Talks About Gas

La battaglia europea del gas

 By Eniday Staff
About gas

Ogni anno sulla Terra consumiamo più di 24 PWh di elettricità. Questa montagna di energia la ricaviamo ancora per i due terzi dai combustibili fossili (carbone, gas, petrolio), per il 10% dal nucleare e per il 23% da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, biocarburanti, solare, geotermico). Per questo è quanto mai urgente investire a livello europeo nella de-carbonizzazione della generazione elettrica, sfruttando il “ponte” del gas…

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In particolare da carbone, gas e petrolio deriva rispettivamente il 40,8%, 21,6% e 4,3% della produzione totale di elettricità. In tutti e tre i casi (carbone, gas, petrolio), il combustibile fossile solido, liquido o gassoso viene bruciato e trasformato in calore. Altra cosa importante da sapere è che i combustibili fossili non sono sostanze pure ma contengono quantità variabili di altri elementi e composti che si trasformano in polveri, fumi o gas quando bruciati. Lo stesso processo di combustione può produrre composti tossici. Il carbone è un combustibile particolarmente sporco rispetto agli altri già in fase di estrazione. L’inquinamento prodotto dalle prospezioni, dalle perforazioni e dall’ estrazione di petrolio e gas impatta molto meno sull’ambiente rispetto alle miniere a cielo aperto o sotterranee necessarie per estrarre il carbone. Inoltre, tutti i combustibili fossili bruciano ossidando il carbonio e producendo anidride carbonica. Mentre le varie forme di carbone producono da 350 a oltre 400 grammi di CO2 per kWh, l’olio combustibile produce emissioni fra i 240 e i 260 g/kWh e infine il gas naturale si ferma a soli 200 g/kWh.

Quest’ultima è il principale responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale. Il principale vantaggio nell’uso del gas al posto del carbone per la produzione di energia elettrica sta proprio qui: mentre l’energia chimica contenuta nel carbone sta nel legame chimico carbonio-carbonio, nel gas questa è custodita nel legame carbonio-idrogeno. Per liberare l’energia intrappolata in quei combustibili milioni di anni fa si devono ossidare completamente sia il carbonio – producendo CO2 – che l’idrogeno – producendo vapore acqueo H2O. Per questo, a parità di energia sviluppata, la combustione completa del gas naturale produce circa la metà della CO2 rispetto a quella che si sviluppa bruciando carbone. In questo modo, sostituendo le centrali termoelettriche a carbone con quelle a gas si potrebbe arrivare a risparmiare circa la metà della anidride carbonica emessa in atmosfera, con evidenti vantaggi per il riscaldamento globale.

In conclusione, il carbone è un combustibile sporco. Sporco quando lo si estrae, sporco quando lo si brucia e sporco quando si devono trattare le polveri che produce. Il suo unico pregio è che costa meno. Che fare, dunque? Non essendo possibile rimpiazzarlo direttamente e immediatamente con fonti di energia verde, occorre da un lato investire ancora di più nella ricerca e nello sviluppo di fonti rinnovabili, dall’altro utilizzare il gas come fonte fossile “ponte”, meno inquinante, verso un futuro low carbon. Come? Ad esempio lavorando a livello continentale per far sì che il mercato europeo dell’elettricità preveda incentivi sostanziali alla de-carbonizzazione, evitando che aiuti di stato, sotto forma di meccanismi di remunerazione della capacità, finiscano a incentivare la produzione delle centrali elettriche più inquinanti. In questo senso fissare un livello massimo di emissioni di CO2 di 550 grammi per kilowatt/ora nel Regolamento sul mercato interno dell’elettricità, come proposto dalla Commissione Ue, sarebbe un passo nella giusta direzione. In coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030, per una produzione di elettricità più pulita.

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