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Futuro bioplastico

 By Michelle Leslie

Gli oceani coprono oltre due terzi del nostro pianeta ma stanno annegando nella plastica. Ogni anno finiscono in acqua circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, dove rimarranno per una vita in attesa di decomporsi lentamente. Il danno e l’inquinamento sono ingenti. C’è però una società californiana che ambisce a cambiare questo stato di cose. Si chiama Full Cycle Bioplastics e sta sperimentando un processo per trasformare rifiuti e altre biomasse in bioplastica totalmente biodegradabile…

(Cover foto tratta da www.econewsnetwork.org)

Gli oceani. Coprono oltre due terzi del nostro pianeta e sono la casa di milioni di specie. Ma stanno annegando nella plastica.

Ogni anno finiscono infatti nei nostri oceani circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, dove rimarranno per una vita, in attesa di decomporsi lentamente, come spiega un rapporto del California Department of Resources, Recycling and Recovery. “Le plastiche derivate dal petrolio possono provocare problemi ambientali a causa del lungo tempo necessario per disintegrarsi nelle acque oceaniche. La plastica di polietilene generalmente galleggia sull’acqua salata e può richiedere 100 anni per disintegrarsi completamente”.

Il volume dei rifiuti in plastica che vaga sui nostri oceani è esploso a causa della popolarità globale della plastica; il mondo ne ha prodotto oltre 300 milioni di tonnellate nel 2014. Ce n’è così tanta nei nostri oceani che gli esperti prevedono che entro 35 anni le acque del mondo conterranno più plastica che pesce. Si prevede che il nostro utilizzo raddoppierà nei prossimi 20 anni, influenzando anche i cambiamenti climatici. Molti processi di produzione della plastica rilasciano gas serra perché sono basati su combustibili fossili.

C’è però una società californiana che ambisce a cambiare questo stato di cose. Si chiama Full Cycle Bioplastics e sta sperimentando un processo per trasformare escrementi e altre biomasse in bioplastica totalmente biodegradabile. “Pensate ai rifiuti alimentari e agli ancora più ingenti rifiuti industriali. Le produzioni agricole intensive, il letame prodotto dagli allevamenti, i sottoprodotti dell’industria forestale come la segatura, il carbone e anche i rifiuti della produzione di birra. Tutti questi settori hanno un problema di utilizzo di queste biomasse che oggi non sappiamo come sfruttare”, ha dichiarato Andrew Ference, Partner di Fifth Season Ventures, una società di venture con partecipazioni nel settore dello sfruttamento dei rifiuti, della purificazione e della bonifica delle acque che ha investito in Full Cycle già nel 2014.

La maggior parte dei rifiuti di plastica che si trovano negli oceani arrivano dai popolosi paesi asiatici

Queste diverse tipologie di rifiuti organici possono essere utilizzate per produrre plastica basata sui Poliidrossialcanoati (PHA). I PHA vengono creati dai batteri attraverso il processo di fermentazione dei rifiuti organici. Questo “grasso per batteri” costituisce una parte naturale del processo tramite cui i rifiuti organici vengono decomposti in modo da immagazzinare carbonio ed energia. Quando il batterio mangia i rifiuti organici produce PHA quale fonte di energia.

L’idea di creare plastica dal PHA è nata dalla tecnologia del trattamento delle acque reflue. I rifiuti organici vengono miscelati all’interno di una grande vasca dove inizia la fermentazione batterica e la dissoluzione in acqua. Il liquido che se ne ricava, ricco di acidi grassi, viene trasferito e miscelato con altri batteri in una vasca di produzione dove la creazione di PHA viene ottimizzata per mezzo di controlli ambientali come temperatura e alimenti. Quando i batteri vengono indotti ad entrare in modalità ibernazione, si massimizza la quantità di PHA prodotta.

