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Valerio stile libero

 By Eniday Staff

La prima edizione dei Giochi paralimpici, il corrispettivo dei Giochi Olimpici, ma per atleti diversamente abili, si disputò nel 1960 proprio in Italia. Da quel momento è passata molta acqua sotto i ponti, i Giochi paralimpici sono diventati un appuntamento straordinario, di vita e di sport, capaci di regalare a tutti noi emozioni ed energia. Come ci insegna Valerio Taras, professione nuotatore…

#EnergiaDallaNazionale

(articolo a cura di Ginevra Mancinelli)

Nel 1960 si disputarono a Roma i “X Giochi internazionali per paraplegici”, ovvero la nona edizione internazionale dei Giochi di Stoke Mandeville, così chiamati per la cittadina britannica che per prima ospitò una competizione per persone diversamente abili nel 1948. Tuttavia, vennero riconosciuti come I Giochi paralimpiadi estivi soltanto nel 1984, quando il Comitato Olimpico Internazionale approvò la denominazione attuale.

stadio

Stadio Olimpico – Roma, 1960

La storia del paralimpismo e delle associazioni e comitati ad esso collegati è parte della storia sportiva agonistica del nostro paese. Dopo Roma, nel 1974 si costituì l’ANSPI (Associazione Nazionale per lo sport dei paraplegici), che si poneva l’obiettivo di promuovere lo sport tra i paraplegici, vedendo l’attività sportiva quale strumento di recupero fisico e mezzo di benessere della persona.

Legata al movimento sportivo di persone diversamente abili, nel 1981 nasce la prima organizzazione ufficiale, la Federazione Italiana Sport Handicappati (FISHA), che nel 1987, avendo riunito sotto di sé varie organizzazioni delle disabilità, viene riconosciuta dal CONI e, qualche anno dopo, nel 1990, viene rinominata Federazione Italiana Sport Disabili (FISD).

Nel 2005, Stato italiano costituisce ufficialmente il Comitato Italiano Paralimpico (CIP), riconosciuto dal CONI e facente parte del Comitato Internazionale Paralimpico (IPC).

Sono sempre stato uno sportivo. Nuoto da quando avevo 6 anni, mi piace farlo e mi piace seguirlo. La disabilità non mi ha fermato, non ha preso il sopravvento sulla mia passione...

Tante soddisfazioni per gli atleti azzurri in questa edizione dei Giochi Paralimpici di Rio, terminata domenica 18 settembre. Sebbene la Cina abbia chiuso la competizione con le 239 medaglie, di cui 107 d’oro, a stupire sono state Ucraina e Italia. Il Belpaese ha conquistato un posto nella top ten delle migliori nazioni dopo ben 44 anni, salendo sul podio per un totale di 39 volte. Sul gradino più alto sono saliti sportivi del calibro di Vincenzo Boni, Alex Zanardi e la piccola grande sorpresa (e promessa) del fioretto, Beatrice Vio. Tante  vittorie e tanti sorrisi da parte dei nostri atleti, per la partecipazione a quella che, ad oggi, sembra essere la più dinamica e positiva tra le paralimpiadi disputate.

Oggi incontriamo Valerio Taras, nuotatore dall’età di cinque anni, che ha portato avanti la sua passione anche dopo l’incidente che cambierà la sua vita: a seguito di un tuffo riporta la rottura della sesta vertebra cervicale e così si reinventa nello sport per persone diversamente abili.

Stella della Lazio Nuoto, la specialità di Valerio sono i 50 metri stile libero anche se la prima soddisfazione arriva dai 50 farfalla, disciplina in cui ottiene il terzo posto agli Europei di Eindhoven del 2014. Ma non si ferma qui, nel 2015 ai Mondiali di Glasgow si posiziona quarto nella staffetta 4×50 mista ed infine nel 2016 quando, agli Europei in Portogallo, vince un meritatissimo argento nella staffetta 4×50 stile libero.

Piacere, Valerio Taras...

Cosa significa, secondo te, essere diversamente abile?

Secondo me, oggi, essere diversamente abile, significa avere una marcia in più. Può capitare che la vita ti metta in situazioni difficili, ti faccia incontrare sul tuo percorso degli ostacoli, e devi trovare il modo di superarli. In questo consiste la vera forza.

Com’è entrato lo sport nella tua vita?

Sono sempre stato uno sportivo. Nuoto da quando avevo 6 anni, mi piace farlo e mi piace seguirlo. La disabilità non mi ha fermato, non ha preso il sopravvento sulla mia passione. Ho continuato e continuerò a praticare questo bellissimo sport.

Come (e se) cambia l’allenamento in vista di eventi sportivi così importanti? Ti alleni anche per tenere sotto controllo le emozioni?

L’allenamento fisico in alcune fasi può modificarsi, ma comunque, a questi livelli, ogni gara è uguale e ci si deve preparare al meglio. Per quanto riguarda l’allenamento mentale, io, in particolare, sono seguito dal uno psicologo sportivo, Diego Polani, che mi ha aiutato a prepararmi al meglio a livello mentale per le gare più importanti e lo ringrazio molto per questo.

Quali gesti, scaramantici o propiziatori, fai prima di ogni gara?

Non faccio particolari riti propiziatori o gesti scaramantici prima di una gara, ma ho l’abitudine di bagnare sempre gli occhialini prima di gareggiare.

Qual è la tua fonte d’ispirazione nei momenti di maggiore difficoltà sportiva ed emotiva?

Beh, la mia fonte di ispirazione è sicuramente la gara…o meglio, mi concentro sulla gara in cui devo competere e cerco di prepararmi bene a livello mentale e fisico per poterla affrontare al meglio delle mie possibilità.

 

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