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L’alleanza del bosco

 By Eniday Staff

Mentre le parole “microbo” o “germe” o “batterio” ci sono tutte tanto familiari quanto negative, quasi sinonimo di malattia, la parola “fungo” permane equivoca…

Fungo è quello della micosi, la malattia fungina, ma fungo è anche il meraviglioso e gustoso (per chi non è allergico) porcino che raccogliamo sotto i castagni dopo la provvidenziale pioggia di fine agosto. Fungo è quello velenoso che potrebbe ingannarci e ucciderci, ma fungo è anche quello microscopico che fa fermentare il mosto dell’uva e la birra. Ce ne sono di buoni e di cattivi, insomma. E tutti hanno in comune il fatto di essere parassiti, di avere bisogno di un altro organismo da quale suggere le sostanze nutritizie necessarie alla loro esistenza. Ed anche in questo frangente ci sono funghi cattivi e funghi buoni. I primi, ad esempio, sono quelli che ammalano la pianta fino a farla morire, come l’oidio, quello del mal bianco che soffoca le foglie, o la peronospera, che fa ammuffire i chicchi d’uva e annerisce i pomodori. I secondi, sono quelli che garantiscono alle piante uno scambio simbiotico: il fungo ruba un poco di alimenti, ma in cambio garantisce alla pianta la resistenza a condizioni ambientali sfavorevoli se non, in casi estremi, fatali. Così che, se nel mondo, nonostante l’azione troppo spesso nefasta dell’uomo, si possono ancora contare grandi superfici forestali è spesso grazie a certe specie fungine che, certamente, rubano qualche cosa alla pianta alla quale si affezionano, ma garantiscono, in cambio, la sua stessa esistenza.

Alberi e funghi

Nei laboratori dell’INRA, l’istituto francese per la ricerca agronomica, sono stati così scoperti funghi generosi e indispensabili. Un esempio per tutti: se il pino nero austriaco, utilizzato in molte aree alpine per il rimboschimento, si è bene adattato anche ai terreni calcarei è proprio grazie ad una particolare specie di fungo che, associato alle radici delle conifere, le protegge dalla tossicità del calcio. Ma non è stato né facile né immediato mettere a fuoco questo fenomeno o molti altri analoghi. I ricercatori dei laboratori dell’INRA di Nancy, guidati da Farncis Martin, ci hanno messo decenni. I primi passi, negli anni Ottanta, quando per la prima volta viene fatto ricorso ad uno strumento mai prima utilizzato in campo agronomico: lo spettrometro a risonanza magnetica, con il quale esplorare in vivo la biosintesi delle molecole nelle cellule vegetali e vedere, per la prima volta, come si comportavano i tessuti di alcuni funghi associati alle radici delle piante, ed avere così un panorama di come funziona la simbiosi micorriza.

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Il gamarada debralockiae, una delle numerose specie fungine micorriziche, qui isolata dalla Woollsia pungens (MidgleyDJ, Wikimedia)

Si tratta di un meccanismo di reciproco opportunismo, di uno scambio nutritivo: il fungo stimola l’assorbimento, da parte dell’albero, degli elementi minerali indispensabili alla sua crescita; in cambio, la pianta fornisce al fungo gli zuccheri necessari al suo sostentamento, spendendo in questo modo fino al 25 per cento dei prodotti di fotosintesi che produce. Ma la cosa da capire, che in quegli anni era ancora oscura, era attraverso quali meccanismi molecolari si realizzasse questo mercato, perché funzionasse con certi funghi e certe piante e non in altre associazioni.

La ricerca continua

Per rispondere a questo interrogativo nasce così l’alleanza tra i laboratori francesi dell’INRA e quelli dell’Università della California. Obiettivo: identificare i geni che regolano questi fenomeni. Compito ancora non facile in quegli anni. Così da richiedere il coinvolgimento dei laboratori di Oak Ridge, nel Tennessee, che per la prima volta riescono a sequenziare il genoma di un albero, il pioppo nero. Nel 2006, appare così su Science il primo articolo di fama internazionale dedicato alla genetica vegetale e alle sue ricadute sul fronte del miglioramento delle rese arboree. Mancava però ancora un mattone all’edificio: serviva conoscere l’altro lato del sistema simbiotico, quello dei funghi. I ricercatori francesi arrivano così a identificare alcuni funghi, tra i quali la Laccaria bicolor, un fungo assai comune, commestibile ma poco adatto all’alimentazione, perché assai acquoso e poco consistente.

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Il fungo Laccaria bicolor (US Department of Energy)

Con l’aiuto dei laboratori americani viene, per la prima volta, sequenziato il genoma di un fungo, arrivando a mettere a fuoco una particolare molecola, capace di colonizzare il nucleo delle cellule del pioppo. In questo modo, il fungo prende il controllo del suo ospite, lo induce a reagire ad alcune condizioni ambientali avverse e, in cambio, riceve nutrimento. Nel 2008 vengono pubblicati i primi articoli scientifici che aprono nuove prospettive nella ricerca sul funzionamento dei fenomeni micorizomatici, scoprendo centinaia di funghi capaci di aiutare gli alberi delle foreste a vivere rigogliosamente. Ed ora la sfida si sposta: individuare i fenomeni simbiotici che possono rendere gli alberi sempre più forti nell’affrontare i cambiamenti climatici.

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