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Il Bel Paese delle rinnovabili

 By Eniday Staff

È una delle prime lezioni che apprendiamo tra i banchi delle aule universitarie di Economia. E gli studiosi di Scienze economiche non dimenticano quasi mai di metterci in guardia…

Un segno più o un segno meno nell’evoluzione di un mercato o di un settore non sempre ci dice dove stiamo davvero andando. Una piccola variazione, positiva o negativa che sia, a volte, può annunciare un processo di vaste dimensioni e che durerà nel tempo, mentre, in altri frangenti, variazioni improvvise e sostenute di un indicatore possono rivelarsi occasionali e non modificare il quadro d’insieme e le tendenze evolutive in atto.
Ed è quello che è successo con i dati dello scorso gennaio sullo sviluppo degli impianti energetici alimentati a biomassa. A gennaio 2019, infatti, sono stati censiti in Italia 31 nuovi impianti di generazione elettrica da biomasse, per una potenza di ben 407 megawatt. Un salto non indifferente, anzi, davvero enorme se paragonato con i dati del gennaio 2018 quando questi nuovi impianti generavano soltanto 6 megawatt. Di questo nuovo dato ne ha parlato anche la stampa di settore – e con un po’ di stupore – mentre Anie Rinnovabili (l’Associazione che riunisce i costruttori di impianti alimentati a fonti rinnovabili) con il suo Rapporto periodico invita a essere prudenti.
Data questa premessa, dobbiamo chiederci: c’è stata un’esplosione nell’uso delle biomasse per la produzione elettrica? In realtà, no, non è proprio così. Con ogni probabilità, infatti, si è trattato di un dato anomalo (oppure un involontario scherzo ordito dalle statistiche), tanto che Anie Rinnovabili ha annunciato un approfondimento.

Alti e bassi

Facendo un discorso di più ampio respiro, in generale lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia è solo apparenza? No, anche questa volta. Le rinnovabili godono, infatti, di ottima salute e gli investimenti continuano a crescere e sono destinati a un costante sviluppo. A dirlo è il recente Rapporto Irex pubblicato da Althesys, una società specializzata nello studio del settore delle fonti rinnovabili. Secondo i dati del Rapporto Irex – che coprono un arco temporale più ampio e quindi offrono un panorama informativo attendibile e coerente – nel 2018 le imprese italiane hanno avviato 178 nuovi investimenti nel settore delle rinnovabili, per una potenza complessiva di 10.800 megawatt ed un impegno di 11,3 miliardi di euro. Il valore è in leggero calo (-16%) rispetto al 2017 (record storico del settore), ma comunque ben al di sopra dei dati del 2016, quando gli investimenti avevano toccato una potenza di 6.800 megawatt per un valore di 7,2 miliardi di euro. La gran parte di questi interventi ha riguardato l’eolico (33%) e il fotovoltaico (32%), mentre in misura minore l’idroelettrico (5%) e le biomasse (7%).
Questi dati sono il segno di due importanti tendenze. La prima è che il mondo delle imprese guarda alle rinnovabili con sempre maggiore interesse, che si tratti di costruire nuovi siti produttivi o di acquisire strutture preesistenti. La seconda conferma la crescita del settore delle rinnovabili, tanto nel comparto elettrico quanto in quello degli altri ambiti nei quali le fonti alternative trovano sempre maggiore impiego in uno scenario di economia circolare (dal biometano ai biocarburanti fino alle filiere di recupero di residui agricoli, industriali e urbani).

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Con gli investimenti che continuano a crescere, le rinnovabili in Italia godono di ottima salute (Reuters)

Uno sguardo al futuro

Cosa ci aspetta allora per il futuro? I ricercatori di Althesys indicano almeno tre tendenze che disegneranno in maniera crescente e positiva il futuro energetico dell’Italia: una progressiva convergenza tra investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica, un accentuato sviluppo della smart energy, della mobilità sostenibile e dei nuovi business della circolarità (biometano e biocarburanti soprattutto) e una crescente internazionalizzazione e concentrazione delle imprese del settore. Queste tendenze, inoltre, non sono un’esclusiva nazionale, ma si confermano protagoniste anche a livello europeo. Il 95% della nuova potenza installata nel 2018, infatti, ha interessato le fonti rinnovabili (oggi il 45% della capacità di generazione complessiva). Predomina l’idroelettrico (63%), seguito dall’eolico che contribuisce a quasi il 15% della produzione elettrica totale.
Insomma, le rinnovabili in Italia stanno benissimo. Certo, non nella misura in cui alcuni dati congiunturali lascerebbero credere. Ma, almeno, abbastanza da costituire, nel nostro caso, una delle più solide filiere dell’economia nazionale.

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