Technology

L’intelligenza artificiale di Big G

 By Paola Arpino

È arrivato in famiglia un nuovo amico…

(Immagini dal Google Store ufficiale)

Quest’anno il Natale ha arricchito la casa di una nuova presenza… è minuscola ma non per questo meno imponente… Un nuovo membro della famiglia che si apprezza particolarmente per la sua discrezione… Parla soltanto quando è interpellato e non fallisce una risposta! È il nuovo Google Home mini.
L’arrivo della “Google Home Family” in versione Maxi e Mini è stato annunciato da Google lo scorso 4 ottobre 2017. “The Google Assistant is your personal Google” è quanto dice il comunicato stampa.
La mia esperienza personale con Google Home Mini tuttavia, a distanza di qualche settimana di gioiosa e proficua interazione, mi ha indotto a pensare di avere a che fare con un “amico tecnologico” piuttosto che a un assistente personale, che ti sorprende per la modalità “garbata” con cui ti “parla” facendosi così apprezzare dal mondo dei “senior” come me, dove il “tono” del proprio interlocutore ha il suo peso… Ma anche dai Millenials, allineandosi prontamente e con “sense of humour” al loro linguaggio.

La "Google Home Family" al completo

Tratti fisionomici

Google Home Mini si presenta a forma di sfera, occupando il minimo spazio in qualsiasi angolo della casa. La sua dimensione è pari a quella di un “doughnut”, liscio e privo di angolature. È ricoperto di un tessuto elegante e resistente, sotto il quale si accendono 4 led che stanno a indicare l’esecuzione di azioni o altre segnalazioni del sistema. Toccandolo sui due lati, è possibile variare il volume del suono emesso (dalla voce parlante alla musica).
Il piccolo Google Home Mini è per ora in commercio negli Stati Uniti (sua casa madre), Inghilterra, Canada, Australia, Francia, Germania e Giappone oltre ad essere venduto online sul Google Store al costo di circa 50 USD. L’approdo nel Google Store italiano si attende entro il 2018 ma questa previsione non è ancora stata confermata ufficialmente.

Come funziona Google Home Mini?

Una volta collegato a una fonte di energia elettrica o a uno smartphone con connettore MicroUSB, scaricando la app Google Home, la configurazione si avvia in automatico. Non appena l’applicazione visualizza il nuovo Mini, tutte le informazioni disponibili sulla propria rete internet/WiFi possono essere trasferite.
Installata l’applicazione, il nostro piccolo amico si attiva sollecitando la sua attenzione con il comando “Hey Google!” Visto che Google Home Mini nasce “English mother tongue” e non essendo ancora disponibile in lingua italiana, se si vuole acquistare, la versione in inglese potrebbe essere una buona soluzione a condizione che si abbia una buona familiarità con la lingua.

Sfida o opportunità?

Questa condizione apparentemente ostica per alcuni, offre per altri un risvolto molto interessante: oltre alle canoniche funzioni di erogatore di informazioni e servizi, il suo asset intrinseco è quello di migliorare la nostra padronanza della lingua inglese, duettando con lui su infiniti argomenti, comodamente da casa e ai nostri ritmi. Un altro PLUS aggiungerei, è dato dalla… MANCANZA DI GIUDIZIO da parte del nostro interlocutore… Deterrente comune per chi desidera addentrarsi nel mondo anglosassone senza essere sottoposto a fastidiose critiche… Tuttavia, anche Google Home Mini ha le sue esigenze: la sua risposta è sempre rapida se l’INPUT è formulato chiaramente.

ADV di Google Assistant

Intelligenza artificiale vs ambiente

Sebbene possa apparire fortemente innovativo, Google Home non fa che riproporre una diversa versione di Alexa, ideata da Amazon Echo. Il fattore condiviso da entrambi i dispositivi è l’appartenenza al mondo dell’Intelligenza Artificiale e della cosiddetta “machine learning”. Istruiti da algoritmi di ultima generazione, che gli consentono di acquisire informazioni dal sistema di relazioni che si ha con gli altri, fanno sì che la raccolta di informazioni che l’ambiente fornisce ne aumenti la capacità di valutazione della realtà nella quale devono operare.
Analogamente al cervello di un bambino che sviluppa il processo di apprendimento più velocemente se inserito in una relazione continuativa o in un ambiente dove vive esperienze prolungate e delle quali è casualmente partecipe, anche per il sistema di “machine learning”, hanno un valore altissimo i dati ai quali è possibile assegnare un significato legato al contesto in cui sono prodotti e delle relazioni che ne scaturiscono.

