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Eni in una parola: geologia

 By Michela Bellettato

Bussola, martello e lente d’ingrandimento 10x. I primi e fondamentali strumenti affidati all’aspirante geologo curioso di scoprire i segreti della terra. Seducente dalle Alpi ai Pirenei, dall’Himalaya alle Ande, svela profili di antichi paesaggi fossili. Irrequieta sbuffa a Yellowstone e riversa il suo cuore incandescente nel Pacifico dando vita a intere isole come le Hawaii…

Turbolenta scuote la sua superficie per assestare i movimenti che al suo interno trainano le zattere continentali su cui viaggiamo. Romantica confeziona aggregati di lucenti cristalli di ametista e ordinati filoni d’oro. Generosa offre riserve di sale e idrocarburi. È difficile non rimanere affascinati dagli indizi tesi a raccontare la sua storia di 4,6 miliardi di anni utile a capire il presente e, perché no, a prevederne l’evoluzione futura. Passato, presente, futuro… questione di tempo. Ma quanto? Tanto per trasformare esotiche scogliere coralline e barene in fredde cime come la Marmolada e le Tofane; magari intervallate dai Monti Monzoni che, quando erano giovani vulcani attivi, riversavano i loro bollenti spiriti sulle stesse scogliere o nei profondi mari che le circondavano. Sembra incredibile e difficile da immaginare, ma questo è il potere di 230 milioni di anni. I dinosauri avevano conquistato la terra più o meno in quel periodo abitandola fino a 66 milioni di anni fa, mentre evidenze dei primi ominidi sono datate circa 2,5 milioni di anni fa. Perciò, tranne che a Jurassic Park, uomini e T-Rex non si sono mai affrontati.

Tutto si trasforma…

Tutti gli attuali paesaggi possono essere considerati come il frutto di una successione di fasi durate centinaia di milioni di anni e che sono tutt’ora in corso anche se tutto ci sembra fermo. La litogenesi è il momento in cui le rocce hanno origine; si depositano sabbie, limi, gusci calcarei di organismi marini e l’attività vulcanica sia eruttiva che quella trattenuta nelle camere magmatiche produce basalti e graniti. La fase successiva è quella della formazione delle montagne durante un lungo e complesso processo di scontro tra grandi blocchi continentali; con l’orogenesi tutte queste rocce vengono sollevate, inclinate e anche deformate. Alla morfogenesi il ruolo di modellare il paesaggio. L’erosione da parte di acqua, vento e ghiacci, l’azione del gelo e i fenomeni franosi scolpiscono e livellano la superficie regalando le forme suggestive a cui la natura ci ha abituati. Tra queste forme il geologo cammina, osserva, rileva, ricostruisce scenari antichissimi. L’Italia è un famoso richiamo per l’esploratore della terra che si fa suggerire da simpatiche ammoniti fossili inglobate lungo strati della cintura alpina il periodo e l’ambiente in cui sono vissute.

In Val Vigezzo può campionare interi affioramenti di crosta oceanica formatisi con la chiusura dell’Oceano Ligure-Piemontese partita 130 milioni di anni fa e può riconoscere nel monte Calvario di Pentedattilo sequenze di frane sottomarine più vecchie di 20 milioni di anni. Così è portato al viaggio, a mangiare con gli occhi e a interpretare tutto ciò che vede… ma anche quello che non vede. Sfruttare il principio per cui le onde che si propagano nel sottosuolo vengono riflesse in maniera diversa a seconda dei vari livelli che incontrano fa parte della sismica, una delle tante discipline della geologia. In questo modo il geologo può ricostruire modelli tridimensionali delle formazioni in profondità e risalire agli antichi ambienti deposizionali non seduto sulla vetta della montagna ma sulla sedia della propria scrivania. La sua emancipazione passa anche attraverso i supercomputer in grado di elaborare dati geofisici provenienti da tutto il mondo per la ricostruzione di modelli del sottosuolo e l’individuazione di giacimenti di idrocarburi.  Strumenti utili sia per l’esplorazione che per seguire in tempo reale l’attività di produzione che, professionisti come Giuseppe Valenti, geologo e responsabile del dipartimento di Geologia e Geofisica di Eni, seguono con competenza e passione.

Uno dei volti dell'energia: Giuseppe

Persone come lui integrano l’efficienza di questi potenti elaboratori di dati per ricostruire giganti di roccia custodi di risorse preziose, alle informazioni che solo un granello di sabbia o una goccia di olio può contenere. L’innovazione tecnologica aiuta anche i laboratori di analisi che ricavano età, evoluzione, proprietà chimiche e fisiche di interi sistemi geologici a partire da minuscoli campioni di rocce e fluidi. Per questo il geologo, anche quello moderno munito di PetaFLOPS e raggi X, avrà sempre con sé bussola, martello e lente d’ingrandimento per raccogliere le prime fondamentali prove. E l’indagine continua…

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Michela Bellettato
Geologa, dagli atomi alle stelle passando per la Terra