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Polonia, il lungo addio al carbone

 By Nicholas Newman

Il carbone ha reso la Polonia uno dei Paesi con la qualità dell’aria peggiore, seconda solo alla Bulgaria, e ogni anno si registrano più di 44.000 morti premature causate dallo smog nelle città di Danzica, Cracovia e Varsavia. In Polonia, il carbone assicura l’80% dell’energia elettrica e azzerarne la quota entro il 2040 non sarà una sfida facile…

L’attuale situazione economica del Paese, le pressioni da parte dei sindacati dei minatori e i problemi legati alla sicurezza energetica sono alcuni dei motivi per cui fino a oggi il governo polacco si è sempre dimostrato favorevole al carbone. Antracite e lignite hanno permesso per decenni alla Polonia di portare avanti la propria politica di autosufficienza energetica.
Il carbone ha ridotto al minimo la dipendenza da Gazprom e limitato i disagi causati dall’interruzione della fornitura di gas in Europa Centrale e Orientale nel 2008, 2009 e 2014. La Polonia è il maggior produttore di carbone dell’Unione Europea e la sua industria mineraria garantisce lavoro a circa 100.000 persone.

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Minatori che escono dalla miniera di Knurow dopo un turno di lavoro notturno a Knurow, nella regione mineraria meridionale polacca (afp.com)

La transizione energetica in Polonia

Durante le elezioni del 2015, la pressione dal fronte ambientalista e una campagna antinquinamento sembrano aver sensibilizzato la popolazione. Per esempio, in occasione del Global Climate Strike del 21 settembre, le piazze di circa 60 città polacche sono state inondate da decine di migliaia di giovani manifestanti.
Ormai, i politici polacchi apertamente contrari al carbone non sono una novità. Inizialmente erano solo i partiti minori, come Zieloni (Verdi), Razem (Insieme) e più di recente il neonato partito di centrosinistra Wiosna (Primavera) a protestare, mentre oggi la lotta contro il carbone può contare sull’appoggio anche di Grzegorz Schetyna, leader di Piattaforma Civica, il maggior partito d’opposizione all’interno del parlamento polacco. Schetyna si è posto l’ambizioso obiettivo di azzerare la quota di carbone nel riscaldamento domestico entro il 2030, nel teleriscaldamento entro il 2035 e nella generazione di energia elettrica entro il 2040.
Il partito al potere Diritto e Giustizia (PiS) non è da meno e ha annunciato l’intenzione di ridurre la quota di carbone al 60% entro il 2030 e di azzerarla completamente entro il 2040. Per anni, dichiararsi del fronte pro-carbone è stato una calamita per guadagnare voti, mentre oggi, dopo l’Accordo di Parigi, non fa più presa sugli elettori, grazie al processo di decarbonizzazione dell’Unione Europea e a un’opinione pubblica sempre più preoccupata dal cambiamento climatico.
Pertanto, si è registrato un calo di nuovi investimenti nel comparto minerario nazionale e un conseguente aumento delle importazioni di carbone dovuto a un maggior consumo da parte del settore industriale polacco: da 8,3 milioni di tonnellate nel 2016 si è passati a 19,68 milioni di tonnellate nel 2018. A guadagnare da questo aumento è stata, ironicamente, la Russia, che ha esportato in Polonia 13,47 milioni di tonnellate di carbone!
In quanto Stato membro dell’Unione Europea, la politica nazionale energetica della Polonia segue la direzione tracciata per il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici dell’Unione ed è in linea con gli impegni dell’Accordo di Parigi per ridurre le emissioni di CO2.

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Anche i giovani polacchi hanno aderito al Global Climate Strike (Marcin Obara, PAP)

Quali sono le opzioni?

