Sparks

Un futuro solare in Algeria

 By Ian Martin

In Algeria esiste un’antica tradizione per raccontare le storie del passato “da voce in voce”, tradizione che ultimamente si sta rivalutando

Una delle storie che si raccontano sia ai bambini sia agli adulti è quella sull’emiro Abd el-Kader, un vero e proprio eroe nazionale. La sua resistenza al colonialismo francese e l’attenzione per quelli che oggi chiamiamo diritti umani sono tuttora motivo di unione per tutti gli algerini. Un amico del luogo mi ha raccontato che “l’emiro Abd el-Kader era in grado di creare unità dentro e fuori del Paese, noto per essere un combattente ma di sicuro, non un fautore delle divisioni. Nonostante le incredibili difficoltà affrontate, la prigionia e l’esilio, non ha mai permesso all’odio o alla sete di vendetta di avere la meglio sulla sua capacità di compassione”. Una delle sue frasi più celebri che gli algerini amano citare è: Non chiedere a un uomo la sua genealogia, ma chiedi del suo carattere, della sua vita e delle sue azioni”. Un messaggio che rappresenta perfettamente lo spirito di compassione e comprensione che ancor oggi è così diffuso nel Paese.

Un paese strategico

Anche se questo legame con il passato storico è tipicamente di carattere algerino, il passato più recente del paese è marcato da turbolenze politiche e sociali. Si deve inoltre tener presente la vastità del paese. La grandezza dell’Algeria è pari a 2,4 milioni di chilometri quadrati, rendendola lo Stato più grande dell’Africa e il decimo al mondo. La storia, tramandata oralmente e per iscritto, narra di come l’Algeria sia stata governata da moltissimi imperi e dinastie, senza dimenticare le innumerevoli invasioni e occupazioni che hanno lasciato il segno nell’anima del Paese, come si evince dalle vicende della vita e dell’epoca dell’emiro Abd el-Kader. Durante il periodo in cui l’Impero Romano aveva annesso il territorio nel I secolo d.c., la regione era nota come il “granaio d’Europa” per la grande quantità di grano che forniva ai Paesi dell’altra sponda del mare Mediterraneo. Oggi, ancora una volta, l’Algeria è un fornitore strategico di un’altra risorsa vitale che attraversa il Mediterraneo: l’energia.

Dal grano al Sole

L’attuale produzione dell’Algeria è di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno e di 96 miliardi di metri cubici di gas l’anno, di cui la maggior parte, destinata all’esportazione. Se un tempo questa regione forniva grano e cereali ai suoi vicini europei, oggi i beni di prima necessità sono gli idrocarburi. Tuttavia, la dipendenza economica dalle esportazioni di petrolio e gas non oscura la consapevolezza che un mondo orientato alla decarbonizzazione dell’energia richiede alternative alle pratiche energetiche “tradizionali”. E la crescita delle rinnovabili, negli ultimi anni in Algeria, è in un certo senso sorprendente: nel 2017 la capacità dell’energia fotovoltaica è aumentata dell’83%, fino a 400 MW, e la sua produzione è aumentata del 50%, fino a raggiungere gli 87GWh*. Inoltre, a fine novembre 2018 la compagnia petrolifera di Stato algerina Sonatrach, in partnership con Eni, ha inaugurato un impianto fotovoltaico da 10 MW (il primo in cui Eni sia stata coinvolta fuori dall’Italia) nel giacimento di Bir Rebaa North. Grazie a questa iniziativa, un impianto fotovoltaico offgrid fornirà elettricità agli impianti di trattamento, riducendo così la quantità di energia acquistata dalla rete nazionale. Per rendere più efficace l’attacco al problema legato alle emissioni, le due società hanno creato una nuova joint venture interamente dedicata allo sviluppo dell’energia rinnovabile nell’ambito dei progetti brownfield e greenfield, oltre a firmare l’accordo per la costruzione di un laboratorio di ricerca e sviluppo all’avanguardia nel sito di Bir Rebaa Northche collauderà tecnologie solari e ibride in un contesto ambientale desertico con evidente potenziale fotovoltaico.

