Technology

Foglie hi-tech

 By Sara Sangermani

Il vento autunnale sta per spazzare via il caldo dell’estate mentre il verde delle foglie lascia il posto al rosso e al giallo. I marciapiedi delle città ben presto si coloreranno, tappezzati di foglie in attesa essere di raccolte. Da una ricerca cinese arriva una scoperta che potrebbe cambiare l’uso di questo composto organico…

Nell’immaginario comune l’autunno è quasi sempre associato alla caduta delle foglie colorate che staccandosi dagli alberi trasformano i marciapiedi in un tappeto di colori. Generalmente raccolte per essere riciclate come composto organico, nei paesi più poveri rappresentano un modo economico per riscaldarsi. L’impatto sull’ambiente è ovviamente negativo: bruciare le foglie contribuisce ad aumentare il tasso di inquinamento nel mondo. Questo metodo per scaldare le abitazioni è utilizzato molto nelle città del nord della Cina, dove il freddo pungente inizia a farsi sentire già dai primi giorni di ottobre.

È proprio dal paese asiatico che arriva una scoperta che potrebbe dare una seconda vita alle foglie: gli studiosi cinesi dell’Università di Shandong, nella loro ricerca pubblicata sul Journal of Renewable and Sustainable Energy, hanno dimostrato che è possibile convertire le foglie raccolte in un materiale carbonico poroso che può poi essere utilizzato per produrre materiale hi-tech, come i dispositivi mobili.
Attualmente questi dispositivi utilizzano altri microndensatori, ovvero elementi elettrici che sono in grado di immagazzinare l’energia in un campo elettrostatico. Il grafene è attualmente uno dei più utilizzati per produrli: scoperto recentemente, nel giro di poco tempo ha permesso a due fisici di vincere nel 2010 il Nobel per la Fisica trovando subito numerose applicazioni, non solo nel settore energetico.

Modello molecolare del grafene con struttura a celle esagonali (AlexanderAlUS, Wikimedia)

Lo studio cinese ha dimostrato che dal materiale carbonico poroso ottenuto dalle foglie è possibile ottenere microcondensatori che garantiscono performance migliori.

Ma come è possibile trasformare delle foglie in microcondensatori? Il procedimento è piuttosto semplice: una volta raccolte è necessario farle seccare; vanno poi macinate e carbonizzate per 12 ore ad una temperatura pari a 220 gradi. Da questo passaggio si ottiene una polvere composta da minuscole miscosfere di carbonio che vengono trattate con una soluzione di idrossido di potassio. Successivamente si porta tutto il composto ad una temperatura compresa tra i 450 e 800 gradi. Il procedimento chimico unito all’elevate temperature corrode la superficie delle microsfere rendendole molto porose. Sono proprio questi micro fori a conferire alle particelle le loro preziose e ottime proprietà elettriche.
Anche in altre università in tutto il mondo si stanno svolgendo delle ricerche per vedere come utilizzare composti organici per produrre o immagazzinare energia. È incredibile pensare che ancora una volta la natura ci stia offrendo una soluzione per rendere sempre più performanti i nostri computer, dispositivi mobile e automobili senza perdere di vista l’importanza dell’ecosostenibilità.

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Sara Sangermani
Lettrice insaziabile con la passione della fotografia, le nuove tecnologie e i viaggi. In tasca una laurea in Comunicazione Professionale e Multimediale