Sparks Economia circolare

Una città dal profilo circolare

 By Paola Arpino
Economia circolare

I dati forniti dal World Economic Forum (WEF) aumentano la soglia dell’attenzione mondiale sull’urgenza di un’inversione di rotta del sistema economico lineare globale verso il modello circolare…

Il rapporto del WEF mette l’accento sulla responsabilità delle città, risorse primarie dell’auspicabile cambiamento. I dati parlano chiaro: in presenza di un sistema di produzione lineare, il 75% delle risorse naturali viene esaurito e il livello globale di rifiuti sale al 50%, con il risultato di circa 60% di emissioni di gas serra. Ma un altro dato allarmante che ci consegna il WEF è che entro il 2050, è prevista una migrazione della popolazione mondiale di almeno il 70% verso i grandi centri urbani. Le città, dovranno quindi essere pioniere di una trasformazione radicale dei sistemi di produzione e di smaltimento dei rifiuti se si vuole vincere la sfida contro gli effetti del cambiamento climatico, dell’inquinamento ambientale in corso, che vanno proprio a impattare sulla qualità di vita dei cittadini, protagonisti di questo scenario. Le manovre da attuare sono di facile intuizione: ridurre l’immissione di risorse, degli sprechi, delle emissioni e delle perdite di energia.

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I volontari vietnamiti raccolgono i rifiuti per le strade per sensibilizzare l'opinione pubblica (english.vov.vn)

Numerose le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, tra queste, spicca la Circular Cities Week: evento di livello globale, organizzato dal Circular Economy Club (CEC).

Il club dell’economia circolare

Composto da una rete internazionale di oltre 4.000 professionisti e organizzazioni dell’economia circolare provenienti da oltre 130 paesi, il CEC è aperto gratuitamente a chi abbia voglia di contribuire all’espansione di questa economia, nelle città di tutto il mondo. Come? Attraverso la costruzione di reti locali, in grado di offrire e propagare le proprie idee, dare il proprio input proponendo soluzioni consone al nuovo modello, a livello sia pubblico sia privato. La loro visione è lungimirante, protesa a una rinascita circolare trasversale, dove la parola “rifiuto” dovrà diventare un ricordo sbiadito del passato.
Alcuni obiettivi chiave il CEC li ha già fissati: studiare delle strategie capaci di coinvolgere gli stakeholder di 200 città, inserire l’economia circolare come materia di curricula universitari, supportare start-up e aziende nell’attivazione di pratiche circolari attraverso attività di mentoring, finanziamento e comunicazione. Con la Circular Cities Week, il CEC cerca di guadagnare terreno lungo il percorso verso la nuova transizione energetica. Con un calendario annuale fitto di appuntamenti, le città, attraverso la diretta partecipazione dei cittadini, degli stakeholder, delle aziende e dei legislatori nazionali e internazionali si incontrano in ogni angolo del pianeta per condividere insieme l’impegno di realizzare città maggiormente sostenibili. “Speriamo che la Settimana delle Città Circolari dia ai sostenitori della circolarità gli strumenti per potenziare il proprio impegno nella loro regione” sono le parole di Anna Tari, fondatrice del CEC.

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Paesi di tutto il mondo si riuniscono per discutere di economia circolare (Circular Economy Club)

Modello di città circolare

Volendo tracciare un profilo “a immagine e somiglianza” del modello di città circolare, si potrebbe pensare all’utilizzo di un sistema che miri al coinvolgimento dell’industria e dei settori di servizi, della produzione, raccolta e riciclo di ogni genere di materiale, in grado di contrastare i problemi di degrado, inquinamento e spreco, generati nel ventesimo secolo. Soprattutto nell’Europa Occidentale, l’impegno per avvicinarsi il più possibile a tale modello è forte e lo sforzo vede unite iniziative individuali e decisioni collettive che, in particolar modo nelle metropoli, coinvolgendo le autorità governative locali.

Iniziative circolari a livello Europeo

Già nel 2015, Parigi ha iniziato un vero e proprio processo di trasformazione del proprio sistema economico, attuando l’incorporamento di modelli economici circolari nel proprio ecosistema urbano. Durante un’iniziativa promossa dal Sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, oltre 2000 persone si sono riunite per affrontare il tema, in una serie di tavole rotonde e pianificato linee guida per lo sviluppo sostenibile della capitale francese, il cosiddetto “Libro Bianco”, che illustra 65 progetti di economia circolare, dedicati all’agricoltura urbana, ai rifiuti organici, alla lotta contro gli sprechi alimentari, al recupero di energia ed ecologia industriale e territoriale. Le proposte sono pervenute da 240 soggetti, composti da ONG, imprese, rappresentanti del mondo accademico etc., presenti all’evento. A Londra, è stato istituito il London Waste and Recycling Board, lanciato recentemente dal piano strategico circolare della città anglosassone, invitando settori come il tessile, l’edile e ristorazione, a mettere in atto soluzioni che offrano valore aggiunto alla dimensione circolare che si vuole acquisire.
Tra le grandi città emerge Amsterdam, da tempo leader attiva nel passaggio dall’economia lineare a quella circolare, è ora impegnata nello sviluppo di soluzioni sulla circolarità urbana, capaci di tramutarsi in progetti pilota come per esempio il Buiksloterham, che è stato trasformato da headquarters di industrie tra le più inquinanti di Amsterdam, in un’area sperimentale, dove vengono studiati e sviluppati progetti sostenibili, con l’obiettivo di creare entro i prossimi 10 anni, un distretto dove vivere e lavorare secondo i principi dell’economia circolare.
Ma in Europa è l’Italia a tagliare il traguardo in fatto di “circolarità” e lo apprendiamo dal primo Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, (2019) redatto dal Circular Economy Network. L’Italia è davanti al Regno Unito, alla Germania, alla Francia e alla Spagna, per l’utilizzo efficiente delle risorse, delle materie prime e seconde, per il grado di innovazione nella produzione, consumo e gestione dei rifiuti. Tuttavia, se si vuole rimanere in prima linea, il cambiamento oltre a essere avviato, deve essere conservato e implementato, perché specialmente dopo l’uscita del “pacchetto economia circolare” con le nuove norme sui rifiuti, erogato il 4 luglio 2018 dal Parlamento europeo e Consiglio UE, la corsa verso nuovi traguardi si fa allettante per molti Paesi europei.

