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Un nuovo mondo circolare

 By Peter Ward

Per molto tempo l’economia mondiale è stata costruita intorno a un modello che vede l’umanità prendere risorse, utilizzarle e liberarsi poi degli scarti. Il concetto di economia circolare mira a cambiare tale status quo a favore di un sistema che promuova crescita, zero sprechi e benefici per la società nel suo complesso

Cambiamenti climatici e riduzione delle risorse energetiche sono due questioni chiave che, come sappiamo, gravano sull’esistenza della nostra vita. Con l’evoluzione globale, dall’uso degli idrocarburi allo sviluppo delle energie rinnovabili come fonti energetiche, le priorità si sono spostate dalle sole forze di mercato all’effettiva autoconservazione delle specie. E l’economia circolare gioca un ruolo cruciale per questo cambiamento.

I principi fondamentali

La Fondazione Ellen MacArthur ha definito i tre principi fondamentali dell’economia circolare:

  1. Progettazione dei rifiuti e dell’inquinamento
  2. Riutilizzo in grado di conservare il massimo valore dei prodotti
  3. Rigenerazione di sistemi naturali
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Dame Ellen Patricia MacArthur, fondatrice della Fondazione Ellen MacArthur, un'associazione di beneficenza che lavora con il mondo dell'impresa e dell'istruzione per accelerare la transizione verso un'economia circolare (Wikimedia).

“La sfida è enorme, ma altrettanto lo è l’opportunità che abbiamo davanti: salvare il pianeta creando al contempo un’economia nuova, più inclusiva, costruendo tutta una serie di nuove imprese e di posti di lavoro ancora sconosciuti”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi. “Ciò richiede generosità, l’impegno di tutti e un decisivo cambiamento di mentalità nei Paesi più avanzati”.
Alcune nazioni sono infatti all’avanguardia nel promuovere un’economia circolare, e non solo per motivi ambientali. Secondo i dati contenuti in una relazione del 2015 della Commissione europea, l’economia circolare potrebbe tradursi in risparmi netti per quasi 7 miliardi di dollari per le imprese europee. La Finlandia, che sta cercando di sfruttare i vantaggi di questo settore, potrebbe creare da $2,3 miliardi a $3,5 miliardi di valore aggiunto, secondo i Sitra Studies.

Finlandia, Canada & Co.

Nel 2015 il governo finlandese si è prefisso l’obiettivo di diventare uno dei leader nell’economia circolare globale, stabilendo una roadmap per l’implementazione di questo ambizioso progetto.
Il Canada è un altro dei paesi che sta spingendo verso un modello di ’economia circolare. In Ontario, nel febbraio 2017, i legislatori hanno concordato un piano volto ad assicurare un futuro senza rifiuti. I Paesi Bassi sono considerati tra i più illuminati fautori dell’economia circolare e si sono posti l’obiettivo di adottare un sistema circolare entro il 2050. Focus di questa iniziativa cinque settori determinanti come biomasse e cibo, plastiche, industria manifatturiera, edilizia e beni di consumo.
Nel 2016, il governo scozzese ha sviluppato una strategia per orientare il Paese verso un’economia più circolare. Due gli elementi cruciali di tale strategia: creare un quadro unico di riferimento per tutti i tipi di prodotti destinati a riutilizzo, riparazione e rigenerazione; ridurre tutti gli sprechi alimentari del 33% entro il 2025. La Scozia è stato anche il primo Paese a firmare la Circular Economy 100, un’iniziativa della Fondazione Ellen MacArthur.
Il governo scozzese ha identificato alcuni settori dell’economia come più fertili per la trasformazione. Stando alle previsioni dello stesso, infatti, i settori della birra e del whisky e l’industria ittica potrebbero ridurre i costi da circa 6,5 milioni a 1 miliardo di dollari all’anno adottando un approccio più circolare. E il settore della rigenerazione, che attualmente contribuisce con 1,1 miliardi di dollari all’anno al PIL scozzese, potrebbe contribuire con 1,7 miliardi di dollari all’anno entro il 2020. Il governo si è inoltre adoperato per migliorare la gestione dei rifiuti nell’edilizia e nel settore delle costruzioni e per aumentare il riutilizzo delle attrezzature nelle infrastrutture energetiche.

Nazioni in via di sviluppo

Anche se alcuni  Paesi sono già all’avanguardia, è di vitale importanza un approccio di tipo globale che tenga conto anche delle nazioni in via di sviluppo: il loro coinvolgimento nei modelli della CE è di fondamentale importanza, in quanto si prevede che il loro consumo energetico globale, raddoppierà entro il 2040, mentre i consumi totali dei paesi OCSE dovrebbero diminuire leggermente. I paesi non OCSE assumeranno infatti un ruolo centrale nello scenario mondiale dell’economia circolare in quanto, saranno in grado di fornire un grande contributo alla CE, emulando direttamente i sistemi di modello virtuosi già strutturati dalle nazioni avanzate.
“Se vogliamo affrontare seriamente questo problema, non possiamo limitarci a pensare solo in termini di decisioni che riguardano il mondo industrializzato. I 35 Paesi dell’OCSE insieme rappresentano solo il 17% della popolazione mondiale, ma producono il 63% del PIL globale”, afferma Descalzi. “La disparità è più che mai evidente in Africa, che sostiene il 17% della popolazione mondiale ma contribuisce solo per il 3% al PIL globale, nonostante abbia più riserve di petrolio e gas degli Stati Uniti e un enorme potenziale in termini di produzione di energia solare ed eolica”.
Eni ha deciso di puntare sull’economia circolare, trasformando le proprie attività di raffinazione e chimica in attività di produzione organica e circolarità. Ciò si tradurrà in una spesa supplementare di 4,6 miliardi di dollari entro il 2021, in una serie di nuovi posti di lavoro e forme di occupazione.

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Attività di raffinazione e chimica, risultato della focalizzazione di Eni sulla produzione biologica e della circolarità

Anche altre imprese hanno aderito all’impulso dell’economia circolare. Google sta applicando nei suoi data center e campus le sue best practice, mentre Unilever sta adottando misure per evitare che le plastiche finiscano nelle discariche.
Gli sforzi per costruire un’economia circolare, nel vero senso della parola, devono essere condivisi a livello globale, se desideriamo abbiano l’auspicato successo. È giunto il momento che imprenditori, politici e tutti coloro che hanno a cuore il pianeta uniscano le loro forze al fine di ottenere un concreto cambiamento.

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Peter Ward