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Ambiente pulito alla luce del sole

 By Andrea Andreoni

La ricercatrice Daniela Meroni ha messo a punto dei materiali che sono in grado di rimuovere dall’ambiente le sostanze non biodegradabili: con la luce del sole. Un risultato di primo livello per una ricercatrice appena trentenne che la commissione scientifica dell’Eni Award ha selezionato come vincitrice del “Premio per il debutto nella ricerca”. Da piccola? “Sognavo di fare l’astronauta…”

(Cover foto: la premiazione di Daniela al Quirinale)

Daniela si è laureata alla Statale di Milano in Chimica con una tesi presso l’Università di Ghent (Belgio) durante un soggiorno Erasmus. Ha proseguito gli studi con un dottorato in Chimica sempre presso l’ateneo milanese, durante il quale ho svolto dei soggiorni come visiting PhD student presso la Friederich-Schiller-Universität di Jena (Germania). Attualmente è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Chimica all’Università degli Studi di Milano.

Facciamole qualche domanda per conoscerla meglio tra famiglia e ricerca scientifica.

Cosa sognavi di fare da piccola?

Sognavo di fare l’astronauta, anche se un altro sogno era fare lo scienziato.

I tuoi sogni si sono avverati?

Posso dire di sì. Faccio il lavoro che amo (anche se precario), che mi ha permesso di viaggiare molto e di costruire relazioni personali e lavorative internazionali. Ho inoltre trovato il tempo di costruire la mia famiglia (ho una bimba di 15 mesi). Sono però una persona che non si accontenta facilmente: per un sogno che si realizza, cento altri sogni attendono di essere avverati.

Dicono che è difficile fare ricerca in Italia e non dà molte soddisfazioni (dicono). Mi esprimi il tuo parere?

Il motivo che mi ha spinto a non lasciare l’Italia è stato quello di poter trovare una realizzazione affettiva accanto a quella lavorativa. Non mi pento di questa scelta, anche se è penalizzante a livello di cv. Per i giovani ricercatori italiani, la burocrazia e la precarietà sono un grande peso, anche se confrontandosi con giovani ricercatori che lavorano all’estero ci si accorge che sono problemi sentiti anche altrove.

Cosa hai pensato quando ti hanno detto che avevi vinto l’Eni Award?

La prima reazione è stata di stupore e di grande gioia. Il mio pensiero è andato a mio padre, che mi ha sempre spronato a dare il meglio di me e che purtroppo non ha potuto festeggiare con me essendo mancato due anni fa.

In sintesi mi spieghi le tue ricerche?

Mi occupo di sviluppo di nuovi materiali per applicazioni innovative, dalla protezione ambientale, ai sensori e alle energie rinnovabili. In particolare, la ricerca che è stata premiata con l’Eni Award “Premio per il debutto nella ricerca” tratta lo sviluppo di materiali a base di ossidi nanometrici per la depurazione ambientale. Si tratta di materiali che, grazie all’irraggiamento di luce, anche solare, possono attivare la degradazione di inquinanti atmosferici e delle acque a composti innocui.

Come ti vedi tra 10 anni?

Spero di essere group leader.

E brava Daniela...
Per dirla come in pubblicità, con gli studi di Daniela anche la plastica più ostinata è ora degradabile: con la luce del sole...

Ma cosa ha fatto Daniela con i raggi solari? Scopriamo la sua ricerca premiata con l’Eni Award al Quirinale, riconoscimento che le è valso, insieme a Margherita Maiuri, un articolo su Chemistry of Materials, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo. Per dirla come in pubblicità, con gli studi di Daniela “Anche la plastica più ostinata è ora degradabile: con la luce del sole”. Ha messo a punto dei materiali che sono in grado di rimuovere dall’ambiente le sostanze non biodegradabili.

Negli ultimi anni stanno emergendo nuove soluzioni tecnologiche che prevedono l’impiego di vernici e cementi che contengono fotocatalizzatori nanostrutturati a base di biossido di titanio che permettono di degradare anche i composti più difficili da gestire. Rispetto alle tecniche di depurazione convenzionali, questi materiali innovativi consentono la completa degradazione di inquinanti non biodegradabili a sostanze innocue, richiedendo il solo utilizzo di luce per attivare il processo.

Nonostante alcuni prodotti siano già in commercio, queste tecnologie hanno però dei limiti. Il principale è che per essere attivate hanno bisogno di essere esposte ai raggi UV, che sono solo il 5 per cento della luce solare. Il lavoro di Daniela ha permesso di superare questo ostacolo in un modo davvero suggestivo: è riuscita a mettere a punto delle nuove nanostrutture all’interno delle quali ha inserito alcuni ioni non metallici che ne hanno mutato le loro caratteristiche. In pratica questi composti si attivano in qualsiasi condizione di luce e riescono così ad utilizzare il sole, la fonte di luce più diffusa e conveniente, per attivare il processo. Questi materiali sono stati testati con successo su diverse sostanze, come l’acetaldeide, un inquinante degli ambienti domestici. Daniela è stata poi in grado di affinare ulteriormente e potenziare questi composti aumentandone sia l’efficienza che la durevolezza. In questo modo è riuscita ad ottenere per la prima volta la completa degradazione del cumilfenolo, usato nella produzione di plastica e detersivi…

informazioni sull'autore
Andrea Andreoni
Communications Specialist, dopo aver lavorato all’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo approda in Eni nel 2011.