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Go, ConGo!

 By Simona Manna

“Vi offro soprattutto la parità, la cogestione, la formazione di una élite tecnologica perché non siate il ricevitore passivo di una iniziativa straniera, ma siate soggetto non oggetto di economia…”
Enrico Mattei, Tunisi, 9-10 giugno 1960

Il Congo è un paese in crescita, affamato di energia e di progresso. L’elettricità per la strada e nelle case non è più un miraggio e la domanda energetica, progressivamente in aumento, viene soddisfatta. Tutto questo grazie all’attività della Centrale Elettrica del Congo (CEC), una realtà importante e necessaria che ha da subito promosso lo sviluppo economico dello Stato proprietario delle risorse energetiche.

La Centrale Elettrica del Congo, nata nel 2007 per volere di una società all’80% posseduta dal governo congolese e al 20% da Eni Congo

L’Eni è arrivata in Congo quasi cinquant’anni fa, nel 1968. La centrale CEC è stata avviata solo sei anni fa e ha già raggiunto tre importantissimi obiettivi: la copertura di oltre la metà della domanda energetica del paese (l’anno scorso circa il 57%, quest’anno si punta a superare il 60%), il raggiungimento dello zero flaring (la riduzione a zero dei volumi di gas connessi all’estrazione del greggio e bruciati in torcia) nell’area del giacimento M’Boundi, e la garanzia di massima sicurezza, con tre milioni di ore lavorate – dall’avvio dell’attività – senza incidenti.

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La storia di questa centrale ce la racconta Mauro Dalmazzone, direttore generale della CEC da febbraio del 2015. “Tutto è iniziato nel maggio del 2006 con la firma di un protocollo di accordo tra Eni e la Repubblica del Congo per lo sviluppo di un campo offshore che si chiama Marine XII. Quest’accordo prevedeva che il gas prodotto avrebbe alimentato una nuova centrale elettrica con una potenza iniziale di 300 megawatt espandibili a 900 megawatt e lo studio per la realizzazione di questa centrale sarebbe stato affidato ad Eni”. Dopo un anno “si è avviato il progetto di costruzione della Centrale Elettrica del Congo, costituendo una società all’80% posseduta dal governo congolese e al 20% da Eni Congo, e quest’ultima è stata incaricata di sviluppare il progetto della centrale”.

Sarà il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou N’Guesso, a inaugurare nel maggio 2008 la posa della prima pietra della centrale. Nel corso del 2010, tra marzo e novembre, sono state avviate le due turbine a gas, ognuna da 150 megawatt alimentate a gas naturale, che costituiscono la CEC e, da quel momento, è incominciata la produzione di energia elettrica, che è andata aumentando nel tempo. Nel 2010 la potenza media annua è stata di circa 30 megawatt, nel 2014 è arrivata a 132 megawatt, nel 2015 abbiamo superato abbondantemente i 165 megawatt e nel 2017 la potenza media annua è stata pari a 283 megawatt.

L’anno scorso dunque, dice con orgoglio il direttore generale della CEC, “la centrale ha coperto oltre il 50% della domanda di energia elettrica del paese e in futuro prevediamo di andare oltre. Questo evidenzia che il ruolo della centrale è assolutamente fondamentale per sostenere lo sviluppo economico del paese. Anche perché, affiancata a questa centrale c’è una capacità produttiva legata essenzialmente solo a due centrali idroelettriche, per una potenza complessiva attorno ai 200 megawatt: queste centrali idroelettriche, però, hanno naturalmente limitazioni di disponibilità di acqua durante la stagione secca, tra giugno e settembre, per cui in questo periodo la produzione della centrale è ancora più rilevante per il soddisfacimento della domanda del paese”.

La storia della Centrale elettrica del Congo tra dati, immagini e testimonianze

La Centrale Elettrica del Congo, però, non solo soddisfa la richiesta attuale, ma si ritiene sia un fondamentale supporto per la crescita di questo paese in piena fase di sviluppo: la domanda di energia in Congo, infatti, è destinata a crescere sempre di più (tra l’anno scorso e quest’anno +18%, e le previsioni del governo sono di una crescita nei prossimi anni del 15% all’anno) e lo sviluppo di eventuali sistemi di produzione alternativi, legati a centrali idroelettriche, richiedono parecchi anni.

“A febbraio dell’anno scorso, l’ad di Eni, Claudio Descalzi e il ministro degli idrocarburi della Repubblica del Congo, Andre’ Raphael Loemba, in occasione della visita del Presidente della Repubblica del Congo in Italia, hanno sottoscritto un accordo proprio per avviare gli studi sulla fattibilità di questo ampliamento e anche la verifica della rete di trasporto”. L’accordo prevede di portare la potenza della centrale a 450 megawatt.

Quando parliamo di copertura della domanda di energia intendiamo quello che per noi è normalità: strade illuminate, corrente in casa per la luce e per il funzionamento di frigoriferi, televisioni. Questo “ significa cambiare la vita delle persone, soprattutto a Pointe-Noire dove, finché non c’era la centrale, l’energia elettrica veniva essenzialmente prodotta in maniera autonoma”.

Che la CEC sia una ricchezza in primis per il paese lo dimostra anche il fatto che l’identità della centrale sia fortemente congolese, “tanto è vero che la società è costituita da circa 22 persone, di cui espatriate siamo solo in due, io e il direttore finanziario. Poi ci sono quelli che lavorano direttamente nella centrale, e c’è un ulteriore indotto locale, legato al trasporto delle persone, alla mensa, alla cura del verde, a interventi di manutenzione. Diciamo che siamo nell’ordine del centinaio di persone, la maggior parte delle quali congolesi”.

Importantissimo, poi, l’aspetto ambientale, visto che “questa centrale utilizza gas naturale che fino a qualche anno fa veniva bruciato in torcia. Quindi dal punto di vista ambientale c’è un grosso impatto positivo”, insieme quello della sicurezza: “Dall’avvio della centrale abbiamo avuto oltre tre milioni di ore lavorate senza incidenti e questo è sicuramente un ottimo risultato”.

informazioni sull'autore
Simona Manna
Giornalista professionista dal 2003, sarda da sempre. Dopo diverse esperienze lavorative (Corriere della Sera, Il manifesto, El País), attualmente lavora per l’agenzia di stampa AGI e collabora stabilmente con la testata Oil e il portale Abo.net.