalle viscere del pianeta. Paesi come l’Islanda stanno già sfruttando al massimo il loro potenziale vulcanico. La piccola nazione insulare, terra con circa 30 vulcani attivi, ora trae un quarto della sua elettricità dal calore geotermale associato. Altre nazioni dovrebbero sforzarsi di seguirne l’esempio.

Tra queste, l’Italia. Il paese ha un posto stupefacente nella storia dell’energia geotermica: il primo generatore geotermico è stato testato in Toscana nel 1904. Eppure, mentre la tecnologia si è evoluta in altri paesi nel mondo, lo sfruttamento del potenziale geotermico in Italia resta abbastanza limitato. Ma è davvero un potenziale immenso. L’Italia è il paese in Europa con più vulcani attivi: ce ne sono tre – l’Etna, il Vesuvio e lo Stromboli – che hanno tutti un sistema geotermico associato, ovvero acqua calda e gas nel sottosuolo. In teoria, tutti e tre potrebbero essere usati per la produzione di energia geotermica. Ma un altro vulcano in Italia sta attirando l’attenzione degli studiosi. I Campi Flegrei, situati a 10 km ad ovest di Napoli, sono una caldera vulcanica che ha eruttato l’ultima volta nel 1538. La maggior parte della caldera è sott’acqua e viene ritenuta quiescente. Ciononostante i sistemi geotermici – comprese le fumarole e falde acquifere a 250°C –  sono ancora attivi a terra. E in una recente ricerca gli scienziati dell’Osservatorio Vesuviano hanno cercato di scoprire se il calore vulcanico dei Campi Flegrei possa essere sfruttato.

La simulazione ha scoperto che perforando da 2 a 4 pozzi fino ad una profondità di circa 2 km si potrebbe raccogliere abbastanza calore da alimentare un impianto elettrico di 5 megawatt

Nel paper i ricercatori hanno utilizzato un modello a computer per predire cosa succederebbe se le falde acquifere geotermiche dei Campi Flegrei venissero perforate e quanta elettricità queste perforazioni potrebbero generare. La simulazione ha scoperto che perforando da 2 a 4 pozzi  fino ad una profondità di circa 2 km si potrebbe raccogliere abbastanza calore da alimentare un impianto elettrico di 5 megawatt.  Inoltre, poiché l’attività geotermica dei Campi Flegrei si diffonde su un territorio  di circa 100 km2, l’area potrebbe tranquillamente accogliere diversi impianti.

Uno dei fattori che impediscono lo sviluppo dell’energia geotermica in Italia, e in altre parti del mondo, è la sua associazione con l’attività sismica. La produzione di energia geotermica può infatti necessitare la re-immissione di acqua nelle falde da cui è stata estratta, un procedimento che può causare lievi terremoti. Tuttavia è incoraggiante leggere che, secondo gli autori del nuovo studio, i terremoti causati dai (potenziali) pozzi scavati nei Campi Flegrei avrebbero una magnitudo 2.0, il che significa che non verrebbero neppure percepiti dagli esseri umani.

E’ naturale che bisogna rimanere cauti quando si parla di perforazioni, specialmente se vicine ad un vulcano! Ma con la giusta competenza – e seguendo l’esempio dell’Islanda – paesi come l’Italia potrebbero ben presto trarre vantaggio dalla loro “scottante” posizione geologica.

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Robin Wylie