L'impianto fotovoltaico nel nord di Bir Rebaa - Eni e Sonatrach

Eni e il futuro a basse emissioni di carbonio

L’impegno da parte di questi due colossi storici del settore dell’energia dimostra un interesse concreto e quotidiano per le iniziative volte a risolvere il problema delle emissioni di gas serra. La presenza di Eni come produttore di energia in Algeria risale al 1981, sebbene i rapporti con questo Paese siano da ricondurre addirittura agli anni Cinquanta, con la fornitura di gas naturale e la costruzione del gasdotto Transmed attraverso il Mediterraneo. La sfida cruciale che oggi Eni ha davanti è il bilanciamento tra la massimizzazione dell’accesso all’energia e la lotta al cambiamento climatico variando il mix energetico e riducendo l’impronta di carbonio complessiva. Uno dei pilastri della società nella lotta contro le emissioni è la Direzione Energy Solution (DES), creata nel 2015 con lo specifico intento di promuovere l’energia sostenibile per ridisegnare un futuro a basso contenuto di carbonio. Il Direttore della DES, Luca Cosentino, al riguardo, ha così commentato: “Nella DES abbiamo un modello di business particolare basato sulla sinergia con le altre unità di Eni. In un mondo a basso rendimento com’è il mercato delle energie rinnovabili questo è ciò che genera valore aggiunto nei nostri progetti e che alla fine fa la differenza.” È per questo motivo che Cosentino ha creato la sua unità, con l’intenzione di sviluppare progetti di energie rinnovabili in prossimità di progetti brownfield esistenti, al fine di cogliere i vantaggi delle sinergie contrattuali, logistiche e industriali. Una delle applicazioni immediate introdotte dalla DES è l’utilizzo dell’energia rinnovabile per le forniture energetiche necessarie al funzionamento degli impianti esistenti, come nel caso della prima operazione internazionale della DES a Bir Rebaa North.

futuro-energia-algeria
L'impianto fornirà energia verde al giacimento di olio, contribuendo alla progressiva decarbonizzazione del sistema energetico locale

Risultati tangibili

Una compagnia energetica che esprime in modo così inequivocabile la propria posizione strategica non è propriamente una rarità, così come non mancano coloro che potrebbero dubitare che queste dichiarazioni siano più apparenza che sostanza. Eppure, la ricerca Eni ha ripetutamente dato i suoi frutti. La strategia della DES punta a sviluppare sia le applicazioni dell’energia rinnovabile, imponendosi all’interno del portafoglio di Eni, sia a compiere dei passi concreti per ridurre l’impronta di carbonio delle attuali attività dell’azienda. Lo scopo è fare leva sulla diversificazione geografica e tecnologica abbinando gli impianti upstream, downstream e di generazione esistenti a soluzioni tecnologiche che hanno visto la luce nei laboratori e centri di ricerca di poli universitari di notorietà accademica quali il Massachusetts Institute of Technology e i Politecnici di Milano e Torino. L’impegno finanziario nei confronti delle attività della DES è raddoppiato fino a raggiungere 1,2 miliardi di euro nel piano strategico Eni 2018-21, mentre l’apertura di 3 siti italiani oltre all’iniziativa di Bir Rebaa North potrebbe contribuire a convincere i più scettici che le azioni valgono più delle parole. Oltre al piano, entro il 2025 DES conta di raggiungere un CAPEX di 4 miliardi di euro con l’obiettivo di far crescere la capacità della regione di 5 GW con il 60% circa dell’investimento da destinare all’Africa. Per Eni e Sonatrach, l’Algeria continuerà a crescere come Paese strategico nella lotta al cambiamento climatico, così come il continente africano nel suo insieme diventerà il luogo in cui molti potranno avere accesso all’energia senza compromettere il benessere del pianeta nei decenni a venire. Una prospettiva che, molto probabilmente, anche l’emiro Abd el-Kader avrebbe approvato.

LEGGI ANCHE: Tutti al mare! di Simonetta Sandri

informazioni sull'autore
Ian Martin
Manager Comunicazione Interna, Eni International Resources Limited, Narratore dall'Eniverso