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A scuola di clima con i molluschi

 By Gabriella Galloro

Piccoli animali marini, i molluschi, ci aiuteranno a capire gli effetti del cambiamento climatico. Dall’Università di Palermo, il professor Gianluca Sarà, collabora con la Northeastern University e studia quella zona di spiaggia che è l’interfaccia tra mare e atmosfera, unendo ingegneria avanzata, modelli matematici e osservazione sul campo…

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno mi sarei appassionata alla vita dei molluschi gli avrei dato del folle. Il motivo vero è che mai avrei creduto che osservando questi animaletti come paguri, patelle e cozze, si possano studiare gli effetti del cambiamento climatico. In verità l’ho scoperto per caso, leggendo l’articolo di Amanda Saint in cui raccontava il lavoro di frontiera di Brian Helmuth, della Northeastern University. Già dalle prime righe mi ero appassionata, quindi perché non saperne di più? Visto che sono una nerd nel DNA ho fatto qualche ricerca su internet e ho scritto al professore Helmuth e, scoperta delle scoperte, la Northeastern University collabora a stretto contatto con l’Università di Palermo. In particolare con Gianluca Sarà, professore ordinario di ecologia, che è a capo di un manipolo di esploratori provenienti da diverse parti del mondo. Gianluca, in una lunga e avvincente telefonata, mi ha portato alla scoperta del mondo dei molluschi…

Dai molluschi gli effetti del cambiamento climatico

Per esempio, sapete perché i molluschi si prestano così bene per lo studio dei cambiamenti climatici? Per il loro habitat e per le loro conchiglie. Le patelle, i paguri e le cozze vivono in una zona specifica, che si chiama mesolitorale. E’ una zona della spiaggia che subisce l’alternarsi di bassa e alta marea, una specie di interfaccia tra mare e atmosfera… e questo fa sì che questi molluschi vivano per 12 ore al giorno fuori dall’acqua e per 12 immersi, in un ciclo continuo fatto da fasi alterne di 6 ore ciascuna. Questo li rende delle specie particolarmente utili per la nostra ricerca sul clima.

Già questo mi sembrava abbastanza interessante… Ma in verità il bello deve ancora venire! Perché per effettuare i loro studi, il professor Sarà insieme al suo team utilizza tecniche di ingegneria termale, tra cui una combinazione di lavoro sul campo, telerilevamento e modellistica matematica, per esplorare i modi in cui l’ambiente determina la temperatura corporea degli animali marini costieri. In altre parole, i molluschi (in particolar modo le cozze) possono ospitare all’interno dei loro gusci dei piccoli sensori che rilevano costantemente la temperatura corporea, che rispecchia quella esterna. Attraverso questo tipo di monitoraggio si studiano gli effetti della variabilità ambientale, dal cambiamento climatico al disturbo antropico locale.

Zona mesolitorale nel Mediterraneo

Ancora un’applicazione robotica, che qualche mese fa mi aveva portato fin su Marte, adesso mi porta in riva al mare… e vorrei davvero poter ammirare questo gruppo di ricercatori a lavoro, a stretto contatto con i due dottorandi della Hong Kong University, i tre dottorandi della Northeastern University, e gli studenti della triennale e magistrale di Palermo, e affrontare questo studio di frontiera sulla linea Mediterranea. Vorrei perdermi tra i numeri di file di dati che raccontano una storia solo a chi la sa ascoltare: storie passate ma soprattutto storie di un prossimo futuro… e a raccontarle sono proprio delle specie che solo da piccoli appassionano, quando al mare insieme alla famiglia, si passavano le ore a guardare quei minuscoli ospiti degli scogli. Ma questa è un’altra storia…

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.