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Stati Uniti, rinnovabili d’America

 By Eniday Staff

La quota di energia elettrica generata attraverso le fonti rinnovabili cresce in tutto il mondo, ma non ovunque nella stessa misura…

Alcuni paesi sono più avanti, altri stanno crescendo con grande rapidità. Altri ancora sembrano essersi fermati e questo dipende dalle politiche di incentivazione avviate, dalla loro efficacia e dalla loro durata nel tempo.
Può destare stupore, allora, il fatto che il primo produttore mondiale di petrolio e di gas naturale, gli Stati Uniti – dove solo da pochi anni ci sono forme di sostegno pubblico alle rinnovabili – stia sperimentando una crescita della produzione elettrica da fonti non fossili, né nucleari, particolarmente intensa e analoga a quella dell’Europa. Tra il 2008 ed il 2018, infatti, negli USA la produzione di elettricità “verde” è passata da 382 a 742 miliardi di chilowattora (kWh), portando la quota delle rinnovabili sul totale dell’energia elettrica generata al 17,6%: un risultato importante, anche se rappresenta solamente poco più del 6% dei consumi finali complessivi di energia del Paese.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spinto la sua amministrazione verso una "dominanza energetica" tagliando le norme ambientali sullo sviluppo dei combustibili fossili (Official White House Photos, D. Myles Cullen)

Le rinnovabili recuperano terreno

Ma veniamo al dettaglio dei dati appena pubblicati dall’EIA (United States Energy Information Administration), l’agenzia governativa statunitense sull’informazione energetica e proviamo a fare qualche confronto. In primo luogo, salta agli occhi il formidabile exploit che eolico e fotovoltaico hanno registrato in dieci anni negli Stati Uniti. L’eolico è passato, infatti, da 55 a 275 miliardi di kWh (168 miliardi già solo nel 2013), mentre il fotovoltaico da poco meno di 1 a 67 miliardi di kWh (9 miliardi nel 2013). Un risultato dovuto soprattutto ad alcuni Stati, in particolare la California, famosa per le sue wind farms che ha letteralmente inventato nei lontani anni Ottanta. Anche la fonte idroelettrica ha visto una crescita, anche se molto più contenuta (da 255 a 292 miliardi di kWh), mentre il ricorso alle biomasse è lievitato soltanto da 55 a 63 miliardi di kWh.
I valori assoluti sono impressionanti: il totale di produzione da rinnovabili registrato nel 2018 negli USA, ovvero 713 miliardi di kWh (quasi 2200 kWh per abitante) equivale grosso modo a tre quarti del valore relativo all’Unione Europea che sfiora i mille miliardi (pari, però, a meno di 2000 kWh per abitante). Ma i valori relativi rendono giustizia agli sforzi fatti dall’Europa verso la decarbonizzazione del sistema energetico.

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Ivanpah Solar Power Facility, un impianto solare termico a concentrazione nel deserto del Mojave in California (Jllm06, Wikimedia)

La situazione in Europa

La quota delle fonti rinnovabili sui consumi finali complessivi di energia è infatti passata in Europa dall’8,5% del 2004 al 17,5% del 2017, con l’obiettivo del 20% da conseguire entro la fine del 2020. L’Italia, da parte sua, è passata dal 6,3% all’attuale 18,3% superando – con un buon anticipo – il target del 17% fissato a Bruxelles per il nostro Paese. Non a caso, nel 2018 la produzione elettrica da rinnovabili in Italia, secondo i dati di Terna, ha rappresentato poco più del 40% della generazione totale. Mentre molti Paesi europei, soprattutto i più grandi, sono in effetti in ritardo rispetto agli obiettivi comunitari: Francia e Spagna sono rispettivamente al 16,3% e al 17,5% rispetto al 20% previsto e la Germania al 15,5% contro il 18% stabilito. Ma la strada è ormai tracciata. E non riguarda soltanto la vecchia Europa, ma adesso – visti i risultati conseguiti negli ultimi anni – anche il Nuovo Mondo.

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