Sparks Economia circolare

Una battaglia tra gli scaffali

 By Paola Arpino
Economia circolare

“Meno è meglio”, è un vecchio motto che val la pena rispolverare in un momento storico dove, dopo essere stati protagonisti di una lunga epoca consumistica, si rende necessaria un’inversione di marcia…

Uscire fuori dai vecchi canoni può essere possibile ponendo maggiore attenzione al consumo responsabile e rinunciando a ciò che è superfluo.
Tra le azioni intraprese a livello globale, la più importante è quella di incentivare il passaggio da un modello di crescita economico, conosciuto con la definizione “economia lineare” e che ha caratterizzato la nostra storia nell’ultimo secolo, a quello di un’economia circolare, sistema promosso dalla Fondazione Ellen MacArthur, che, sostanzialmente, propone la minimizzazione dello spreco, attuando a livello industriale, politiche di riduzione della produzione e del consumo dei prodotti, attraverso la riutilizzazione degli stessi.

Pronti a cambiare

La crescente consapevolezza dei consumatori verso l’impatto che spreco e rifiuto hanno sul pianeta, ha prodotto negli ultimi decenni un progressivo aumento della domanda per prodotti più sostenibili. Questa nuova coscienza si è riscontrata nella scelta di una spesa del “necessario” e del “quanto basta”.
Una delle soluzioni introdotte è stata focalizzare l’attenzione sulle componenti del prodotto stesso, come per esempio, l’utilizzo degli involucri “plastic free”, o addirittura evitando l’involucro.

Un corridoio completamente verde

Con 680 prodotti confezionati con imballaggi biodegradabili, Amsterdam, cuore pulsante del nord Europa, presenta Ekoplaza, il primo supermercato del mondo privo di plastica. Eric Does, che ne è  il fondatore e amministratore delegato, ha pensato di rivestire ogni tipo di alimento commestibile esposto nelle Aisle dei propri supermercati, di materiale alternativo a quello derivante dal petrolio, completamente biodegradabile a seguito dell’istanza lanciata da A Plastic Planet, che, denunciando l’eccessiva presenza del packaging di plastica (40%) nei corridoi che distribuiscono prodotti alimentari, ha lanciato la sfida all’intera filiera.
In occasione dell’evento “Sustainable Foods Summit” organizzato da Ecovia Intelligence, ad Amsterdam, Eric Does, ha colto l’occasione per sensibilizzare fornitori e consumatori presenti, sulla necessità di una maggiore consapevolezza in termini di consumo sostenibile.

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Ad Amsterdam, la catena Ekoplaza, specializzata in prodotti bio, ha inaugurato il primo reparto al mondo senza plastica, sostituendo l’imballaggio dei prodotti con vari materiali biodegradabili e altri materiali riciclabili (lavocedeltrentino.it)

Sostenibilità e etica sempre più inscindibili

L’idea di creare una rete di punti vendita senza plastica, è nata all’interno di uno dei maggior marchi olandesi di prodotti biologici, Udea, come spiega Steven Ijzerman, responsabile della qualità, in un’intervista condotta da Italiachecambia, tra i maggiori vantaggi per l’ambiente e l’economia locale, un negozio privo di plastica, mette in atto un miglioramento del ciclo di vita dei materiali trattandosi di materiali naturali, fatti di una plastica capace, rispetto alle microplastiche, di scomporsi in acqua, carbonio e biomasse. Oltre ai benefici di cui guadagna l’ambiente, i prodotti “plastic-free”, infatti, soddisfano quella parte di clienti che considerano sempre di più l’aspetto etico dei prodotti in vendita. I “corridoi verdi” di Ekoplaza si trovano oggi in circa 70 punti vendita sul solo territorio olandese.

Coop: un grande marchio made in Italy

Dopo la campagna ambientale indetta dalla Commissione Europea, finalizzata alla diminuzione dell’utilizzo della plastica in tutti i prodotti a marchio, la cosiddetta Pledging Campaign, la Coop ha voluto manifestare il proprio impegno sul tema, aderendo su base spontanea.
Entro il 2022, Coop Italia intende realizzare con materiali di imballaggio riciclabile, compostabile o riutilizzabile, tutti i prodotti a loro marchio, superando così addirittura la scadenza al 2030 imposta dagli obiettivi dell’Unione Europea e per alcune linee produttive, il gruppo prevede un’accelerazione dei tempi, ed avere soluzioni innovative, già entro la fine del 2019.

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Coop ha aderito volontariamente alla campagna di impegni lanciata dalla Commissione Europea per aumentare l’utilizzo di materia plastica riciclata (Alessandro Tolio, Wikimedia)

Gli “sfusi”, una best practice made in Italy

Ma c’è anche chi ha optato per “svestire” completamente il prodotto. Torniamo nel nord europeo e troviamo a Berlino Original Unverpackt, un supermercato dove è vietato qualsiasi tipo di imballaggio e i prodotti sono venduti sfusi.
La vendita dei prodotti sfusi tuttavia, nasce in Italia come prodotti “alla spina”. Già nel 2009 iniziava a diffondersi la “spesa leggera” con rivenditori italiani specializzati in questa tipologia di vendita, con vuoto a rendere. L’obiettivo era di abbassare i prezzi e minimizzare l’impatto ambientale: nasceva così a Torino Negozio Leggero, che oggi conta 16 punti vendita, sparsi tra Italia, Francia e Svizzera.
Da allora, sono sempre di più gli esercenti che vendono prodotti “alla spina” riempire il proprio flacone dagli appositi distributori rappresenta un’ottima soluzione anti-spreco, riduce la quantità di plastica, i rifiuti e l’energia per crearne di nuovi.

Gli obiettivi della Commissione Europea

Il Piano Specifico di Prevenzione e Gestione degli Imballaggi e dei Rifiuti di Imballaggio 2019 presentato da CONAI, riporta una serie di interventi previsti per la diminuzione della produzione dei rifiuti, il raggiungimento di nuovi target di preparazione per il riutilizzo e riciclo dei rifiuti urbani e il conseguimento di obiettivi più elevati di riciclo dei rifiuti di imballaggio.
Il 2018 ha visto difatti l’attuazione del “Pacchetto economia circolare” che modifica sei direttive in materia di rifiuti, tra cui gli imballaggi.


Da ciò si può comprendere la corsa della filiera alimentare verso una merceologia più ecologica, che punta alla riduzione della quantità di imballaggio non riciclabile e al risparmio delle materie prime adoperate.

Attenzione ai “falsi”

A seguito delle direttive della CE, sono molte le soluzioni che si stanno studiando per offrire alternative ecologiche al packaging alimentare, ma a volte, materiali che vengono spacciati per essere “plastic-free”, in realtà a contatto con l’acqua non si degradano, finendo così per essere inquinanti quanto le plastiche ricavate dai combustibili fossili.

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informazioni sull'autore
Paola Arpino
In viaggio con me stessa, attraverso Roma, Londra e Milano, nasco e mi riciclo accarezzando sempre un sogno…quello di scrivere.