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I viaggi sono i viaggiatori

 By Andrea Andreoni

Nei nostri viaggi estivi in auto tappa obbligatoria rimane la stazione di servizio. Un caffè, una brioche, un panino al volo, il pieno all’auto e via dritti verso le vacanze o la casa dei nonni. Bambini urlanti per il viaggio troppo lungo sono compresi. Ma tutto bene, l’aria condizionata ripaga della fatica…

Ma dove nascono le stazioni di servizio?

Nel 1953 l’Eni era già costituita, ma il suo fondatore, Enrico Mattei, continuava a guardare al futuro. Al futuro di un’Italia che andava incontro a quello che poi sarebbe stato il suo miracolo economico.

Mattei sapeva che ci sarebbe stato presto un aumento della domanda di prodotti petroliferi distribuiti dall’Agip. E cercò di accaparrarsi il mercato dei distributori di benzina. Doveva battere la concorrenza. E lo fece avvalendosi, com’era sua abitudine fare, dei migliori che potessero affiancarlo in questo progetto di espansione: esperti di marketing, architettura, design. Già dagli inizi degli anni Cinquanta Mattei aveva fatto disegnare dall’architetto Mario Bacciocchi il nuovo modello di stazione di servizio che in realtà era destinata a diventare un’area di servizio. Un’area talmente imponente da dover spesso essere costruita in zone periferiche e da essere presto definita “cattedrale nel deserto”.

Mattei aveva quindi deciso di creare delle stazioni di rifornimento in cui, come nei “grandi spazi d’America”, non si faceva più solo benzina, ma ci si rilassava, si poteva fare shopping, si poteva addirittura alloggiare.

Come scrive Pietro Papi in Eni, un’autobiografia, “Vennero costruite duecento stazioni di servizio all’anno, progettate secondo criteri innovativi dall’architetto Bacciocchi. Si inventarono i piccoli chioschi per i marciapiedi delle strade cittadine, si ampliarono i depositi, si conquistarono anno dopo anno importanti nuove quote di mercato, sino a giungere a essere molto prossimi alle quote di Esso o di Shell”.

Sta facendo la sua apparizione, anche nel nostro linguaggio, una parola nuova: 'motel'. Viene da oltre oceano, ed è semplicemente la fusione di 'motor' e di 'hotel', che è come dire albergo per persone motorizzate...

Le aree di servizio negli anni Cinquanta divennero punti di ristoro e di svago, non solo per gli automobilisti. Vi erano ristoranti e bar per chi volesse trovare conforto nei viaggi più lunghi e addirittura furono creati dei motel: i motel Agip (il primo fu realizzato a Metanopoli).

Giorgio Galli scrive così nel 1957 sulla rivista aziendale Eni Il Gatto Selvatico: “Sta facendo la sua apparizione, anche nel nostro linguaggio, una parola nuova: <<motel>>. Viene da oltre oceano, ed è semplicemente la fusione di <<motor>> e di <<hotel>>, che è come dire albergo per persone motorizzate. Nell’Italia settentrionale come in quella meridionale, sulle grandi strade e lungo gli itinerari turistici, stanno diffondendosi questi strani <<rifugi>> per automobilisti, dove è possibile spezzare la noia del viaggio, rimettere a punto la macchina, dare un’occhiata a un paesaggio che la rapidità della corsa avrebbe altrimenti sottratto alla nostra curiosità: sono le locande dei viandanti d’oggi. […] offrono cioè una completa assistenza tecnica alle macchine, dal rifornimento alla riparazione, alla custodia; poi danno la possibilità di ristoro ai viaggiatori in transito; infine offrono delle stanze per il pernottamento”.

E Walter Lucas scrive nel 1958 sempre su Il Gatto Selvatico: “Mi si dice che i Motels Agip, che sono fra i primi dell’Italia, debbono la loro esistenza all’interesse personale dell’on. Enrico Mattei che vide un Motel quando visitò recentemente gli Stati Uniti. Riconosciuto immediatamente il ruolo importante del Motel nei viaggi americani moderni, decise che poteva assumere un ruolo egualmente importante in Italia. L’Italia è forse fortunata perché, venuta tardi ai Motels, può approfittare degli sbagli e della esperienza altrui. […] Forse l’Agip ha già stabilito un modello che gli altri seguiranno. Ho trovato che al Brennero, a San Donato e a Cortina d’Ampezzo la dignità architettonica è stata adattata ai fini pratici. Qui gli edifici non hanno rovinato il paesaggio ma si sono conformati ai dintorni per realizzare le loro finalità”.

I motel Agip erano delle strutture accoglienti ideate per chi viaggiava per strada e aveva bisogno di sentirsi a casa. Tutto era studiato e curato nei minimi dettagli, il servizio Agip era il meglio che l’italiano e lo straniero potessero trovare lungo lo Stivale.

Stazione di servizio e Motel Agip a Montalto di Castro

Niente era lasciato al caso e non è un caso che, alla fine del 1962 quando si concludeva “l’era Mattei”, in Italia l’Agip aveva costituito già circa trenta motel, 55 tra ristoranti e tavole calde, 357 bar. Le aree di servizio Agip erano ormai entrate a far parte integrante del paesaggio italiano. Nel 1962 la rete di distribuzione dell’Agip era la più moderna in Europa.

Ma i modelli delle aree di servizio Agip furono esportati da Enrico Mattei anche all’estero, in Africa, in Medio Oriente, laddove l’Eni aveva degli interessi petroliferi. Il cane a sei zampe sfondava al di fuori dell’Italia, anche nel campo commerciale.

Enrico Mattei con le sue aree di servizio Agip guardava al futuro e vide lungo, fu capace di mettere in moto un meccanismo che alimentava non solo lo sfruttamento e la vendita di prodotti petroliferi italiani, ma anche il mercato dell’automobile e del turismo.

 

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informazioni sull'autore
Andrea Andreoni
Communications Specialist, dopo aver lavorato all’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo approda in Eni nel 2011.