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Sostenibilità alla moda

 By Anna Volpicelli

Lo scorso anno, le Nazioni Unite hanno segnalato che il settore della moda è responsabile di circa il 10% delle emissioni di gas serra a livello globale. Sulla stessa linea, un report di McKinsey ha evidenziato come la maggior parte di queste emissioni sia riconducibile ai processi di produzione e spedizione. Proprio come le tendenze, tuttavia, le cose cambiano…

Le aziende e le start-up attive nel settore della moda si stanno infatti impegnando per raggiungere la neutralità carbonica.
Dal report “Pulse of the Fashion Industry” di Global Fashion Agenda, emerge che la sostenibilità sta acquisendo sempre maggiore importanza. Secondo l’organizzazione no-profit, che punta a rendere l’industria della moda più sostenibile, il 52% dei manager afferma di aver attentamente considerato l’aspetto ambientale e sociale in quasi ogni decisione strategica.
Lo studio, inoltre, evidenzia come il 2017 sia stato un anno di svolta in termini di sostenibilità. In tutto, il 75% delle case di moda ha migliorato il proprio punteggio rispetto all’anno precedente, contribuendo ad aumentare il punteggio complessivo del settore di sei punti. Nuovi dati e calcoli dimostrano che gli investimenti a favore dell’efficienza delle risorse, della sicurezza sul lavoro e dei materiali sostenibili aumenteranno la redditività fino all’1-2% in termini di margine EBIT (utili al lordo di interessi e tasse) entro il 2030.

Il manifesto della moda

Lo scorso agosto, al G7 di Biarritz, il Presidente Emmanuel Macron e 32 importanti marchi di moda hanno presentato il Fashion Pact, un movimento orientato ad allineare il settore della moda con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.
Il manifesto mira a limitare l’impatto dell’industria sul clima, gli oceani e la biodiversità, adottando strategie pratiche e rispettose dell’ambiente per affrontare il problema. Descrive inoltre l’impegno a utilizzare energie rinnovabili al 100% nelle operazioni aziendali entro il 2030, la volontà di eliminare l’inquinamento da microfibra e di sviluppare strategie per la biodiversità e interventi per ridurre l’utilizzo della plastica monouso negli imballaggi sempre entro il 2030.

L’Italia in prima linea

Alcune delle più importanti case di moda si stanno già muovendo in questa nuova direzione. A settembre 2019 Gucci ha reso noto che avrebbe raggiunto la neutralità delle emissioni di carbonio nelle operazioni e in tutta la supply chain, eliminando completamente le emissioni di gas serra (GHG). Il brand ha inoltre annunciato una partnership con Redd+, un progetto ONU dedicato alla riduzione delle emissioni derivanti dalla deforestazione nell’ambito di quattro progetti che promuovono la conservazione delle foreste in Perù, Kenya, Indonesia e Cambogia. L’obiettivo? Compensare le emissioni di carbonio che non è possibile eliminare.
Inoltre, per la sua sfilata primavera/estate 2020, il brand si è impegnato a compensare anche l’impronta di carbonio dei suoi ospiti e ha utilizzato un set realizzato in legno riciclato e inviti cartacei certificati dal Forest Stewardship Council, un’organizzazione no-profit internazionale che promuove la gestione responsabile delle foreste in tutto il mondo. Il nuovo modello di business attento all’ambiente dell’azienda fa parte di una nuova strategia decennale di sostenibilità, che prevede una riduzione del 50% nelle emissioni di gas serra entro il 2025.

Sostenibilità ai piedi

In California, un gruppo emergente di marchi di moda ha iniziato ad adottare un approccio più sostenibile. Allbirds, per esempio, è una giovane azienda specializzata in scarpe ecologiche.
Fondata da Joey Zwillinger, ingegnere ed esperto di energie rinnovabili, e da Tim Brown, ex calciatore professionista della Nuova Zelanda, l’azienda progetta e produce scarpe realizzate con lana Merino certificata ZQ di alta qualità. Le solette sono in poliuretano ottenuto da olio di semi di ricino e presentano un mix di gomma e schiuma polimerica EVA sul fondo.
Ciò che rende Allbirds un brand ancora più unico nella categoria dell’attivismo nella moda è la strategia ambientale adottata dall’azienda. È classificata B Corp, una certificazione etica conferita alle imprese che si dedicano alla conservazione ecologica. Inoltre, Allbirds ha raggiunto la neutralità carbonica nell’intera supply chain nel 2019. Considerando che l’industria calzaturiera emette 700 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, si tratta di un enorme passo avanti.

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Le scarpe sostenibili di Allbirds (allbirds.com)

Ecco alcuni degli interventi pratici adottati da Allbirds: massimizzare le spedizioni navali anziché quelle aeree, aumentare l’efficienza energetica e acquistare energia rinnovabile. Per ogni tonnellata di carbonio emessa, per esempio, l’azienda paga per rimuovere una tonnellata di carbonio dall’atmosfera acquistando crediti per sostenere progetti verificati di terzi volti alla compensazione delle emissioni di carbonio.
Tali progetti includono lo sfruttamento della naturale abilità delle piante e del terreno di assorbire l’anidride carbonica dall’aria, la costruzione di nuovi impianti solari ed eolici nel mondo per sostituire il carbone e la cattura del metano rilasciato nelle discariche e negli allevamenti.

Tessuti naturali

Alcuni marchi di abbigliamento per millennial si stanno costruendo una reputazione adottando nuove strategie green. Reformation, un brand di abbigliamento femminile sostenibile, realizza il 75% dei propri articoli a partire da fibre naturali e riciclate. Nel 2009, la sua fondatrice Yael Aflalo ha lanciato il marchio con un solo obiettivo: creare abiti dall’impatto ambientale ridotto a partire da tessuti di scarto, riducendo il consumo d’acqua e tenendo sotto controllo le emissioni di carbonio generate da ogni indumento.
La trasparenza e l’integrità sono due punti cardine della strategia aziendale. Il sito web, per esempio, descrive la metodologia utilizzata per aiutare i clienti a capire esattamente cosa stanno acquistando e indossando. Il TENCEL™ Lyocell, fibra ottenuta da alberi di eucalipto e l’EcoNYL®, realizzato al 100% con nylon rigenerato, sono due dei numerosi tessuti utilizzati dall’azienda nelle sue collezioni.

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Il negozio di Reformation a San Francisco (thereformation.com)

Everlane, un’azienda di moda nota nel settore per la sua trasparenza radicale, mira a eliminare completamente la plastica dalla sua supply chain. A tal fine ha presentato Tread, una linea di scarpe da ginnastica in pelle a impatto zero, con la collaborazione di una terza parte al fine di misurare l’impronta di carbonio e compensarla. Native Energy, fornitore specializzato nella compensazione delle emissioni di carbonio con sede nel Vermont, ha sostenuto il brand nel miglioramento delle pratiche di pascolo del bestiame nelle praterie americane.
L’azienda ha inoltre presentato la collezione ReNew & Re:Down, realizzata in plastica riciclata. Piumini, parka, tute e felpe: tutto realizzato a partire da bottiglie di plastica.
Quello della moda è un settore che esercita una grande influenza sulla vita quotidiana delle persone. Integrando nelle proprie strategie un numero sempre maggiore di pratiche sostenibili e decisioni commerciali etiche, le case di moda possono fare davvero la differenza e contribuire positivamente alla lotta contro il cambiamento climatico e le emissioni di carbonio. Un modello di business in grado di rivoluzionare la discussione sulle responsabilità ambientali di aziende e consumatori non sarà mai fuori moda.

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Anna Volpicelli