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Il riciclo nel prêt-à-porter

 By Eniday Staff

Certamente oggi accade meno spesso di un tempo, ma chi vive in famiglie numerose sa benissimo che cosa si intende per riciclo degli abiti: il fatto che se si hanno più figli, meglio se dello stesso genere, diventa quasi istintivo, oltre che di buon senso, adattare l’abbigliamento del più grande, una volta cresciuto di un’altra taglia, al secondo, e poi, così di seguito se la prole è più numerosa…

Questo, come ben noto, facendo arrabbiare moltissimo i suddetti figlioli, soprattutto i minori, ai quali raramente spetta la fortuna di scegliere una felpa o un jeans o una giacca a vento. Del resto, per molti decenni, la forma più conosciuta di riciclo del tessile era proprio questa: in famiglia. Ma esistevano sicuramente altre strade, meno note al grande pubblico. Basti ricordare che il grande distretto tessile di Prato, oggi in larga misura riconvertito in lavorazioni tessili diverse, per decenni ha vissuto letteralmente di stracci, quelli raccolti in mezza Italia ed Europa e rilavorati per produrre nuovi tessuti – non sempre di prima scelta, certamente – ma ancora utili: dalle coperte per l’Esercito (un business iniziato durante la prima guerra mondiale e interrotto soltanto pochi anni fa, con l’avvento di tessuti più adatti a forze armate ormai sempre più high tech) ai feltri industriali, dalle lane per abbigliamento invernale ai tessuti di rivestimento per arredamento.

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Un magazzino nel distretto del tessile di Prato (Greenpeace)

Un’industria tessile sempre più circolare

Un filone, questo del riciclo tessile, che ha visto un sostanziale cambiamento negli ultimi decenni, con l’affermarsi di materiali sintetici sempre più sofisticati. Se in passato si riutilizzavano cotoni e lane avanzati dai cicli produttivi o derivati da abiti dismessi sembra ora più difficile riciclare termoplastiche o fibre al carbonio, nylon o poliestere, poliammide o fibre aramidiche. Questo, senza nulla togliere al sempre più fiorente mercato del tessile usato. I mercatini dove una camicia costa meno di cinque euro e una giacca meno di venti non sembrano conoscere la crisi. Per non parlare poi delle piattaforme di compravendita tra privati. In Francia, per esempio, stando alle statistiche pubblicate recentemente dall’Institut Français De La Mode, il commercio diretto di abiti usati rappresenta più della metà degli acquisti di abbigliamento, mentre era inferiore al 35% meno di vent’anni fa. In effetti, l’economia circolare del tessile e dell’abbigliamento sembra essersi, almeno finora, orientata su due filoni: quello del riciclo delle fibre per usi anche meno nobili di quelli iniziali e quello dell’usato nel libero commercio tra privati o sui mercatini all’aperto. Niente riciclo tecnologico, dunque? Non è proprio così, anzi. Una testimonianza del cambiamento in corso viene dall’ultima edizione di Pitti Uomo, la più grande fiera dell’abbigliamento maschile del mondo, dove hanno dato bella mostra di sé molte proposte di moda targate riciclo.

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L'eco-sostenibilità diventa key word anche nel mondo del contemporary classic maschile. La ricerca tocca nuovi livelli di sperimentazione tecnologica, applicandosi a materiali creativi e alternativi, provenienti dalla pratica virtuosa del riciclo ma non solo (pittimmagine.com)

L’alta moda sulla strada della sostenibilità

L’elenco è assai lungo e sintomatico di un radicale cambiamento di atteggiamento: moltissime grandi firme della moda stanno scoprendo le virtù (di immagine, di marketing e ambientali) dell’utilizzo di materie prime diverse da quelle tradizionali, siano esse di origine naturale, artificiale o sintetica. Negli stand occupati da 1.220 marchi, per metà stranieri, ospitati nella fiorentina Fortezza da Basso, si sono viste proposte di ogni genere di ogni rango. Qualche esempio, sperando di non deludere chi, per motivi di spazio, non può essere citato. Prima però, in un’epoca in cui si parla tanto di plastica abbandonata nei mari, occorre citare il caso di una delle maggiori case di moda italiane che, in collaborazione con Aquafil – azienda che opera anche in campo energetico e che si è specializzata nel recupero di materiali plastici, dalle reti da pesca agli imballaggi, dalle vecchie moquette ai componenti delle auto – ha messo a punto una nuova linea di prodotti di alta qualità nel comparto della pelletteria (che di pelle, in effetti, non è).

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Aquafil è uno dei principali attori, in Italia e nel mondo, nella produzione di fibre sintetiche, in special modo di quelle in poliammide 6. Il Gruppo è punto di riferimento per qualità, innovazione e nuovi modelli di sviluppo sostenibile (eco-a-porter.com)

Tornando a Pitti Uomo, si possono segnalare molti casi: un’azienda svedese propone impermeabili realizzati interamente in poliestere riciclato; un altro marchio, italiano questa volta, ha presentato una gamma di prodotti realizzati con materiali recuperati in mare, dalle reti da pesca perdute alle bottiglie di plastica abbandonate; altra azienda ancora italiana è quella che ha presentato una nuova piuma sintetica, realizzata con contenitori plastici unitamente a lana da riciclo, capace di offrire elevati livelli di termicità per abbigliamento invernale e piumoni. Un produttore di calzature ha presentato delle sneakers interamente realizzate con materiali da riciclo e confezionate in box di plastica fatti con le bottiglie raccolte in mare; un celebre produttore di scarpe ha proposto suole in gomma riciclata da pneumatici e solette in sughero recuperato dalla raccolta separata dei tappi da vino; un ben noto marchio italiano ha proposto una gamma di capi maschili di nylon riciclato con zip e bottoni provenienti da plastiche usate; ultimi casi da citare, quello di un marchio americano che ha proposto sandali e calzature da trekking realizzate esclusivamente con materiali plastici riciclati e quello di una casa giapponese che con le t-shirt usate produce un denim adatto ad ogni tipologia di jeans. Insomma: anche la moda ha scoperto il bello del riuso.

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