Il futuro sviluppo economico della Polonia dipende da un aumento della capacità di potenza elettrica dagli attuali 40 GW a 73 GW, entro il 2040, cessando nel frattempo l’impiego del carbone. Ma quali soluzioni adottare per raggiungere un tale risultato? La diversificazione delle fonti energetiche, il miglioramento dell’efficienza energetica, lo stoccaggio dell’energia, la modernizzazione della rete e la gestione della domanda sono fondamentali. La Polonia sta considerando la costruzione di impianti a carbone più green, l’aumento delle importazioni di gas per nuove centrali e l’importazione di energia nucleare.
La crescita delle energie rinnovabili in Polonia, in particolare dell’eolico, sarà impressionante. Secondo le stime di Euroactive, la quota di carbone nel mix energetico scenderà al 60% entro il 2030, mentre la quota delle rinnovabili raggiungerà il 27%, aggirandosi attorno al 33% (30 GW) entro il 2040.

Il gas: l’alternativa pulita al carbone

Il consumo di gas in Polonia si aggira intorno ai 17 miliardi di metri cubi annui, circa un quarto rispetto a quello tedesco, rendendo questo mercato il settimo nell’Unione Europea per grandezza. Grazie ai nuovi finanziamenti, la quota di gas naturale nella produzione di energia ha raggiunto oggi l’8%, due punti percentuale in più rispetto al 2017, ed è previsto un ulteriore aumento fino al 13% entro il 2040. Una notizia positiva che si deve al nuovo gasdotto di prossimo completamento, che permetterà l’importazione diretta di gas dai giacimenti del Mare del Nord, e che consentirà al progetto del Ministero per l’energia di realizzare 2 GW di potenza in centrali a gas.

Le energie rinnovabili

L’industria eolica offshore polacca è destinata a crescere e contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo delineato nella Direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili dell’Unione Europea del 2018, che prevede entro il 2030 una quota da fonti rinnovabili pari almeno al 32% nel consumo di energia.
PKN Orlen, investitore polacco del settore energetico, ha già in programma di realizzare una centrale eolica da 1 GW nel Mar Baltico, mentre la società pubblica PGE dichiara che entro il 2030 disporrà di 3,5 GW. Secondo fonti locali, il Mar Baltico potrebbe disporre di 10 GW di energia eolica entro il 2040.

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Il cantiere di Danzica si prepara a costruire i condotti per le turbine eoliche offshore (Piotr Malecki, Bloomberg)

Dai dati dell’associazione nazionale dell’industria solare (Polska PV) emerge che la Polonia ha aumentato nel 2018 la potenza fotovoltaica installata di 214 MW, raggiungendo i circa 486,5 MW. Rispetto all’Europa Occidentale, circa 339,5 MW della capacità solare totale del Paese proviene da impianti non superiori a 50 kW. Questi “micro-impianti” costituiscono gran parte (164 MW) dei 214 MW di nuova potenza installata nel 2018.
Secondo i dati del rapporto Rynek fotowoltaiki w Polsce 2018, la potenza installata degli impianti fotovoltaici potrebbe arrivare a 1,2 GW entro il 2021, grazie all’abbassamento dei prezzi delle tecnologie rinnovabili, che risulterebbero più convenienti del carbone, del gas e del nucleare. Secondo gli esperti dell’istituto di ricerca polacco IEO, le attuali politiche energetiche hanno causato un aumento dei prezzi dell’energia elettrica e se ne prevede una riduzione compresa tra l’1,5 e il 2% sul lungo periodo a fronte della sostituzione del carbone con energie rinnovabili.

Nucleare a emissioni zero

La Polonia ha in programma di inaugurare la sua prima centrale nucleare da 1,5 GW entro il 2033 e prevede, entro il 2043, 6 reattori e il raggiungimento di una capacità combinata totale di 9 GW. Un piano ambizioso, considerati gli alti costi di capitale e i problemi tecnici già riscontrati da Inghilterra, Francia e Finlandia con le loro nuove centrali nucleari. Inoltre, abbandonando la lignite, un qualsiasi ritardo imprevisto potrebbe mettere a rischio la sicurezza energetica del Paese.
Data la dipendenza della Polonia dal carbone, due volte maggiore rispetto alla Germania, dirgli addio sarà difficile e implicherà costi elevati. Tuttavia, secondo le previsioni di Forum Energii, la quota di carbone nel mix energetico della Polonia potrebbe scendere al 22% entro il 2040, grazie al gas naturale, alle energie rinnovabili e agli impianti di picco a gas, che supportano il processo di decarbonizzazione già in atto.

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