Technology

Rilanciare le aree dismesse

 By Andrew Burger

Governi, società di servizi e grandi aziende in un numero crescente di paesi nel mondo stanno cercando di rivitalizzare le aree industriali dismesse, le comunità e i paesaggi circostanti procedendo alla loro bonifica e istallando impianti di produzione di energia rinnovabile a emissioni zero. Il caso di Eni in Italia e non solo…

Le aree dismesse una volta ospitavano strutture industriali o commerciali che portavano posti di lavoro e vitalità economica alle comunità in tutte le parti mondo. Oggi sono abbandonate o altrimenti non occupate e inutilizzate. I cambiamenti economici, tecnologici e demografici hanno portato al loro abbandono, lasciando un’eredità dei tempi passati che comprende i pericoli dell’inquinamento ambientale.

Governi, società di servizi e dirigenti politici e aziendali in un numero crescente di paesi, città e comuni stanno cercando di rivitalizzare le aree dismesse, le comunità e i paesaggi circostanti procedendo alla loro bonifica e istallando impianti di produzione di energia rinnovabile a emissioni zero.

L’esempio forse più eclatante è quello del governo ucraino, che sta valutando la possibilità di costruire un’enorme centrale solare da 4.000 megawatt (MW) sui circa 4.100 chilometri quadrati del sito della centrale nucleare di Chernobyl, la cui esplosione nell’aprile 1986 minacciò le vite, le economie e gli ecosistemi di tutta l’Europa e oltre.

L’Ucraina non è l’unica nazione che sta valutando l’opportunità di sfruttare i vantaggi della diminuzione dei costi e del miglioramento delle performance delle centrali solari per bonificare le aree dismesse e rivitalizzare le comunità locali. Le aree dismesse costituiscono un problema ambientale e causano la diminuzione della qualità della vita nelle aree urbane, suburbane e rurali sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.

Chernobyl, dopo l'incidente nucleare, sta cercando di tornare a nuova vita

I benefici dello sviluppo delle aree dismesse

Eni ad esempio prevede di costruire impianti solari PV in aree dismesse in Italia e all’estero. Negli Stati Uniti la rivitalizzazione delle aree dismesse tramite l’installazione di centrali solari o alimentate da altre fonti rinnovabili rappresenta uno degli obiettivi strategici della piattaforma politica nazionale su cambiamento climatico e energia pulita lanciata a suo tempo dall’allora Presidente Obama.

L’iniziativa RE-Powering America’s Land Initiative dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente U.S.A. (EPA) promuove e supporta lo sviluppo di energie rinnovabili nei siti di terreni, discariche e miniere che sono o erano contaminati. Gli amministratori del programma dell’EPA identificano i siti e stimano il loro potenziale di produzione di energie rinnovabili. Inoltre forniscono alle comunità, alle società immobiliari, alle industrie e ai governi statali e locali una serie di risorse per aiutare tali progetti di trasformazione.

Oltre 100 città statunitensi hanno stimato che riceverebbero fra 205 milioni e 500 milioni di nuove tasse riutilizzando le aree dismesse per nuovi utilizzi economici, secondo la Conferenza dei sindaci USA .

Secondo l’EPA oggi ci sono centrali che producono energia rinnovabile in aree dismesse, contaminate o dove sono presenti discariche in 12 stati degli USA. Il che vuol dire che c’è moltissimo spazio di crescita. Inoltre le aree dismesse sono spesso particolarmente adatte per lo sviluppo di energia solare o per altre forme di energia rinnovabile. L’agenzia ambientale USA sottolinea che molte di queste aree:

  • Si trovano nei pressi di infrastrutture fondamentali, come le linee elettriche e le strade;
  • Si trovano nei pressi di aree con una forte domanda di energia (ad esempio aree molto popolate);
  • Si trovano in aree caratterizzate da pendenze minime (0-2%), che le rendono perfette per l’installazione di impianti fotovoltaici (PV);
  • Vengono offerte a un prezzo di terreno più basso rispetto ad altre aree.
Il rendering del progetto "rinnovabile" di Eni a Porto Torres

Energia solare in Italia e all’estero

Costruire impianti fotovoltaici o altre centrali che producono energia rinnovabile sulle aree dismesse aiuta a trovare opportunità per risolvere i problemi che tali aree pongono in termini economici, ambientali e sociali. Nel 2015 i sistemi fotovoltaici hanno generato 24,676 GWh di elettricità priva di emissioni, pari al 7,8% dell’elettricità prodotta in Italia. La crescita rispetto al 2014 è stata del 13 per cento.

Questa è una notizia incoraggiante per i partecipanti al settore dell’energia solare e per i fautori delle energie rinnovabili, soprattutto perché l’Italia ha eliminato nel 2013 il programma di tariffe di alimentazione incentivanti (FiT). Oggi l’unico incentivo governativo nazionale è il conto energia (misurazione netta).

