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L’energia di Ritorno al futuro

 By Michele Travierso

Nel “Back To The Future Day” siamo andati a vedere se le invenzioni energetiche celebrate trent’anni fa nella saga visionaria di Robert Zemeckis, si siano davvero realizzate nel 2015. In realtà di piccoli reattori a fusione fredda non ne abbiamo ancora nelle nostre case e, tantomeno, possiamo montarne uno sulla nostra automobile come fece Doc Brown sul retro della mitica DeLorean. Niente skateboard che volano, niente “flusso canalizzatore” per rendere possibile il viaggio nel tempo, niente barre di plutonio o propellenti di uso quotidiano. Come ha scritto Daniel Yergin sul Wall Street Journal la transizione a nuove forme di energia richiede tempi molto lunghi. Resta però la tensione geniale, che solo il cinema e la letteratura sanno imprimere, verso un futuro prossimo capace di sfruttare al meglio la tecnologia e lo straordinario patrimonio delle energie alternative… 

“Il futuro non è più quello di una volta”, scrisse Paul Valéry.

Da oggi, 21 ottobre 2015, il futuro, o almeno una sua visione che ha permeato la cultura popolare degli ultimi trent’anni, sarà dietro di noi. Oggi è il giorno nel quale, passeggiando per le strade dell’immaginaria Hill Valley, California, potreste imbattervi in un giovane, stralunato Michael J. Fox che a bordo di uno skateboard a levitazione fugge da alcuni loschi figuri.

Da buoni conoscitori dei film culto Anni Ottanta, sapreste certamente che Marty McFly, il personaggio interpretato da Fox, è appena arrivato nel nostro presente dall’ormai lontano 1985. Oggi, insomma, è il Back To The Future Day.

Il mitico skateboard a levitazione

In larga parte, il futuro immaginato dal regista Robert Zemeckis, non si è realizzato. Alcune previsioni, come l’improbabile vittoria dei Cubs alle World’s Series di baseball potrebbero verificarsi a breve. Esistono caffè a tema ‘Anni Ottanta’ come quello dal quale Marty fugge a rotta di collo nella scena del film. Purtroppo però le macchine non volano, gli skateboard hanno le ruote fermamente piantate sul terreno e non levitano a pochi centimetri da terra. Anche se negli anni abbiamo assistito a opere improbabili come Rocky 6 e l’imminente Rambo5 , Il film Lo Squalo non è arrivato al 19simo sequel (diretto dal figlio di Steven Spielberg, Max); inoltre siamo ancora costretti ad allacciarci le scarpe da ginnastica da soli e bisogna acquistare giubbotti della misura giusta, perché sono sprovvisti di dispositivi capaci di modificare maniche e taglie per aderire al corpo di chi li indossa. Infine, viene da sé, non viaggiamo nel tempo.

Uno dei prodotti più iconici del secondo film della serie, lo skateboard a levitazione sul quale Marty scappa dal nipote del bullo Biff, è stato realizzato in un paio di versioni. La prima da Lexus, usando dei potenti magneti incastonati in un apposito binario. La seconda invece sposta i magneti direttamente sulla tavola e levita su una placca di metallo, che rimane però il suo unico dominio di utilizzo. Entrambe sembrano di scarsa applicazione pratica, se non per il leggendario skateboarder Tony Hawk.

Ma l’invenzione più importante del film, almeno per il momento, non esiste nelle nostre vite di abitanti sul pianeta Terra dell’anno 2015. Riguardiamo una scena: alla fine del primo film della trilogia lo scienziato “Doc” Emmet Brown si presenta inchiodando davanti al garage di Marty e fidanzata, scende di corsa dalla DeLorean e corre verso il bidone dell’immondizia. Subito dopo prende una buccia di banana, un goccio di birra avanzato in una lattina, dei gusci d’uovo e altra immondizia varia che, oggi, butteremmo nel bidone dell’umido. Avvicinatosi all’auto, Doc Brown getta tutto in un tubo posizionato sul retro della macchina volante, marchiato “Mr. Fusion – Home Energy Reactor”.

Il video di Mr. Fusion

Il “Mr. Fusion” creato da Doc che manca nel nostro 2015 è il reattore a fusione fredda. Energia pulita, in enormi quantità, a bassi costi. Una delle utopie del genere umano, un’invenzione che potrebbe cambiare completamente gli scenari geopolitici mondiali. Se i viaggi nel tempo sono ancora materia del futuro remoto, i piccoli reattori a fusione fredda sono stati dati per imminenti nel recente passato, ma ancora non ne abbiamo nelle nostre case e, tantomeno, possiamo montarne uno sulla nostra automobile.

