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Un 2018 (poco) rinnovabile

 By Eniday Staff

Nessun passo indietro. Nemmeno una stagnazione. Soltanto un ritmo di crescita uguale a quello dell’anno precedente. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), ha lanciato l’allarme: se la “crescita della crescita” si arresta, gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti non potranno essere conseguiti nei tempi fissati alla conferenza di Parigi del 2015…

Un esempio: un olivicoltore raccoglie 20 quintali di olive il primo anno, 21 il secondo, 23 il terzo, 26 il quarto, 30 il quinto, e così via, con una “crescita che cresce”. Poi arriva il decimo anno e invece di raccogliere 74 quintali – come sarebbe dovuto accadere se il ritmo di crescita fosse a sua volta costantemente cresciuto – si deve accontentare di un raccolto di 72 quintali perché in questo decimo anno il ritmo di incremento non si è ulteriormente accresciuto ed è rimasto uguale a quello registrato l’anno precedente. Cosa fa l’agricoltore del nostro esempio? Magari non esulta, ma si ritiene lo stesso largamente soddisfatto, perché il suo raccolto si è quasi quadruplicato in un decennio. Ma se il suo obiettivo era di superare i 100 quintali nell’arco del successivo triennio, allora, ha di che dispiacersi. È quanto – al netto di tutte le grossolanità dell’esempio che abbiamo impiegato – sta accadendo su scala mondiale nell’ambito delle fonti rinnovabili di energia.

Ma vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta. Nel 2018 sono stati installati nuovi impianti di generazione elettrica alimentati da fonti rinnovabili (o sono stati potenziati impianti esistenti) per una potenza complessiva di 180 GW (miliardi di watt). Ed è esattamente lo stesso valore registrato nel 2017. Non ci si accontenta? No, perché – spiega l’IEA – per raggiungere i target fissati a Parigi bisognerebbe incrementare la potenza degli impianti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermoelettrico, bioenergie) in media di ben 300 GW all’anno, da qui al 2030. Tutto questo accade mentre nel 2018 le emissioni di gas climalteranti dovute al comparto energetico sono cresciute nel mondo dell’1,7%, raggiungendo il picco massimo di 33 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, nonostante un aumento – rispetto al 2017 – del 7% della produzione elettrica da rinnovabili. E nonostante la realizzazione dei nuovi impianti non presenti più costi significativamente superiori a quelli delle fonti di energia tradizionali, tanto da non richiedere, come in passato, incentivi economici rilevanti.
La spiegazione di questo rallentamento va ricercata, a giudizio dei tecnici dell’Agenzia, nel ruolo svolto negli ultimi anni dal fotovoltaico. Su scala mondiale, gli impianti solari sono cresciuti in maniera molto sostenuta dal 2006 al 2012 e hanno poi visto una sorta di esplosione tra il 2015 e il 2018, tanto da compensare – nelle attese di un crescente sviluppo di tutto il comparto delle rinnovabili – i relativamente scarsi incrementi offerti dall’eolico e dall’idroelettrico. Ma nel 2018 la nuova potenza fotovoltaica è stata di soli 97 GW. Il perché va ricercato a Oriente: la Cina, infatti, ha deciso di modificare le proprie politiche di incentivazione delle rinnovabili e del solare in particolare. Sia per gestire al meglio le risorse finanziarie disponibili, sia per tenere conto delle difficoltà che il sistema della rete di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica del paese sta attraversando proprio per via dell’incostanza della produzione elettrica offerta dai sistemi fotovoltaici. Il risultato è che nel 2017 in Cina sono stati costruiti nuovi impianti solari per 53 GW e, per mantenere il ritmo di crescita dei due decenni precedenti, nel 2018 sarebbe stato necessario arrivare a 60 GW. Ma invece ci si è fermati a 44 GW.

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Impianto solare galleggiante costruito in Cina che risulta essere il più grande al mondo (Gezinnen Van Stroom, AFP)

In Europa, secondo mercato mondiale delle rinnovabili dopo la Cina, è accaduto il contrario: il solare è cresciuto secondo le aspettative, mentre a vedere una riduzione del tasso di crescita sono stati l’eolico e l’idroelettrico. Analogamente è andata negli Stati Uniti, terzo mercato mondiale, con una stasi della crescita del solare e un leggero incremento degli impianti mossi dal vento. “I dati del 2018 – commenta Fatih Birol, direttore dell’IEA – sono molto preoccupanti. Servono politiche intelligenti e determinate per far sì che la nuova capacità di generazione da rinnovabili abbia un nuovo impulso. Servono programmi di lungo termine e uno sforzo per migliorare l’integrazione delle rinnovabili nei sistemi e nei mercati energetici”.

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