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Magia a King’s Cross

 By Simonetta Sandri

Cos’hanno in comune un restyling della storia, il binario 9 e ¾ di Harry Potter, un’architettura d’avanguardia e alcuni alti e imponenti gasometri di acciaio? Basta andare a Londra, nel quartiere brulicante di King’s Cross, e capirete…

King’s Cross è la stazione ferroviaria di Londra in cui il giovane Harry Potter, fin dal primo episodio, scopre il binario 9 ¾, da cui parte l’Hogwarts Express, il treno che conduce all’omonima scuola di magia. Il maghetto, e tanti fan con lui, si è ritrovato a passeggiare sia per questa stazione che per quella quasi contigua, e pseudo gemella, di St. Pancras. Principali scali londinesi del passato e del presente, le stazioni sono ubicate nel distretto di King’s Cross, che deve il suo nome al monumento, poi demolito, costruito nel 1835 in onore di Re Giorgio IV. Oggi, dove c’era la statua, è posta la stazione omonima progettata dall’architetto Lewis Cubitt e inaugurata nell’ottobre 1852, cuore del distretto industriale cui approdavano tutte le merci in provenienza dal nord del Paese. Nel secondo dopoguerra il distretto si trasformò in un’area povera e malfamata che, tuttavia, iniziò a divenire crocevia di artisti, grazie a locazioni di edifici a buon mercato. Si sa, gli artisti partono da luoghi come questi per farli rifiorire…

King’s Cross Partnership

Nel 1990, il governo inglese istituisce la King’s Cross Partnership, per finanziare progetti di rigenerazione dell’area. La rinascita parte con molte istituzioni culturali che approdano qui, come il London Canal Museum e la nuova sede della British Library, la più grande biblioteca del Regno Unito. Fino ad oggi, dove l’archeologia industriale trova nuova vita. Si assiste alla definizione di nuovi spazi come parchi, piazze, nuove strade e alla piantagione di oltre 400 alberi. Vengono recuperati i vecchi magazzini del grano e i depositi di carbone ma, soprattutto, i quattro gasometri esistenti: n.10, 11 e 12 (conosciuti anche come il Siamese Triplet) costruiti nel 1860-67 e potenziati nel 1879-80, trasformati in unità residenziali dal progetto di Wilkinson Eyre Architects, e il gasometro n.8, costruito nel 1850, posizionato in Pancras Square fino al 2011, oggi spostato e trasformato in nuovo spazio verde circolare, il Gasholder Park. Un restauratore specializzato dello Yorkshire, Shepley Engineers, si è occupato del recupero del gasometro terminato nel 2013, mentre lo studio Bell Phillips Architects ha vinto nel 2009 il concorso per la riprogettazione della struttura, inaugurata nel novembre 2015 e caratterizzata da un diametro di 40 metri e un’altezza di 25 metri. Recente è invece la finalizzazione della citata “Tripletta”, oggi sede di 145 eleganti appartamenti cui si accede dal nucleo centrale comune, dove i tre elementi sono collegati tra loro tramite scenografiche passerelle aeree che proiettano un gioco di luci dinamico e fantasiose ombre sullo specchio d’acqua del cortile centrale. Ma da dove arrivano questi gasometri e quale era la loro funzione originaria? Questi di Londra sono i cosiddetti gasometri telescopici.

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I vecchi gasometri vittoriani convertiti in eleganti appartamenti nell'area di King's Cross (gasholderslondon.co.uk)

Storia del gas in Inghilterra

L’utilizzo del gas come fonte energetica per l’illuminazione pubblica è attestato nel 1808, quando gli ingegneri inglesi William Murdoch e Samuel Clegg lavorarono al miglioramento dell’impianto per la produzione del gas che, all’epoca, si poteva dividere in tre fasi: la distillazione (o la decomposizione del carbone fossile), la condensazione dei prodotti liquidi della distillazione (o la depurazione fisica) e la depurazione chimica. Attraverso la distillazione del carbone fossile si otteneva il gas, che grazie al suo impiego primario veniva chiamato “gas illuminante” o “gas-luce”. Al termine della produzione seguiva la fase dello stoccaggio, che avveniva attraverso due tubi: uno di entrata, che riempiva il gasometro con gas appena prodotto, e uno di uscita, che serviva la rete pubblica dopo essere passato per un dispositivo per la regolazione di pressione. Il gasometro, fu quindi creato per immagazzinare il gas, con la reale difficoltà di dover avere una capacità variabile e che fosse una struttura ermetica, per evitare fuoriuscite. Entrambi i problemi vennero risolti con un sistema idraulico, chiamato “chiusura idraulica” che funzionava con una vasca riempita d’acqua e un recipiente aperto verso il basso. La “campana” veniva immersa nell’acqua e si innalzava e abbassava rispetto al contenuto di gas. Quando il gasometro era vuoto, la campana non si vedeva perché immersa completamente nella vasca quando, invece, era pieno, emergeva. Esistevano varie forme di gasometro a chiusura idraulica: quello a campana (o semplice, ad un’alzata), quello a telescopio (con movimento lineare delle alzate), e quello elicoidale (a telescopio con movimento o autoportante). Quello a telescopio fu inventati a Londra nella seconda metà dell’800, per ampliare i gasometri fino ad allora a campana, dove veniva aggiunta una seconda alzata e la struttura era resa “telescopica”. Questa tradizione vittoriana è quella che oggi viene valorizzata nella Capitale britannica: le 123 colonne in ghisa della “Tripletta” svetteranno su un quartiere dove Google ha trasferito i suoi uffici londinesi, dove presto arriverà anche Facebook e dove, fra fontane e alberi fioriti, sarà bello e gradevole lavorare ma anche vivere, mangiare, passeggiare o semplicemente guardarsi intorno. Alla luce del passato che ritorna, più vivace che mai.

Immagine di copertina da gasholderslondon.co.uk

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.