Sparks Economia circolare

Il segreto dei funghi al Fuorisalone

 By Eniday Staff
Economia circolare

Niente teletrasporto. Non è come nel quarto episodio di Star Trek Discovery, quando l’astronave viene dotata di un formidabile motore a spore che permette di saltare in pochi istanti da un punto all’altro di ogni galassia. Anche se, certamente, il nome è simile: Mycelium Spore Drive

Il dietro le quinte di The Circular Garden

In quel caso si trattava di fantasia. In quello del Fuorisalone 2019, si tratta invece di strutture costruite utilizzando il micelio – cioè la parte fibrosa e nascosta dei funghi – nel progetto firmato dall’architetto-ingegnere e visionario italiano Carlo Ratti. L’installazione “The Circular Garden”, realizzata in collaborazione con Eni per la “Design Week” di Milano, si trova all’interno dell’Orto Botanico di Brera, in piena sintonia con l’incanto naturale del luogo, per sviluppare il tema dell’economia circolare attraverso il riciclo e il riuso delle materie prime. L’idea sostenibile è quella di usare il micelio per costruire grandi elementi architettonici, plasmati con l’energia dell’uomo, ma destinati a ritornare nella terra all’insegna di un processo circolare sempre ripetibile.

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L’installazione “The Circular Garden” è costituita da elementi realizzati utilizzando micelio

L’installazione “circolare”, che fa parte della mostra-evento Human Spaces (8-19 aprile) – promossa dalla rivista Interni presso l’Università degli Studi di Milano, l’Orto Botanico di Brera e l’Audi City Lab – è costituita da elementi realizzati utilizzando micelio. Il progetto di Carlo Ratti punta a proporre nuovi modelli architettonici naturali che partono dalla campagna, dal giardino e dai vegetali e che da lì possano ritornare in modo sostenibile. Finita l’esposizione, infatti, le strutture – le cui forme saranno svelate l’8 aprile – verranno smantellate e restituite alla natura. Proprio da dove sono state generate.
Il processo per la loro realizzazione prevede l’uso della parte profonda dei funghi, il micelio appunto, costituito da un intreccio di sottili filamenti, le ife. L’insieme delle ife, che possono essere osservate soltanto al microscopio, costituisce il vero e proprio corpo del fungo e si tiene nascosto nel terreno oppure nella struttura lignea degli alberi, sotto la corteccia. Quello che vediamo – e spesso assaporiamo, il carpoforo o sporoforo – deve essere, infatti, considerato alla stregua del frutto, mentre la pianta vera e propria si cela al nostro sguardo anche sotto una coltre di mezzo metro di terra. E, proprio le particolari modalità di sviluppo di questi vegetali, li rendono particolarmente interessanti per realizzare manufatti naturali completamente riciclabili. In funzione delle condizioni ambientali, di umidità, di temperatura e di rapporto tra carbonio e azoto, il micelio può, infatti, accrescersi con grande velocità, assumendo diverse forme e consistenza.

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Il micelio è parte profonda dei funghi ed è costituito dalle ife, un intreccio di sottili filamenti

La realizzazione di strutture fatte di micelio procede identificando un substrato organico capace di offrire nutrimento (segatura, canapa o fieno) che viene inoculato dal fungo e posto quindi in uno stampo. Le ife possono quindi svilupparsi ed espandersi fino a riempire tutto lo spazio a disposizione, assumendo un aspetto rigido e resistente. Sottoposto ad alte temperature, il micelio viene quindi disidratato, lasciando una struttura elastica che può essere utilizzata per costituire la forma desiderata. Per riempire uno stampo di un metro cubo di micelio occorre circa un mese e mezzo: tre settimane sono necessarie per la sua crescita e asciugatura, altre tre servono per procedere alla disidratazione.
Per realizzare le strutture che abiteranno l’Orto Botanico di Brera, i progettisti di Carlo Ratti Associati e di Eni si sono affidati ad alcuni tra i maggiori esperti europei nel campo della micologia e delle sue applicazioni, che hanno così contribuito al grande programma di sviluppo che Eni ha da tempo lanciato in direzione di un’economia circolare. Eni è, infatti, presente nella bio-raffinazione, così come nella raccolta ed il riutilizzo degli oli esausti, sta sviluppando nuove soluzioni per produrre olio da rifiuti organici e da biomassa e sta investendo su tecnologie volte a migliorare l’efficienza delle risorse impiegate, lungo tutto il ciclo di vita dei manufatti, e a riciclare materiali di ogni origine.

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Dopo una lunga fase di preparazione, il micelio viene sottoposto ad alte temperature e disidratato, creando una struttura elastica che può essere utilizzata per costituire la forma desiderata

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