Un altro vantaggio di questa plastica naturale è la capacità di biodegradarsi. Come sottolineato dalle Nazioni Unite, non tutte le plastiche sono create uguali. Alcune plastiche biodegradabili possono degradarsi solo in condizioni che replicano quelle di un compostatore, compresa una temperatura di 50 gradi, molto maggiore della temperatura di qualunque oceano.

Le plastiche prodotte dal PHA tuttavia hanno dimostrato di potersi biodegradare in ambienti marini significativamente più freschi. “Dopo 12 mesi i risultati della biodegradazione evidenziano che il 52 percento e l’82 percento di due campioni di PHA si sono biodegradati in biossido di carbonio”.

“La nostra plastica si degrada completamente a differenza delle plastiche basate sul petrolio che possono lasciare delle microsfere”, spiega Andrew Falcon, AD di Full Cycle Bioplastics. “Questa plastica è un grasso energetico batterico. Grazie ai suoi componenti naturali viene eliminata completamente e non ci sono residui”.

Il tipo di plastica prodotta partendo dal PHA determina il tempo di decomposizione. La ricetta può essere modificata per personalizzare il tipo di plastica a seconda della durata richiesta. Alcune delle bioplastiche di Full Cycle possono biodegradarsi nel giro di settimane. La gamma di possibili plastiche, come sottolinea Falcon, è infinita. Praticamente ogni singolo prodotto che si trova sugli scaffali dei supermercati, dai sacchetti compostabili per i rifiuti umidi ai sacchetti per il trasporto della spesa ai flaconi per lo shampoo possono essere prodotti usando il PHA. Questo polimero di origine naturale può essere utilizzato anche per i film e la formatura ad iniezione fornendo una vastissima gamma di possibili applicazioni per una nuova tipologia di plastica.

Immagine tratta da www.visualeyed.com

In passato una delle difficoltà incontrate dalla produzione di plastica di PHA era il costo. Full Cycle ha risolto questo problema utilizzando rifiuti e batteri senza organismi geneticamente modificati (OGM). Le plastiche verdi tradizionali fanno affidamento su terreni agricoli per la semina e la raccolta di piante utilizzate per la creazione di tali materiali, mentre Full Cycle si affida al riciclaggio di rifiuti. In un ciclo continuo, i prodotti di consumo di PHA possono essere riciclati in nuovi prodotti quando non servono più.

“È incredibile pensare che i prodotti di PHA possono essere reintrodotti in un sistema FCB per essere scomposti e ricreati in forma di nuovi PHA un numero infinito di volte”, continua Falcon. “(Stiamo) creando non solo un’opportunità a ciclo chiuso per gli utilizzatori di plastica, ma anche una significativa soluzione economica circolare che consente di recuperare il valore del materiale utilizzato”.

L’utilizzo di rifiuti e batteri senza OGM ha permesso di rendere competitive le plastiche PHA rispetto alle relative controparti basate su combustibili fossili. I contenitori possono essere istallati direttamente nei punti di raccolta dei rifiuti e quindi non richiedono un ambiente sterile per crescere il PHA per la plastica.

Questo nuovo approccio alla plastica aiuta anche a ridurre le emissioni di metano. Grazie al processo di fermentazione viene interrotta la produzione di metano. Anche questo è un importante aspetto della sostenibilità. Un aspetto recentemente sottolineato nel corso del più recente Three Amigos Summit in Canada. I leader di Stati Uniti, Canada e Messico si sono impegnati a ridurre le emissioni di metano del 40 percento nei prossimi 9 anni. Full Cycle Bioplastics ha recentemente ricevuto il premio Think Beyond Plastic 2016 per l’azienda più innovativa per aver “convertito rifiuti organici difficili da riciclare in plastiche biodegradabili ad alte prestazioni”.

Pulire gli oceani, ridurre le emissioni di metano e conservare importanti terreni agricoli per la produzione di alimenti; ecco un ciclo completo di attenzione ambientale.

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Michelle Leslie