Comunque l’Italia continua a figurare fra le prime 10 nazioni al mondo in termini di capacità produttiva solare istallata. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’energia (IEA), sono stati installati In Italia 18.622 MW di capacità produttiva solare  alla fine del 2014, mettendo la penisola davanti agli Stati Uniti, un paese con una popolazione e una superficie molto più ampie.

Eni intende partecipare al successo dell’Italia e contribuire allo sforzo nazionale per giungere a una riduzione a livello nazionale, comunitario e internazionale delle emissioni di gas serra (GHG) e conseguire gli obiettivi in termini di energia rinnovabile sviluppando progetti ad alimentazione solare nelle aree dismesse.

A maggio la direzione ha annunciato che Eni investirà 1 miliardo di euro nelle energie rinnovabili nel corso dei prossimi tre anni. Si tratta di un importo doppio rispetto a quanto investito nei tre anni precedenti.

LEGGI ANCHE: La fabbrica del futuro di Mattia Ferraresi

Incrementare gli investimenti nelle energie rinnovabili

“Nei prossimi tre anni gli investimenti in progetti rinnovabili saranno di circa 500 milioni di euro e un importo analogo verrà dedicato alla ricerca scientifica”, ha dichiarato l’AD Claudio Descalzi nel corso dell’assemblea dei soci di Eni il 12 maggio 2016.

In tale periodo Eni prevede di installare oltre 220 MW di capacità produttiva solare nella sola Italia con un costo di 200 – 250 milioni di euro. Sono stati identificati siti potenzialmente interessanti in Basilicata, Calabria, Liguria, Puglia, Sardegna e Sicilia.

L’agenda energetica verde della società prevede lo sviluppo di progetti solari anche in Egitto e Pakistan. Come detto Eni ha l’obiettivo di mettere in linea un totale di 420 MW di capacità produttiva rinnovabile entro il 2022, per la maggior parte solare.

Il programma prevede di installare sistemi fotovoltaici in aree dismesse possedute da Eni adiacenti o nei pressi dei propri impianti di estrazione di petrolio e gas e vicino a infrastrutture di distribuzione dell’energia.

Sfruttando i terreni che possiede e i propri impianti di sfruttamento del gas naturale, le proprie infrastrutture e le competenze acquisite, Eni prevede di costruire impianti ibridi ad alimentazione solare e a gas naturale che possono produrre giorno e notte in maniera affidabile ed economica elettricità a basso impatto ambientale.

La strategia Eni sulle energie rinnovabili/1

Crescita organica

Eni ha l’obiettivo di generare una crescita organica ampliando i propri investimenti e la pipeline di progetti nel settore dell’energia solare e dell’energia rinnovabile. Per questo è stata costituita l’Unità Energy Solution con a capo un top manager come Luca Cosentino.

“Siamo interessati a partnership strategiche con le società locali di servizi pubblici e altre autorità governative nei paesi in cui operiamo. Attualmente stiamo discutendo [queste opportunità ndr] con una serie di potenziali partner e sono sicuro che presto saremo in condizioni di firmare importanti accordi di cooperazione”, spiega Cosentino.

L’approccio di Eni alle energie rinnovabili è coerente con il suo modello globale di business. “Vogliamo sfruttare la nostra esperienza, competenza, reputazione e posizione nei paesi in modo da avere un chiaro vantaggio competitivo fin dall’inizio”.

“In questo contesto, i progetti relativi alle aree dismesse che abbiamo identificato arricchiscono e rafforzano la nostra proposta industriale e ci consentiranno di creare un nuovo spazio di mercato privilegiato dove saremo in grado di sviluppare numerose sinergie significative con i nostri asset esistenti”.

La strategia Eni sulle energie rinnovabili/2

Nel 2016 Eni ha avviato ben sei progetti. “Questi progetti sono basati su moduli fotovoltaici (PV) convenzionali, ma abbiamo già identificato una serie di progetti in cui diversificheremo il nostro approccio e implementeremo alcune delle tecnologie sviluppate dalla nostra R&S”, continua Cosentino.

Soprattutto questi progetti inizieranno a generare ricavi, nonché energia elettrica ad emissioni zero, in breve tempo. “Intendiamo avere un tempo di esecuzione veloce in modo da ridurre al minimo la nostra esposizione finanziaria. Il nostro obiettivo è di costruire un business auto-sostenuto prima della fine del piano strategico in corso…”

“In Italia possediamo un gran numero di asset industriali, e questo crea ovvie sinergie per i nuovi progetti. Abbiamo definito un piano ambizioso di conversione degli asset che sarà largamente basato sulla implementazione di progetti sulle energie rinnovabili”.

Analogamente Eni ha una presenza forte e diversificata anche in Egitto e questo facilita l’identificazione di potenziali interessanti  “Altri paesi che in questo momento stiamo attentamente valutando sono Algeria e Tunisia, ma in effetti tutta la regione nordafricana rappresenta per noi una potenzialità significativa”, conclude Cosentino.

LEGGI ANCHE: Le cattedrali dell’energia di Jim McClelland

informazioni sull'autore
Andrew Burger