La fusione fredda, cioè una fusione nucleare controllata che può avvenire a temperatura ambiente viene largamente considerata una fantasia, o, in gergo, una “scienza patologica”. Ci sono, è vero, modi di utilizzare alcune sostanze nutritive a fini propulsivi, pensiamo all’etanolo, ma non sono stati adottati su larga scala perché andrebbero ad influire sul costo della produzione di cibo. Se il primo mondo dovesse far girare le proprie auto con composti organici nei serbatoi, in aree del terzo e del quarto mondo la percentuale del budget familiare dedicata al cibo crescerebbe a livelli insostenibili. Sul fronte delle emissioni di CO2, quindi, sia a causa dell’aumento di auto in aree del mondo che prima potevano permettersi poche vetture, sia perché non è stata ancora trovata un’alternativa, i livelli del 2015 sono molto simili a quelli del 1985, come dimostra questa tabella:

La serie storica delle emissioni auto

Doc Brown spiega più volte nel corso del film che il “flusso canalizzatore”, la diavoleria inventata da lui stesso che rende possibile il viaggio nel tempo, necessita di 1,2 gigawatt di potenza per funzionare. Nel primo film, per potenziare la scampagnata temporale, Doc Brown usa del plutonio sottratto a terroristi libici (e nonostante l’attuale, tragica situazione, almeno questa profezia non si è ancora avverata: in Libia nessuna delle fazioni in lotta, per quanto sappiamo, dispone di plutonio o altro materiale nucleare).

Una volta bloccato nel 1955, senza quindi energia nucleare per tornare nel “presente” – il presente di metà Anni Ottanta – si inventa un complesso e piuttosto irrealistico marchingegno per catturare l’energia di un fulmine che si sapeva avrebbe colpito la Torre dell’Orologio ad una certa ora.

In mancanza di reattori a fusione fredda o barre di plutonio di utilizzo pratico, la densità energetica è il valore chiave da considerare quando si parla di propellenti per mezzi di trasporto. Indica infatti l’energia immagazzinata per unità di massa di un materiale. Quella della benzina, ad esempio, è di 44.4 MJ/Kg. Il grasso animale, la materia commestibile a più alto valore energetico, raggiunge i 37 MJ/Kg, o per chi è abituato a pensare all’energia in termini di rinunce gastronomiche, si tratta di circa 9 calorie al grammo (in realtà kilocalorie). Ma nessuno dei due si avvicina alla densità energetica del plutonio dei libici: circa 2.24 milioni di MJ al kg. E le onnipresenti batterie al litio come si comportano?  Sebbene i processi chimici e i materiali siano in lento ma costante miglioramento, i valori non raggiungono ancora i livelli desiderati. Si parla infatti di valori tra gli 0.9 e i 2.4 MJ per kg. Il materiale con la più alta densità energetica è però l’uranio, che arriva fino agli 80.6 milioni di mega joule per chilogrammo.

La rivista Wired ha effettuato una serie di divertenti calcoli sul tipo di propellenti che potreste utilizzare per la vostra macchina del tempo, una volta che il flusso canalizzatore sarà stato perfezionato.

Parlando esclusivamente in termini di stoccaggio di energia al momento è più conveniente realizzare un motore a salame di Felino  – lo stesso propellente che muove la persona al volante – che uno elettrico a batterie agli ioni di litio.

La visione del 2015 raccontata in “Ritorno al Futuro”, tutto sommato rassicurante e non troppo distopica, da domani farà parte del passato. Occorre inventarsene una nuova quanto prima, altrettanto ottimistica e infusa del sole della California, per non subire le conseguenze del presente.

(La webstory di Michele Travierso è una produzione Informant, ebook e giornalismo narrativo)

informazioni sull'autore
Michele Travierso
Giornalista freelance (e imprenditore occasionale), risiede a Shanghai da un paio di lustri. Ha collaborato, tra gli altri, con The Economist, The New York Times, Wired, Monocle e Time, per i quali ha scritto di aeroplani grandi e piccoli, di razzi e stazioni spaziali, di start up, supercomputers e grandi infrastrutture. Pilota di aliante e fotografo.