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Come nasce un gasdotto

 By Nicholas Newman

Progettare e costruire un oleodotto o un gasdotto è molto più complicato di tracciare una linea su una cartina e inviare le squadre di operai e ingegneri per costruirlo. Ci sono lunghe procedure da superare, permessi da ottenere, tracciati da negoziare, problemi ambientali e ingegneristici da superare. E poi c’è da creare il giusto consenso tra le comunità locali. Nicholas Newman racconta il lungo iter che sta portando alla costruzione dell’Atlantic Coast Pipeline che dovrà trasportare gas pulito dai campi di Marcellus e Utica alle città costiere degli Usa, da Richmond a Charlotte a Washington DC. Un’opera maestosa, tra foreste e catene montuose del West Virginia, che è soprattutto un complesso lavoro di riconciliazione, negoziazioni e concessioni con le molte e diverse parti interessate… 

(Foto tratta da www.breakingenergy.com)

Progettare e costruire un oleodotto o un gasdotto è molto più complicato di tracciare una linea su una cartina e inviare le squadre di operai e ingegneri per costruirlo. Ad esempio lo ha scoperto la Dominion Resources, società energetica con sede in Virginia, mentre pianificava il percorso per i 908 km di condutture che si accinge a costruire lungo la costa atlantica. La società non solo aveva bisogno di ottenere l’approvazione per la pianificazione e la regolamentazione da parte dei governi a livello locale, statale e federale ma anche di guadagnare il favore dell’opinione pubblica e politica e di superare tutta una serie di complesse questioni di mercato, ambientali e geologiche.

L’Atlantic Coast Pipeline sarà un condotto ad alta pressione di 1,1 m con la capacità di portare circa 0,5 miliardi di metri cubi al giorno di shale gas dai campi Marcellus and Utica shale ai 20 milioni di clienti Dominion residenti negli stati dell’America dell’est: West Virginia, Virginia e North Carolina. Gli operatori delle centrali che distribuiscono gas tra Charlotte, Washington DC e Richmond, alcuni dei quali sono anche investitori nel progetto di gasdotto, hanno già firmato un accordo di acquisto di energia con la Dominion Resources assicurandone in tal modo la sostenibilità commerciale, come riportato nel marzo 2016 dal sito di informazione Marcellus.com.

Nei piani della Dominion la costruzione di questa pipeline da 5 miliardi di dollari dovrebbe cominciare nella seconda metà di quest’anno, fermo restando le ultime autorizzazioni previste per fine aprile da parte della Federal Energy Regulatory Commission (FERC), l’ente regolatore interstatale del governo Usa. Se tutto procederà secondo i piani, Dominion Resources vedrà il gasdotto operativo entro la fine del 2018.

Il tracciato dell'Atlantic Coast Pipeline

Il caso della Atlantic Coast Pipeline

L’esigenza di costruzione di un nuovo gasdotto nasce come accennato per fornire nuovi mercati di sbocco ai campi Marcellus e Utica e soddisfare la grande domanda di energia della regione costiera del mid-Atlantic, sviluppando nuovi impianti a gas. Non a caso sia i produttori di gas che le aziende energetiche regionali sostengono la Atlantic Coast Pipeline. Come ha spiegato Diane Leopold, Presidente della Dominion Resources, “la necessità del gasdotto non potrà che aumentare in quanto la domanda di energia dovrebbe crescere del 165% entro il 2035”.

Peraltro altre aziende locali oltre alla Dominion, come Duke Energy, hanno già annunciato l’intenzione di chiudere i vecchi impianti a carbone per sostituirli con l’energia più pulita generata dal gas. In particolare la stessa Dominion investirà 3,5 miliardi di dollari nella nuova produzione di energia dal gas. Contemporaneamente, la Virginia Natural Gas, una controllata di AGL Resources in Hampton Roads, ha spiegato che ci vuole più gas naturale per soddisfare la domanda dei clienti, specialmente durante le ore di punta nelle regioni di Chesapeake e Virginia Beach, due delle città più densamente popolate della Virginia. Per quanto riguarda la Piedmont Natural Gas, invece, la Atlantic Coast Pipeline consentirà l’accesso a gas naturale a basso costo e in abbondanza da una regione di produzione geograficamente diversa, aiutando la compagnia a soddisfare la crescente domanda nei suoi mercati della Carolina.

L’effetto macroeconomico sarà con molta probabilità significativo. Secondo il report 2014 della Chmura Economics & Analytics intitolato “The Economic Impact of the Atlantic Coast Pipeline in West Virginia, Virginia and North Carolina“, consumatori e aziende nella Virginia e nel North Carolina potrebbero risparmiare una cifra stimata in 377 milioni di dollari l’anno per il solo taglio dei costi dell’energia. Non solo. Grazie all’Atlantic Coast Pipeline, i governi locali potrebbero incamerare circa 30 milioni di dollari l’anno di tasse in più. Non sorprende, pertanto, che molti politici locali siano a favore del progetto.

Il nodo dell’opposizione organizzata

Tuttavia, nonostante l’ampio consenso politico, inclusi i governatori del West Virginia e del North Carolina, rimangono ancora sacche significative di oppositori a livello locale. Si tratta di proprietari terrieri, ambientalisti e gruppi Nimby quali le sezioni locali del Sierra Club e del Allegheny-Blue Ridge Alliance (ABRA). Queste associazioni sono preoccupate dei danni potenziali ai paesaggi rurali e alle foreste della regione, all’impatto su numerose specie di uccelli rari compresa la Cow Knob Salamander, il James spiny mussel, il pipistrello dell’Indiana e il pipistrello dalle lunghe orecchie del nord. I gruppi nella loro campagna “All Pain, No Gain” (“Tutto da perdere, niente da guadagnare”) l’anno scorso hanno raccolto quasi mezzo milione di dollari di contributi e servizi in natura per una campagna di pubblicità e marketing contro il gasdotto.

