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Un giorno da Wired

 By Alessandro Corbetta

Oggi ha inizio a Milano il Wired Next Fest, una di quelle manifestazioni da segnare sul calendario, rigorosamente digitale, perché già sai che da lì uscirai con qualche nuova idea di futuro, tecnologia, cambiamento…

Ed è proprio sul cambiamento che vale la pena fermarci un attimo a riflettere. Perché l’innovazione lo impone e genera per forza di cose “crisi” e nuovi modelli, nuove competenze. Come quelle che ho provato a raccontare nel talk a tre con il Direttore di Wired Italia, Federico Ferrazza, e con Luigi Maccalini di BNL.
“Cosa serve alle grandi aziende per comunicare” – il titolo del talk – è un assist per parlare di tutto quello che al Cane a sei zampe facciamo quotidianamente. La rivoluzione digitale, infatti, ha portato con sé nuove professioni (come i Data Analyst) e la possibilità per un’azienda di diventare editore e dire la propria in maniera rilevante ai diversi target attraverso piattaforme di proprietà (proprio come Eniday). Ma è vero anche che la tecnologia cambia così in fretta che non possiamo basare le nostre strategie solo su questo. È sempre buono tenere a mente 5 must-have che per me rimangono evergreen quando si parla di comunicazione: servono visione, coraggio, competenza, pianificazione e misurazione dei risultati.

Ma un giorno da Wired non ha voluto dire solo condividere con il frizzante pubblico questi concetti, ma soprattutto contaminarsi (come vuole il tema di questa edizione del Fest) con le realtà che sono presenti. Un giro nei vari stand per appuntarmi il futuro visto dagli altri e, perché no, anche un salto nel nostro stand “Innovation for Energy” dove parliamo di digitalizzazione, di supercomputer e wearable devices. Perché digitale vuol dire diventare più veloci, rapidi ed efficienti anche in un contesto industriale e internazionale come il nostro. È vero sono di parte, ma è un punto di vista inaspettato per chi incontra Eni (infatti la reazione più comune è… “Davvero il cane a sei zampe ha il computer industriale più potente al mondo?”).
Insomma, un giorno da Wired forse non basta per fare tutto, ma sentire, sperimentare e vedere in anticipo i cambiamenti prossimi è stato stimolante, perché ora non rimane che farsi trovare pronti quando tutto questo sarà la nostra quotidianità.

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Alessandro Corbetta
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