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Il Golfo dei miracoli

 By David Bartlett

Houston e New Orleans, protagoniste della scalata statunitense alle classifiche mondiali di produzione di greggio, hanno beneficiato dei proventi della grande fioritura energetica del Golfo del Messico, un’area marina di oltre 600 miglia quadrate, dalla Florida al Messico, che, come dimostra la nostra infografica, è diventata il fulcro internazionale dell’Oil Dream. Oggi le due città si sono trasformate in centri urbani di grande caratura culturale grazie anche al sostegno di mecenati le cui fortune sono prosperate proprio all’ombra di quei giacimenti…

Il gallone di “capitali del petrolio” lo hanno conquistato sul campo, e non a caso. Perché? Perché sono le protagoniste della storia energetica della Costa del Golfo. Una vicenda scaturita da una fuoriuscita incontrollata di greggio dal giacimento di Spindletop, a Beaumont, in Texas, scoperto nel 1901 e capace di produrre 100.000 barili di petrolio al giorno. Occorsero nove giorni per mettere in sicurezza il pozzo, ma l’occasione fu propizia perché si manifestasse in tutta la sua potenzialità, un business che avrebbe rivoluzionato le sorti economiche ed energetiche del paese.

Il denaro per gli investimenti non mancava, i rischi erano stati calcolati, fortune economiche erano state accumulate e poi disperse, ma ora si presentava l’occasione di sfruttare un prodotto che favorisse lo sviluppo e l’ampia diffusione di automobili e che poteva essere impiegato per il riscaldamento delle abitazioni e per molti altri utilizzi che oggi noi daremmo per scontati ma che per l’epoca si prospettavano come innovativi. Una trasformazione che non si prospettava importante soltanto per gli Stati Uniti, in quanto preannunciava la creazione di un’industria che sarebbe divenuta ben presto globale e che condusse, come prima conseguenza, allo sviluppo delle risorse del Golfo del Messico.

Foto storica Spindleton/Beaumont

Definiamo il contesto storico. Siamo in un’epoca dominata da uomini ricchissimi, tra cui H. Roy Cullen, H.L. Hunt, Sid Richardson e Clint Murchison. H. L. Hunt era il magnate del petrolio. Negoziò le vincite a poker con i diritti petroliferi e si aggiudicò per un milione di dollari gran parte dell’East Texas Oil Field, uno dei più grandi giacimenti petroliferi al mondo. Sì sposò con ben tre donne diverse ed ebbe tantissimi figli. Proprio per questo suo stile di vita, si dice abbia ispirato la serie televisiva Dallas, il cui personaggio E.J. Ewing rispecchiava la percezione che il pubblico aveva di Hunt. Al momento della sua morte, era uno degli uomini più ricchi d’America.

Skyline di Houston (foto tratta da www.qz.com)

Immersa in un contesto costellato da grandi risorse, Houston è conosciuta nel mondo per l’industria energetica e petrolchimica che la contraddistingue, un centro di eccellenza dove si raccolgono numerose raffinerie e aziende di trasporto tutte legate al settore petrolifero. Houston è la quarta città più grande degli Stati Uniti e, sebbene il petrolio svolga un ruolo centrale nell’economia locale, la città vanta un’importante ruolo anche in altri comparti, tra cui la ricerca biomedica, l’aeronautica e le fonti di energia rinnovabili, come l’energia solare ed eolica. Quest’ultima, ad esempio, copre quasi il 10% del fabbisogno elettrico del Texas. Un porto fiorente, tra i 10 porti più grandi al mondo, il più trafficato, a livello mondiale, in termini di tonnellaggio di provenienza straniera e il secondo porto degli Stati Uniti per tonnellaggio complessivo.

La riprova del benessere economico che il petrolio ha regalato a Houston si rispecchia nel patrimonio culturale che la città può vantare. Houston è una delle poche città statunitensi che annovera compagnie professionali stabili in tutte le principali discipline dello spettacolo. Ciascuna di queste organizzazioni è per propria natura molto costosa e richiede l’afflusso di ingenti apporti finanziari da parte di abbienti sostenitori, le cui ricchezze sono spesso frutto di attività legate al settore petrolifero.

Una donna illustre, dedita al mondo dell’arte, fu Ima Hogg, conosciuta come “The First Lady of Texas”, figlia dell’allora Governatore dello stato, James Hogg, chiamato anche “Big Jim”. Divenne estremamente ricca quando nella piantagione di famiglia fu scoperto il petrolio e dedicò la sua vita a compiere opere filantropiche, sia collegate al mondo dell’arte sia finalizzate a migliorare le condizioni di benessere pubblico. Ima divenne una collezionista d’arte di prima importanza per l’epoca, raccolse, tra le altre, opere di Picasso, Klee, Matisse, donandole poi al Museum of Fine Arts di Houston.