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L’agricoltura urbana a Parigi (Sarah Wattouat)

Le città italiane più circolari

Sul fronte dell’economia circolare, ci soffermiamo ancora in Italia, per dare credito alle diverse iniziative a cui hanno aderito alcune città, tra cui il Protocollo d’Intesa “Città per la Circolarità”, accordo tra il Ministero dell’Ambiente e le città di Bari, Milano e Prato, finalizzato alla realizzazione congiunta di iniziative sperimentali, per il grado di innovazione intrinseco, che  fondamentalmente riflettono i principi alla base dell’economia circolare quali il design di prodotti e servizi con nuovi modelli di consumo sostenibile e implementazione delle attività di riciclo delle risorse dai rifiuti.
Secondo una recente classifica a firma di Forbes, il fiore all’occhiello va a Milano. La capitale lombarda risulta infatti al primo posto per dimensione “circolare” grazie a un ricco elenco “verde” di servizi messi a disposizione del cittadino, a iniziare dai mezzi pubblici, all’estesa offerta di biciclette comunali, a servizi di carsharing, all’efficienza energetica, alla disponibilità di aree verdi sull’intera superficie comunale, alla produzione di energia elettrica da fotovoltaico e, per la gioia degli amanti dello stile “vintage”, per il record di vendita dell’usato. A ruota segue Firenze, che si contraddistingue con un’amministrazione pubblica determinata a costruire per la propria città un futuro più sostenibile, attraverso aggregazioni di cittadini che, sensibili al tema della sostenibilità ambientale, esercitano un ruolo particolarmente attivo nei confronti di politiche che incoraggiano la decarbonizzazione insieme allo sviluppo dell’economia circolare. Al terzo posto del podio c’è Torino, anche se guadagna lo scalino più alto per efficienza energetica e i sistemi di depurazione idrica.

Nell’occhio del ciclone: il mercato rionale

Nell’ottica di una riorganizzazione circolare delle città, non si può non citare il caso dei mercati rionali, al centro del dibattito per l’enorme quantità di rifiuti di ogni tipo che, a conclusione della giornata, gli operatori ambientali devono raccogliere, spingendo l’acceleratore sullo spreco. Diversi sono i passi che si possono compiere per la trasformazione di un mercato rionale lineare a un mercato rionale circolare, a partire da un’educazione al cambiamento di tutti gli attori coinvolti nella gestione del mercato, già attraverso l’utilizzo di sportine biodegradabili. L’obiettivo è di acquisire consapevolezza sulla conservazione dell’ambiente. In questo ambito, la tecnologia può essere di grande aiuto, sono diversi infatti i cosiddetti “Webinar”, corsi interattivi disponibili in rete, organizzati da alcuni comuni e scaricabili gratuitamente dall’utente, insieme ad altri strumenti di messaggistica istantanea come Whatsapp e Chatbot, che dispensano una serie di informazioni o rispondono a domande, su come organizzare il proprio spazio all’interno del mercato in modalità sostenibile, separando alla fonte i rifiuti organici e come evitarne lo spreco. La separazione dei materiali, ridurrebbe anche il consumo dell’acqua, che a fine mercato viene largamente utilizzata per la pulizia delle strade, invase da ogni tipo di scarto.

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I mercati rionali sono destinati a fronteggiare una trasformazione rivoluzionaria (ilsole24ore.com)

Case study: una città moderna nel cuore dell’antica Grecia

Il modello di città circolare interessa anche le città storiche, il cui patrimonio artistico può essere valorizzato da tecniche urbanistiche innovative. È successo con l’antica città portuale di Nafplio in Grecia, risultato di eccellente integrazione tra una pianificazione urbanistica moderna e arte/architettura, secondo i principi istituiti a livello internazionale dall’ICOMOS e dall’UNESCO. La città di Napflio infatti, è stata oggetto di uno sviluppo turistico sostenibile che ha risolto le problematiche socio economiche e paesaggistiche locali, migliorando le condizioni di vita dei propri abitanti, secondo una filosofia che promuove la conservazione sostenibile del patrimonio culturale nel mondo, attraverso la partecipazione, il dialogo, l’educazione, in grado di incorporare il ruolo delle arti in un contesto globale urbano contemporaneo e nel contempo, creare una nuova forma, quella della città “creativa” (oltre che circolare) del futuro.

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informazioni sull'autore
Paola Arpino
In viaggio con me stessa, attraverso Roma, Londra e Milano, nasco e mi riciclo accarezzando sempre un sogno…quello di scrivere.