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Un vulcano neonato e l’isola che va a spasso

 By Eniday Staff

E pensare che Pierre Passot era nato a Cluny, la capitale medievale dell’umanesimo europeo, allora crocevia di una moltitudine di viandanti che in quell’angolo di Francia si incontravano nella abbazia più importante dell’Occidente. Per lui, cresciuto in un paesetto di 5mila anime a non meno di 600 chilometri da Bordeaux, il più vicino porto di mare, diventare comandante superiore della marina militare francese non dev’essere stato per vocazione naturale. E nemmeno dev’essere andata così quando il 25 aprile 1841 divenne governatore dell’isola di Mayotte, vicino all’arcipelago delle Comore, nel grande canale che separa il Mozambico dal Madagascar. A governare l’isola, fino a quel giorno, era stato il sultano malgascio Adriantsoulim che preferì cederla ai francesi, dotati di navi molto ben munite di armamenti, piuttosto che lasciarla preda dei comoriani, che da secoli vi facevano frequenti razzie…

Se Pierre Passot avesse saputo che l’isola di cui sarebbe diventato plenipotenziario in nome di re Luigi Filippo ha lo strano vizio di andare a spasso nei mari, si sarebbe certamente molto stupito. Sì, perché l’isola di Mayotte è fatta proprio così: volubile e imprevedibile, non è mai dove uno si aspetta che sia. Sicuramente non compie viaggi lunghi ed improvvisi, ma Mayotte si sposta: nel corso del 2018, ad esempio, se n’è andata verso Est di 10 centimetri. Ed è pure sprofondata di 13 centimetri. I ricercatori dell’Institut de physique du globe di Parigi hanno calcolato che da quando Passot mise piede a terra, Mayotte si è avvicinata al Madagascar di oltre 300 metri ed è sprofondata nel fondo marino di altrettanto. La colpa? Dei vulcani. Ma non quelli che risiedono sull’isola, ormai tutti spenti, bensì quelli che sui fondali marini circostanti creano una dinamica sismica di straordinaria intensità e complessità. Tanto da avere permesso l’osservazione diretta della nascita di un nuovo fenomeno vulcanico: nello scorso mese di giugno, infatti, una équipe di ricercatori è riuscita a individuare e monitorare una gigantesca colata di lava ad una profondità sottomarina di 3500 metri, posta a breve distanza da un nuovo vulcano svelato soltanto un mese prima.

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Morfologia subacquea al largo di Mayotte, rilevata durante le missioni oceanografiche in occasione della nascita del nuovo vulcano sottomarino (MAYOBS2 Team)

Dagli abissi marini, un nuovo vulcano

Niente di straordinario, si potrebbe dire, se non fosse che questa colata si estende su una superficie sottomarina di quasi 9 chilometri quadrati ed ha uno spessore medio di 75 metri: un volume sufficiente per ricoprire una città come Roma o Parigi di una coltre di roccia fusa alta due metri (il che equivale ad alcune migliaia di volte il volume delle ceneri che annientarono Pompei ed Ercolano una ventina di secoli or sono). Il vulcano scoperto in maggio è situato a 50 chilometri a Est di Mayotte, si erge per circa 800 metri dal fondo marino e il suo pennacchio di fluidi incandescenti (niente fumo nerastro come a Stromboli: siamo sott’acqua) arriva ad elevarsi di altri 2mila metri, rimanendo al di sotto della superficie oceanica per circa 700 metri. Ancora: niente di straordinario, si dovrebbe dire. Peccato però che quel vulcano lo scorso anno non c’era. Non c’era lui e nemmeno la massa di lava apparsa in giugno. È nato probabilmente tra l’autunno e l’inverno scorso, dopo l’ultima campagna di rilevamenti sismici compiuta in quel tratto di mare.

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Le prime immagini dei fondali marini che mostrano la nuova colata lavica a cuscino e a corda (MAYOBS4 Team)

L’ipotesi avanzata dai ricercatori è che tra Mayotte e la zona ove è nato il vulcano si celi una camera magmatica, un serbatoio sotterraneo gigantesco che, grazie a dei condotti che si sarebbero formati al di sotto della superficie del fondo oceanico, alimenterebbe il vulcano e la colata di lava monitorata minuto per minuto dalla metà giugno. Svuotandosi gradualmente per dare vigore al nuovo vulcano, dopo avere in passato dato vita a tutti i suoi numerosi gemelli rilevati sul fondale ed ormai apparentemente non più attivi, questo serbatoio sarebbe la causa dello spostamento verso Est dell’isola, un po’ come un salvagente che, tolto il tappo, si incammina sulla superficie del mare. Un fenomeno complesso, difficile da descrivere e ancora più ostico da spiegare.

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Dati batimetrici registrati durante le campagne MAYOBS2 e MAYOBS4: nell'immagine a destra è visibile la nuova colata lavica (MAYOBS4 Team)

Gli scienziati concordano: quello che sta accadendo a Mayotte è assolutamente unico, non ha nulla a che vedere con la risalita di un punto caldo come quello che ha dato vita all’isola di Vulcano o di Stromboli o, più in grande, all’isola dell’oceano indiano Reunion, e nemmeno è simile ai fenomeni di subduzione che si osservano nel Mediterraneo o nelle Antille. La sola cosa certa, al momento, è che il fenomeno in atto ha proporzioni enormi. Una storia ancora tutta da raccontare, insomma.

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