Ima Hogg, la "first lady" del Texas

New Orleans è indiscutibilmente sinonimo di dixieland jazz, un contributo unico che la città ha offerto alla cultura musicale mondiale. Louis Armstrong è stato forse il jazzista più famoso che lo ha fatto conoscere, sebbene la sua musica sia stata fortemente influenzata dagli anni trascorsi a Chicago. New Orleans è nota anche per il Mardi Gras, un carnevale scatenato che si festeggia il giorno prima del mercoledì delle ceneri. Fiumi di gente si riversano nelle strade della città per dare vita a festeggiamenti sfrenati. Come Houston, New Orleans è vicina al Golfo del Messico e alle numerose piattaforme petrolifere offshore. Vanta 19 raffinerie che possono produrre 2,8 milioni di barili al giorno, un dato che colloca la città al secondo posto nella speciale classifica petrolifera nazionale, dietro solo all’intero stato del Texas.

L’intera Louisiana è ricca di petrolio e di gas naturale e presenta numerosi giacimenti, sia offshore che onshore. Inoltre, vaste riserve di petrolio e gas naturale sono presenti al largo delle coste dello Stato, nella piattaforma continentale esterna che ricade sotto l’amministrazione federale. Storicamente, la Louisiana detiene un record per quanto riguarda la produzione petrolifera. Il primo sito di trivellazione al mondo è stato infatti creato nel lago Caddo, nell’angolo nord-occidentale dello Stato. L’industria del petrolio e del gas, nonché il vasto tessuto imprenditoriale dell’indotto, soprattutto per ciò che concerne i trasporti e la raffinazione, dominano sin dagli anni ’40 l’economia dello Stato. New Orleans è nata proprio allo scopo di rendere disponibile un polo strategico, un hub logistico cruciale e un centro di distribuzione per il commercio via acqua.

Il porto della città è il quinto degli Stati Uniti in termini di merci movimentate, il secondo più grande nello Stato dopo il porto della Louisiana del Sud (il porto più grande al mondo per volume di tonnellaggio) e il dodicesimo, in termini di valore del carico, rispetto all’intero territorio degli USA. Inoltre, molti cantieri navali, società di armamento, aziende logistiche, ditte di spedizioni e società di intermediazione hanno sede nell’area metropolitana di New Orleans o conservano una solida presenza locale.

Sulla storia recente della città grava un’ombra molto cupa, che risponde al nome di Katrina. E’ stato un uragano atlantico disastroso occorso nel 2005. Un disastro naturale di proporzioni spaventose, uno dei cinque uragani più terribili nella storia degli Stati Uniti, per il quale persero la vita oltre 1.200 persone, e si determinarono danni per 108 miliardi di dollari. New Orleans ha pagato il conto più alto in termini di vite e di danneggiamenti a causa di guasti al sistema di dighe progettate per proteggere la città dalle inondazioni. La tempesta causò circa 20 brecce nelle dighe e nelle paratie. Gli esperti lo considerano il peggior disastro ingegneristico nella storia del Paese. In due giorni, l’80% di New Orleans venne inondato e alcune parti della città vennero coperte da circa 5 metri d’acqua.

La tempesta causò l’interruzione della produzione, dell’importazione e della raffinazione del petrolio. Prima dell’uragano, un decimo del greggio consumato negli Stati Uniti e circa la metà della benzina prodotta nel Paese proveniva dalle raffinerie situate lungo le coste del Golfo. Le interruzioni di corrente causarono problemi di distribuzione poiché i gasdotti andarono fuori uso per lo spegnimento delle pompe. 20 piattaforme petrolifere offshore vennero disperse, affondate o andarono alla deriva. La piattaforma Mars della Shell, che produceva circa 147.000 barili di petrolio al giorno, subì gravi danni. Un evento che ha messo in ginocchio una parte importante dell’economia statunitense, e che ha contribuito a far capire che la produzione petrolifera nel Golfo, nonostante gli enormi vantaggi che ha offerto al Paese e globalmente, comporta rischi naturali da tenere sempre ben presenti ed economicamente onerosi.

Tropical Oil, la nostra infografica interattiva sul Golfo del Messico

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informazioni sull'autore
David Bartlett
È un giornalista freelance che vive a Los Angeles. Per molti anni ha lavorato come editore alla Random House di New York e successivamente come direttore alla Temple University Press di Filadelfia. È anche uno degli ex-Presidenti dell’American Association of University Presses.