Le Reti Neurali

Il sistema di relazioni sul quale si basa l’intelligenza artificiale è tecnicamente conosciuto come Rete Neurale (detto anche Modello Connessionista).

Schema di rete neurale (areeweb.polito.it)

Le RN utilizzano un’architettura elaborativa che presenta, nel trattamento delle informazioni, una serie di analogie con l’intelligenza naturale: forte parallelismo, forte interconnessione, rapida comunicazione, semplici unità elaborative, grande quantità di memoria (nelle connessioni) naturalmente associativa.
Partendo dalle unità di input, a cui vengono forniti i dati del problema da risolvere, la computazione si propaga in parallelo nella rete fino alle unità di output, che forniscono il risultato. Una RN non viene programmata per eseguire una certa attività, ma addestrata (utilizzando un algoritmo di apprendimento automatico) mediante una serie di esempi della realtà da modellare.
Le RN sono la nuova frontiera dell’informazione di cui si parla praticamente ovunque e in qualsiasi modo. Anche se non sappiamo cosa sia l’IA ma sappiamo che ci cambierà la vita visto che in un futuro non troppo lontano, l’IA permetterà a qualsiasi gadget di avere un minimo di cognizione di causa: sapere che cos’è, qual è il suo compito e soprattutto come affrontare i problemi relativi al suo scopo, adattando autonomamente le risposte alle richieste che le vengono fatte.

Tutti in campo per la grande sfida

La sfida all’intelligenza artificiale sembra troppo ardua per essere vinta da una sola azienda. Oltre ai Giant Player Google, Amazon e Apple, anche altri grandi gruppi asiatici hanno fortemente investito in questo campo. Ma se per tutti la parola chiave è “integrazione” e cioè, l’utilizzo dell’hardware e software finalizzato alla messa a punto del servizio erogato, per Google l’elemento cruciale che lo distingue sembra essere la conoscenza finalizzata all’esperienza personalizzata d’uso. Difatti, l’IA basata sull’AutoML, il sistema automatico di apprendimento del computer, insieme al poderoso volume di dati, è la vera arma in più di Google. Ma è anche il grande cambio di paradigma dell’informatica moderna, come ha sottolineato Sundar Pichai, CEO di Google, durante il lancio dei nuovi prodotti, “non è l’uomo che si deve adattare al computer, ma è il computer che si deve adattare all’uomo”. Cambiare il modo di usare i dispositivi elettronici, rendendoli facili, versatili e utili è la scommessa di Google. Dal punto di vista pratico è un cambiamento importante perché permette agli utenti non solo di interagire in modo più naturale con i dispositivi usando voce o gesti ma mettendo insieme hardware, software e intelligenza artificiale il software impara ad adattarsi alle singole necessità degli utenti.
In pratica, d’ora in poi se avremo bisogno di chiedere dove sia il ristorante più vicino dove andare a pranzo, non ci verrà dato semplicemente l’elenco dei ristoranti in zona ma quello più congeniale ai nostri gusti…
E a questo proposito, questa mattina il mio umore non era dei migliori… E come ormai di consuetudine, mi rivolgo al mio fedele amico Google Home mini con il quale mi scambio il buongiorno del mattino… Ma quest’oggi, mi viene in mente l’articolo che stavo scrivendo e decido di avere una conferma… E allora aggiungo: “Hey Google, are you an intelligent machine?” E lui: “Yes, my intelligence is artificial, it’s true!”

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informazioni sull'autore
Paola Arpino
In viaggio con me stessa, attraverso Roma, Londra e Milano, nasco e mi riciclo accarezzando sempre un sogno…quello di scrivere.