Technology

Eni in una parola: supercomputer

 By Alessandro Di Bacco

Se vuole sopravvivere nel vasto universo elettronico, ogni grande azienda deve armarsi di tutto punto e muoversi con lungimiranza. Supercomputer, Internet of Things, IA, Industria 4.0: benvenuti nel mondo della digitalizzazione…

Le superpotenze mondiali si sfidano a colpi di innovazione tecnologica, così come le grandi aziende. I protagonisti indiscussi del campo della tecnologia su larga scala sono i supercomputer: sistemi composti da batterie di unità di calcolo parallelo in grado di sviluppare una elevata potenza di elaborazione la cui architettura si discosta da quella dei comuni computer. La loro velocità viene misurata in FLOPS (FLoating Point Operations Per Second) o in suoi multipli come il PetaFLOP.
Questi supercalcolatori vengono utilizzati in moltissimi campi, a livello governativo e industriale, che richiedono processi di calcolo intensivi come la meteorologia, analisi molecolari, simulazioni fisiche, modelli matematici, crittoanalisi e molto altro.
La potenza dei supercomputer è motivo di vanto e dimostrazione di avanzamento tecnologico tra le varie potenze mondiali. Ovviamente Cina e Stati Uniti sono i due grandi sfidanti in questo settore,
il primo con il sistema Summit (200 PetaFLOPS) e il secondo con il Sunway TaihuLight (140 PetaFLOPS). Ma anche l’Europa sa il fatto suo: il Piz Daint in Svizzera, i supercomputer meteorologici ECMWF nel Tecnopolo Bologna e l’HPC4 di Eni a Ferrera Erbognone.

Stupefacente HPC4

L’High Performance Computing – layer 4 è in grado di sviluppare una potenza di elaborazione pari a 18,6 PetaFLOPS di picco, dedicata all’elaborazione dei dati provenienti dal sottosuolo. Il supercomputer è custodito nel Green Data Center, una struttura avveniristica nel cuore della Pianura Padana progettata come un grande sistema di raffreddamento ad aria e alimentata in parte da un impianto fotovoltaico a inseguimento solare con una potenza di picco di 1 MW (frutto dell’iniziativa Progetto Italia di Eni).
Il supercalcolatore elabora i dati geofisici e le prospezioni sismiche che Eni raccoglie da tutto il mondo, creando modelli matematici per garantire una conoscenza accurata del sottosuolo e di vedere i giacimenti di idrocarburi celati sotto i nostri piedi o nei fondali marini. Tutto questo grazie a sofisticati programmi di calcolo proprietari sviluppati su una potente componentistica hardware costituita da due processori Intel Xeon Skylake a 24 core e due GPU nVidia Tesla P100.

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Il Green Data Center di Ferrera Erbognone

Questa meraviglia tecnologica, però, esiste solamente grazie ai professionisti di Eni, alla loro passione e competenza. Un lavoro congiunto di grandi menti che programmano il software di calcolo, raccolgono e inviano i dati e interpretano i modelli.
Persone come Carlo Fortini, un ingegnere con la passione della velocità che progetta software innovativi per supportare le attività di esplorazione. Nella vita privata, adora sfrecciare in pista con la sua moto, provando a spingersi sempre oltre in nome della velocità… così nel suo lavoro, sfruttando le capacità dell’HPC4. Bit ad altissima velocità, per dare forma all’enorme quantità di dati che arrivano tutti i giorni da ogni angolo del mondo dove Eni opera; garantendo scoperte sensazionali come il giacimento di Zohr, nell’offshore egiziano.

Uno dei volti dell'energia: Carlo

Il grande Zohr

La più grande scoperta di gas naturale mai effettuata nel Mediterraneo spetta ad Eni e al suo supercomputer. Il giacimento ha volume di 11.000 km cubi e la sua immagine sismica è composta da 717 milioni di pixel; in un’ora HPC4 riuscì a calcolarne il 3% e l’attesa per il completamento durò un giorno e 6 ore. Ovviamente, questa immensa fonte di energia sotterranea è anche un tesoro preziosissimo per l’Egitto, spostando gli equilibri di distribuzione energetica nel mediterraneo con il combustibile fossile a più basso impatto ambientale… e il pianeta ringrazia!
Zohr è, quindi, l’esempio lampante di quanto l’avanzamento tecnologico possa contribuire alla crescita di un’azienda, portando enormi benefici anche a chi collabora con essa.

La storia di Zohr

Esplorazione intelligente

Ma non esiste solo l’HPC4, una nuova tecnologia supporterà Eni nelle fasi esplorative: l’intelligenza artificiale. Il cane a sei zampe e IMB, infatti, hanno annunciato i primi risultati di una collaborazione pluriennale nell’utilizzo dell’IA con l’avvio della piattaforma Cognitive Discovery. L’obiettivo è quello di supportare il processo decisionale nelle fasi iniziali dell’esplorazione, riducendo significativamente i rischi legati alla complessità geologica del sottosuolo e dalla conseguente mole di dati raccolta, consentendo, quindi, una rappresentazione più accurata dei modelli geologici attraverso l’identificazione e la verifica di scenari alternativi plausibili.
Cognitive Discovery, quindi, gestirà questa montagna di informazioni di matrice geologica, geofisica e geochimica traducendola in un Knowledge Graph, facilitando notevolmente il lavoro quotidiano di analisi ininterrotta dei dati da parte degli esploratori Eni e migliorando conseguentemente il loro processo decisionale. Questa nuova piattaforma è disponibile on-premise su un cluster IBM HPC Power 9 installato anch’esso presso il Green Data Center.
Il processo di digitalizzazione non si ferma solo nel campo dell’esplorazione, continua ad espandersi in tutte le aree dell’azienda per indicare nuove strade e dare un nuovo volto all’energia.
E questo è solo l’inizio…

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Alessandro Di Bacco