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Here “Hack” the sun

 By Mattia Voltaggio

Ci credereste se vi dicessimo che il sole ha acconsentito di farsi “hackerare”? Sì, avete letto bene. E’ accaduto a Milano, quartiere Bovisa, nel corso della “ReNewHack” un “hackathon” sull’energia solare organizzato da Eni in collaborazione con Maker Faire Rome, Codemotion e IBM e andato in scena nella cornice del PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano. All’appello hanno risposto una pattuglia di sessanta partecipanti, arrivati nell’Arena della Bovisa armati di stampanti 3D, sensori, schede Arduino, martelli, cacciaviti, colla, silicone (tanto silicone), computer, smartphone rigorosamente Android, cuscini e sacchi a pelo. Com’è andata e cos’hanno inventato, lo scoprirete qui sotto…

“Quando il glorioso sole diventerà il nostro servo ubbidiente, pace e armonia si diffonderanno sulla Terra”. E’ il 1905 quando Nikola Tesla pronuncia questa frase considerata allora, poco più che l’uscita dissennata di un folle. Solo oggi ci si è resi conto di quanto profetiche fossero quelle parole. Il sole non solo è diventato un servo abbastanza ubbidiente – vedi il boom delle rinnovabili in Europa, con il solare in testa – ma di recente ha anche acconsentito a farsi “hackerare”.

Si, avete letto bene. E’ accaduto a Milano, quartiere Bovisa, in un evento che ha quanto meno dell’insolito. L’occasione è stata “ReNewHack” un “hackathon” sull’energia solare organizzato da Eni in collaborazione con Maker Faire Rome, Codemotion e IBM e andato in scena in una due giorni non-stop di inizio estate nella cornice del PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano.

Se non avete mai sentito la parola “hackathon” e avete qualche difficoltà a pronunciarla non vi preoccupate. Il termine – letteralmente maratona di hacker – è un neologismo nato per descrivere quelle gare informatiche non-stop di nerd, geek, millennials e appassionati di ogni età che anche in Italia comincia a prendere piede, sull’onda delle più famose fiere di robotica a stelle e strisce. A dire il vero l’etichetta corretta per descrivere questi partecipanti non è quella di “hacker” (demolitori) bensì quella di “maker” (costruttori), un movimento di artigiani digitali che in pochi anni, dai primi esperimenti nelle cantine di mamma e papà sta approdando ad un sistema di business più maturo che dal semplice self-making si evolve molto spesso in start-up e poi in una vera e propria azienda, grazie al supporto di incubatori e acceleratori di impresa.

All’appello di Eni e Maker Faire risponde una pattuglia di sessanta partecipanti, arrivati nell’Arena della Bovisa armati di stampanti 3D, sensori, schede Arduino, martelli, cacciaviti, colla, silicone (tanto silicone), computer, smartphone rigorosamente Android, cuscini e sacchi a pelo. In poco tempo lo spazio universitario si trasforma in una Woodstock ad alto tasso high-tech. La sfida che dovranno affrontare è tutt’altro che semplice però: utilizzare le due tecnologie solari di Eni sviluppate al Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara, ossia i concentratori solari luminescenti (per gli amici LSC) e i pannelli flessibili ultrasottili (per gli stessi amici, OPV), per realizzare in 24 ore un prototipo innovativo, applicabile a livello industriale e soprattutto funzionante. Si formano i gruppi, in forma spontanea. Molti di loro non si sono mai visti prima. Sul pass intorno al collo hanno scritto “developer”, “designer” o “marketing specialist”: si guardano, condividono l’idea e sono già al lavoro come se si conoscessero da sempre.

L’idea viene buttata giù su carta, prende forma in un render, la stampante 3D comincia a macinare filamenti colorati e a notte tarda il prototipo ha preso vita. Certo, sul far del mattino la metà dei partecipanti è stesa più morta che viva sui grandi cuscini “FatBoy” sparsi un po’ ovunque per i corridoi e l’altra metà sta ingurgitando l’ennesima pinta di caffè. Quando arriva la giuria nella mattina di domenica la sala è ormai una stalla, ma sui tavoli c’è un assaggio di futuro.

Il sole è stato addomesticato da tutti, ma tre progetti in particolare ti fanno capire quanti cervelli, per fortuna, siano ancora ben al sicuro dentro i confini nostrani. Stupisce tra tutti BeSafe, una tenda alimentata ad energia solare grazie ai pannelli OPV, e quindi totalmente autosufficiente a livello energetico, dedicata al primo soccorso delle popolazioni coinvolte da calamità naturali. BeSafe può essere lanciata da aerei o droni e agevolmente montata in breve tempo.

I sensori alimentati dalla tecnologia solare sono in grado di comunicare ai soccorritori localizzazione, stato di salute dei suoi occupanti e numerose altre informazioni, oltre a garantire autonomia energetica fino a 6 giorni, anche in condizioni di assenza di sole. Una soluzione perfetta per garantire riparo in attesa che i soccorsi riescano a ripristinare i servizi minimi. Poi c’è Supernova: un progetto che utilizza le lastre LSC per realizzare tunnel solari, elementi architettonici destinati a convogliare la luce solare in ambienti nei quali non è possibile garantire illuminazione naturale diretta.

In pratica un sistema capace di trasformare l’energia solare in energia elettrica che può essere accumulata e impiegata per effettuare regolazioni ambientali (intensità luminosa, cromatica, termo-igrometrica) ma anche per alimentare ulteriori servizi di domotica (es. allarme). E infine il progetto più Avatar di tutti, chiamato Drops of Jupiter: una serie di moduli idroponici domestici.

In pratica piccole serre prive di terreno dove le piante crescono grazie a lastre LSC che forniscono energia per monitorare lo sviluppo e mantenere le condizioni di umidità e temperatura ottimali. Adattandosi bene alle esigenze di interior design proprie degli ambienti domestici. La giuria non ha avuto dubbi, sono loro i migliori. Alla fine però, tutti contenti: chi è tornato a casa con un bell’assegno, chi con un’idea da sviluppare, chi, semplicemente, con un nuovo amico. La sensazione è quella di pace e armonia. Vuoi vedere che Tesla aveva ragione…?

 

DA GUARDARE: Il video dei tre progetti vincitori

Sono Besafe, Supernova e Drops of Jupiter i tre progetti vincitori del primo hackathon dedicato all’energia solare in Italia...
informazioni sull'autore
Mattia Voltaggio
Tre figlie, una quarta in arrivo. In pratica una vita in rosa. Manager progetti culturali in Eni da qualche anno, sogno di scrivere un romanzo sulla Pangea.