Un’ulteriore preoccupazione è stata espressa di recente dal gruppo di ambientalisti Wild Virginia, che ha catalizzato le paure per la qualità dell’acqua potabile nel caso il gasdotto fosse costruito causando depositi di sabbia nei fiumi e nei principali spartiacque. Per intendersi la George Washington National Forest, il più ampio spazio pubblico di natura selvaggia negli Usa dell’est nota agli amanti delle passeggiate, della mountain bike e della caccia, è la sorgente del fiume James che fornisce acqua potabile a più di 4 milioni di persone, inclusa la più grande base navale del mondo a Norfolk, Virginia. Allo stesso modo i residenti della Shenandoah Valley si affidano alle sorgenti delle foreste montane e ai pozzi per l’ acqua potabile.

L’ Atlantic Coast Pipeline “rappresenta un enorme aumento delle infrastrutture per il gas e, nel lungo termine, porterà ad un aumento della pressione per iniziare il fracking nella George Washington National Forest“, denuncia Misty Boos, Managing and Development Director di Wild Virginia. La sola United States Forest Service avrebbe ricevuto più di 5.000 lettere di cittadini e associazioni che chiedevano di negare le richieste dei costruttori del gasdotto di passare attraverso la foresta.

Foto tratta da www.thinkprogress.org

Oltre alla sensibilità pubblica, ci sono poi interessi privati contrari. Molti proprietari terrieri locali temono l’applicazione della “Eminent Domain” (espropriazione per pubblica utilità) come una minaccia ai loro diritti costituzionali nonché alle loro tasche, temendo la perdita di pagamenti compensativi equi e ragionevoli. Un’analisi condotta nel 2015 dalla Key-Log Economics LLC a Charlottesville, stima una perdita di 7,4 miliardi di dollari per i valori delle proprietà, causata dall’interferenza sui panorami di una costruzione dell’ampiezza di 38m e del basamento permanente di 23. Alcuni proprietari in questi anni hanno condotto battaglie legali che il più delle volte sono state comunque vinte dai promotori del gasdotto. Altri, come gli ambientalisti del Sierra Club, sono contrari al gasdotto a ragione del fatto che questo inciderebbe negativamente sugli investimenti in energie rinnovabili come i pannelli solari sui tetti, che sono in corso di progettazione e in via di sviluppo, o le centrali eoliche offshore lungo la costa atlantica. Glen Besa, Presidente della sezione della Virginia del Sierra Club, sostiene chel’attuale piano energetico [della Dominion Resources] con la sua attenzione primaria verso il gas naturale, aumenterebbe l’inquinamento da carbonio di più del 60%”.

 

La flessibilità nella progettazione e costruzione del gasdotto

Descritte le difficoltà di creazione del consenso intorno all’opera, restano quelle geologiche e ingegneristiche nel definire il tracciato attraverso la catena dei Monti Appalachi, che raggiunge altezze intorno ai 2000 metri, evitando inoltre i numerosi “sinkholes” e i siti delle miniere abbandonate che segnano la regione e minimizzando l’impatto sui 3.500 km di sentieri dell’Appalachian Trail reso famoso dal libro di Bill Bryson “A Walk in the Woods”, da cui recentemente è stato tratto un film con Nick Nolte e Robert Redford.

Allo stesso modo, nella estremità orientale del gasdotto il U.S. Fish and Wildlife Service ha fatto richiesta di una deviazione per evitare di attraversare i 450 km quadrati del Great Dismal Swamp National Wildlife Refuge che accoglie orsi, castori e procioni. Un’altra importante variazione di percorso è stata fatta per preservare il patrimonio storico del Warminster Rural Historic District in Virginia, luogo di uno dei primi stanziamenti europei nella regione. Qui la Dominion progetta di effettuare la perforazione orizzontale di un tunnel stretto sotto la superficie, una tecnica spesso utilizzata nelle aree urbane per installare tubi del gas senza la necessità di compiere importanti lavori di sollevamento del manto stradale.

Foto tratta da www.mic.com

Inoltre i promotori del gasdotto hanno condotto una serie di consultazioni pubbliche e di sondaggi presso le comunità locali e i proprietari terrieri nonché i diversi livelli del pubblico per determinare un percorso accettabile e sicuro per il progetto, cambiando di conseguenza più volte quello progettato. Ciononostante, anche a questo stadio avanzato il percorso non è ancora del tutto completato e secondo Leopold “l’accesso per controllare e costruire è stato problematico”. Nella versione finale del tracciato ci sono circa 2.800 proprietari terrieri lungo l’intera lunghezza del gasdotto.

A tutt’oggi il 60% circa dei proprietari terrieri interessati dal nuovo tracciato proposto hanno già garantito il permesso di accesso e l’azienda è determinata a procedere con i restanti. A fine aprile la Federal Energy Regulatory Commission, che regolamenta il passaggio del gasdotto tra i diversi stati, dovrebbe dare l’approvazione finale per la costruzione. L’esperienza della Dominion e dei suoi partner nella concezione e progettazione della Atlantic Coast Pipeline non è stata semplice come tracciare una riga su una cartina. Rivelandosi un complesso lavoro di riconciliazione, negoziazioni e concessioni con le molte e diverse parti interessate.

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Nicholas Newman