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Il mare nel deserto

 By Sara Sangermani

Superare i limiti del solare, generando energia pulita, continuativa, economica e con un impatto ambientale minimo. Sembra impossibile eppure un ambizioso progetto sudamericano sta riuscendo in questa impresa che ha come protagonista uno dei posti più estremi presenti sulla Terra…

C’è un posto nel mondo che è famoso per essere il luogo più arido del nostro Pianeta, addirittura 50 volte di più della famosa Death Valley californiana: è il deserto di Atacama, nel nord del Cile, dove non piovono mai più di 3-4 millilitri di acqua in tutto l’anno. Le catene montuose e la corrente di Humboldt impediscono la formazione di umidità e di nuvole, creando una barriera naturale contro le precipitazioni atmosferiche. Anche gli sbalzi termici sono estremi: le temperature che di notte si aggirano intorno agli 0°C, di giorno arrivano ai 30°C.
Nel luogo in cui non piove mai, circa ogni 5 o 7 anni e solo nei mesi da settembre a dicembre, si assiste a uno spettacolo incredibile possibile grazie al fenomeno de El Niño che, riscaldando l’Oceano Pacifico, modifica la circolazione dell’aria sulla regione contribuendo alla comparsa di precipitazioni. Il deserto si riempie così di fiori colorati, dando origine al fenomeno del desierto florido, capace di attrarre in questo luogo desolato numerosi turisti.

Il deserto di Atacama è il posto più arido al mondo che fiorisce una volta ogni 5-7 anni

Il deserto di Atacama porta con sé anche un altro record: in tutto il mondo è il luogo in cui le radiazioni solari sono più forti. Questo lo rende il posto perfetto per creare impianti di energia solare in grado di alimentare non solo il Cile ma anche gli altri Paesi del Sud America.
Le opportunità sono incredibili ma presentano anche dei limiti derivanti dalla necessità di avere spazio per installare i pannelli solari e dall’impossibilità di produrre energia anche durante la notte, che rende impossibile garantire una fornitura stabile e continuativa. È dunque necessario trovare anche altre fonti per generare energia e in molti Paesi si stanno studiando soluzioni di stoccaggio, come ad esempio delle enormi batterie che sono costose, si usurano velocemente e non sono una soluzione green in quanto difficili da smaltire. Per arginare il problema della mancanza di spazio, invece, si progettano pannelli solari fluttuanti nell’acqua e si recuperano siti industriali utilizzati o abbandonati.

Una soluzione a questo problema potrebbe arrivare proprio dal Cile.
Il deserto di Atacama è un luogo praticamente disabitato per cui sarebbe possibile sfruttarne la superficie per creare campi di pannelli solari. Inoltre, essendo il luogo con più radiazioni al mondo servirebbe una superficie inferiore rispetto ad altri Paesi, per produrre lo stesso quantitativo di energia.
Rimarrebbe però il problema dello stoccaggio, soprattutto considerando che secondo alcuni dati il picco del consumo di energia elettrica in Cile è alle 10 della sera. Come garantire, dunque, l’energia elettrica proprio nel momento di massimo bisogno?

Una soluzione la offre Valhalla, società fondata nel 2011 da due imprenditori con l’ambizione di trasformare il settore elettrico per garantire uno sviluppo economico del Paese, senza avere un impatto negativo sul pianeta.
Valhalla ha dato vita al progetto Espejo de Tarapacá che ambisce a produrre energia solare a tutte le ore del giorno e della notte, tutti i giorni, in modo economico (meno di 1 dollaro per kWh), pulito e abbondante. Ma non solo: utilizzando solo il 5% della superficie dell’immenso deserto sarebbe in grado di fornire energia elettrica pulita a tutto il Cile.
Iniziato nel 2012 con una fase di disegno e studio per la ricerca del migliore posto dove poterlo realizzare, dopo una raccolta di fondi per finanziare i lavori (l’investimento è pari a 500 milioni di dollari) il progetto ha visto l’avvio della fase operativa dei lavori nel 2017 e si stima che nel 2020, in meno di 3 anni e mezzo, sarà in grado di produrre elettricità pulita per tutto il Cile.

Il progetto ha luogo a Caleta de San Marcos, cittadina sull’Oceano Pacifico che dista circa a 100 km sud di Iquique e che si trova nella regione del deserto di Atacama

Come è possibile? Combinando l’impianto solare e una centrale idroelettrica di pompaggio.
Durante le ore diurne, i pannelli solari producono energia elettrica che viene distribuita in base alla domanda dei consumatori. L’eccedenza, invece, viene utilizzata per pompare acqua in una naturale riserva, che va a costituire uno dei due serbatoi dell’impianto idroelettrico e con cui è possibile generare l’elettricità di notte.
Il deserto di Atacama è per le sue caratteristiche il luogo migliore per questo progetto, localizzato a Caleta de San Marcos, circa a 100 km sud di Iquique. Le alte coste vicine all’Oceano sono piene di concavità superficiali naturali ottime per lo stoccaggio dell’acqua del mare, senza la necessità di costruire dighe, fattore che oltre a ridurre l’impatto ambientale del progetto ne abbassa notevolmente anche i costi.


Due serbatoi, posti ad altitudini differenti, sono comunicanti tra di loro. Utilizzando l’energia solare in eccesso, l’acqua del mare viene fatta confluire per mezzo di tubazioni nel serbatoio posto più in alto, senza la necessità di costruire dighe in quanto vi sono nel deserto numerose concavità superficiali naturali. Le alte coste e la vicinanza all’oceano sono fattori fondamentali per la riuscita del progetto.

Il funzionamento è come quello di altre centrali idroelettriche di pompaggio: due serbatoi di acqua, posti ad altitudini differenti, con un dislivello pari a 535 metri, sono interconnessi da un sistema di tubazioni e con 3 turbine, capace ognuna di generare 100 MW garantendo così una produzione di energia elettrica pari a 300 MW.
Nelle ore diurne, quando non vi è richiesta dell’energia prodotta dalla centrale idroelettrica, l’acqua viene pompata dal serbatoio posto più in basso a quello più in alto, per essere raccolta. Nelle ore notturne, invece, quando non è più possibile utilizzare l’energia solare, l’acqua viene fatta fluire nel serbatoio più in basso, generando così energia. La centrale idroelettrica, infatti, trasforma l’energia idraulica dell’acqua sfruttando l’energia meccanica potenziale contenuta da una massa d’acqua del serbatoio che si trova più in alto. Il passaggio dell’acqua permette di azionare le turbine che generano energia elettrica.


Durante il giorno, l’energia solare in eccesso viene utilizzata per pompare acqua in uno dei due serbatoi posto ad una altitudine maggiore.
Di notte, invece, l’acqua viene fatta fluire verso il serbatoio più in basso, generando energia.

L’opportunità per il Cile è incredibile: poter diventare uno dei pochi Paesi in cui la transazione energetica verso forme di energia pulite e sostenibili è già realtà. Per questo nel 2018 inizierà un progetto parallelo di Valhalla, chiamato Cielos de Tarapacá: unendo pannelli solari fotovoltaici e un sistema di centrale idroelettrica di pompaggio punta a produrre entro il 2020 ben 600 MW, con due serbatoi con un dislivello di 730 metri. L’energia prodotta sarà poi utilizzata da numerosi altri Paesi in Sud America.

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Sara Sangermani
Lettrice insaziabile con la passione della fotografia, le nuove tecnologie e i viaggi. In tasca una laurea in Comunicazione Professionale e Multimediale