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Dalla terra alla luna

 By Francesca Murgolo

Era il 20 luglio del 1969 quando il mondo intero si fermò, con gli occhi incollati agli schermi televisivi per seguire in diretta uno sparuto gruppo di uomini che realizzava un sogno fantascientifico: camminare sulla Luna. Quarantasette anni dopo quel primo, incredibile allunaggio sono cambiate molte cose: le tecnologie si sono evolute, l’energia che alimenta razzi e navicelle pure, e siamo ormai abituati a missioni spaziali che durano diversi mesi. Quel che resta intatto è lo stupore (e la tensione umana) verso le grandi scoperte…

L’astronauta americano Neil Armstrong fu il primo essere umano a mettere piede sul suolo lunare, seguito subito dopo dal collega Buzz Aldrin. Le immagini della loro passeggiata, insieme a quella della bandiera a stelle e strisce ben piantata sulla pietra brulla, sono rimaste impresse nella memoria delle persone che seguirono da lontano il primo allunaggio della storia. Fu in quell’occasione che Armstrong pronunciò l’indimenticabile frase: “Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. A distanza di anni, possiamo dire che aveva ragione: l’Apollo 11 fu la prima missione spaziale a raggiungere con successo il suolo lunare, e da allora l’esplorazione dello Spazio non si è più fermata.

La passeggiata lunare di Armstrong e Aldrin

Spinti dalla curiosità, dall’idea di incontrare forme di vita aliene, o magari dalla possibilità di scovare un nuovo pianeta in cui vivere, astronauti di diversi Paesi sono partiti a bordo di una navicella per conoscere l’Universo. Certo, siamo ancora lontani dagli scenari fantascientifici che immaginava Isaac Asimov nei suoi racconti: non abbiamo imparato a manipolare il tempo, né abbiamo scoperto civiltà extraterrestri o rivelato il segreto dell’Eternità. Ma quello dei viaggi spaziali resta un argomento affascinante, sempre sospeso tra realtà e fantasia: di astronauti che passeggiano nello spazio negli ultimi anni ne abbiamo visti parecchi, ma ogni volta rimaniamo a bocca aperta. C’è addirittura chi ha pensato di renderla una forma di turismo: come l’eccentrico miliardario inglese Richard Branson, che con la sua compagnia Virgin Galactic punta a offrire a tutti, o almeno a chi è disposto a spendere qualche migliaio di dollari, un viaggetto fuori dall’orbita terrestre.

47 anni dopo quel primo, incredibile allunaggio possiamo dire che sono cambiate molte cose: le tecnologie si sono evolute, l’energia che alimenta razzi e navicelle pure, gli strumenti per l’esplorazione sono diventati sempre più complessi e siamo ormai abituati a missioni spaziali che durano diversi mesi. Siamo tornati sulla Luna in più di un’occasione, e nel frattempo siamo approdati anche su Marte, il pianeta più simile alla Terra tra quelli del sistema solare. La temperatura è un po’ rigida, c’è tantissima sabbia rossa ma non, per fortuna, i temibili Marziani che si immaginava Tim Burton nel suo film Mars Attacks!

 

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Negli ultimi anni si sono susseguite diverse missioni sul Pianeta Rosso, per capire se è davvero possibile che possa accogliere forme di vita, ma l’esplorazione fino ad ora si è fermata alla superficie del suolo. Nel 2020 Rosetta sarà la nuova sonda che l’Agenzia Spaziale Europea lancerà con il compito di capire che cosa si nasconde sotto le dune di sabbia marziane. Una missione non facile che ha richiesto l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. Per questo Tecnomare, società controllata da Eni, grazie alle sue competenze nell’esplorazione di ambienti inospitali come i fondali marini ha contribuito a mettere a punto un trapano speciale, capace di estrarre campioni fino a 2 metri di profondità.

Dovremo aspettare ancora qualche anno, ma Rosetta potrebbe finalmente rivelarci che cosa si nasconde nelle profondità del pianeta, e fornirci qualche indizio sulla possibilità che ci sia davvero vita su Marte. Un altro piccolo passo per l’uomo, direbbe Neil Armstrong, in attesa di scoprire se il prossimo balzo dell’umanità sarà proprio la conquista del Pianeta Rosso…

PER APPROFONDIRE:

Il trapano spaziale di Sandeep Ravindran

Le ragioni di Einstein e Star Trek di Andrea Bellati

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