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Sulle scogliere di ferro

 By Elisa Trincia

Siamo andati a vedere gli impianti offshore di Eni al largo di Ravenna e abbiamo trovato una vera e propria oasi marina. Sui piloni sommersi delle piattaforme estrattive le cozze hanno ricavato l’habitat ideale per riprodursi spontaneamente, grazie al divieto di pesca e di transito delle imbarcazioni. Da alcuni anni due cooperative, ‘La Romagnola’ e ‘Conisub’, con barche e sub tengono pulite le gambe di ferro, effettuano la raccolta e la vendita dei molluschi. Risultato: le cozze da piattaforma coprono il 5% della produzione regionale e il 20-25% di quella della costa ravennate. Nel 2014 ne sono state raccolte qualcosa come 7 mila quintali. Ma soprattutto: queste cozze sono buonissime…

Oasi marina sotto le piattaforme. Come nascono le cozze di Ravenna

Davanti alle coste di Marina di Ravenna esiste una vera e propria “riserva naturale” delle cozze. Qui, sui piloni sommersi delle piattaforme estrattive di Eni, i molluschi hanno individuato l’habitat ideale per riprodursi spontaneamente, grazie al divieto di pesca e di avvicinamento delle imbarcazioni che ne tutela l’integrità ambientale. La cozza di Ravenna, dal sapore delicato per la scarsa salinità dell’acqua, è un prodotto d’eccellenza unico, visto il contesto in cui cresce. Questi mitili, rispetto a quelli di allevamento, sono più grandi e il loro guscio, essendo più resistente, garantisce una miglior conservazione del mollusco. Una peculiarità che ha dato vita a un esempio di coesistenza virtuosa tra pesca e attività estrattiva; da molti anni, infatti, esiste un accordo tra Eni e i pescatori della zona per liberare dalle cozze le parti sottomarine delle piattaforme. Una collaborazione che ha portato alla creazione di due cooperative, ‘La Romagnola’ e ‘Conisub’, che  con otto barche, lunghe tra i 15 e i 18 metri, effettuano la raccolta e la vendita dei molluschi. Si è così sviluppato un vero e proprio mercato che rappresenta una solida base per l’economia del territorio: la raccolta delle cozze dalle piattaforme copre, infatti, circa il 5% della produzione regionale di questi molluschi, ovvero il 20-25% di quella della costa ravennate. Nel 2014 sono stati raccolti complessivamente 7mila quintali di cozze, ma la raccolta può variare sempre in base alle condizioni meteorologiche e del mare.

“La pulizia delle piattaforme in Adriatico, da Ravenna a Rimini, consente ai pescatori di raccogliere e vendere sul mercato circa 10-12mila quintali di prodotto”, ha spiegato Arnaldo Prati, direttore dell’associazione d’impresa a cui fanno capo la Cooperativa Pescatori ‘La Romagnola’ e ‘Conisub’, addette alla pesca delle cozze. Per sottolineare la stretta relazione tra l’attività estrattiva, la tutela dell’ambiente e la promozione del territorio, a fine giugno è stata organizzata, nell’ambito della manifestazione “La Cozza di Marina di Ravenna in festa”, giunta alla sua seconda edizione, una visita alla piattaforma Eni, Amelia D. Circa duecento persone, a bordo di tre crew boats, le imbarcazioni usate per il trasporto del personale Eni, hanno assistito ad una dimostrazione di raccolta di cozze dalle gambe dell’impianto offshore. L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di documentare come il progetto di valorizzazione della cozza abbia contribuito a far dialogare costruttivamente il mondo estrattivo con i pescatori e quello della ristorazione, uniti dall’intento di sviluppare un’attività proficua sia da un punto di vista ambientale che commerciale.

Secondo il direttore del distretto Eni di Ravenna, Nicola Salmaso, “se il prodotto è buono, vuol dire che sotto le piattaforme l’ambiente è pulito, non c’è inquinamento. I fondali delle piattaforme sono diventati delle oasi. Anche per questo motivo abbiamo avviato una collaborazione con la Fondazione Cetacea per segnalare la presenza di animali a rischio come tartarughe, stenelle, piccoli squali”. Un ambiente tutelato e divenuto luogo idoneo al ripopolamento di alcune specie marine, anche grazie ai rigidi controlli ambientali, eseguiti da Eni e dalle autorità di verifica presso le piattaforme. In particolare, a salvaguardia di quest’area marina vengono effettuati monitoraggi periodici da parte delle Capitanerie di Porto, delle ARPA competenti, di ISPRA e CNR-ISMAR. Un lavoro minuzioso di verifica e protezione, fondato sul dialogo e la collaborazione, che mette d’accordo mondo produttivo e fronte ambientalista, oltre a soddisfare il palato di tanti estimatori delle cozze.

 

informazioni sull'autore
Elisa Trincia
Elisa Trincia 29 anni e da sempre ama scrivere e fotografare. Giornalista professionista dal 2009, lavora in Agi (Agenzia Giornalistica Italia) e si occupa di economia e comunicazione interna. Un suo pregio? Affronta la vita con il sorriso, perché così è tutto più facile.