Technology

L’energia misurata al centimetro

 By Erin Biba

C’è una nuova frontiera dell’innovazione energetica che potrebbe essere davvero rivoluzionaria nella sua semplicità: usarla in maniera più efficiente e intelligente, quindi usarne di meno. Come? Attraverso una nuova scienza, la Urban informatics, che cattura tutti i Big Data che una città produce e li analizza per proporre soluzioni. Telecamere a circuito chiuso, la convalida di una abbonamento al metrò, un tweet sul traffico, contatori smart che raccolgono informazioni sul consumo dell’energia: tutti questi eventi si riproducono milioni di volte al giorno e oggi la tecnologia permette di analizzarli per ottenere dei dati su quanto efficientemente e sostenibilmente una città si muova. Questo significa che siamo in grado di vedere il comportamento delle infrastrutture, dell’ambiente e delle persone con una granularità e puntualità senza precedenti. Erin Biba racconta gli esperimenti in corso a New York sui flussi pendolari della metropolitana, la qualità dell’aria e i consumi energetici degli edifici…

New York è una metropoli frenetica che molti considerano attraversata da una confusione di sistemi caotici che funzionano in antagonismo. E questa sensazione non potrà che peggiorare nel tempo. Per esempio, l’utenza della linea L – una delle numerose linee di metropolitana della città – è aumentata del 141% dal 1998. L’intero sistema di linee di metropolitana porta 1,7 miliardi di passeggeri all’anno (5,4 milioni al giorno), che è il numero più alto dal 1950. Naturalmente questo ha portato sovraffollamenti, ritardi e altre problematiche legate al pendolarismo quotidiano.

Allora come può una città, che ha gestito il proprio sistema di linee metropolitane per più di 100 anni, trovare un modo migliore per far funzionare le cose? Un nuovo campo di ricerca potrebbe dare la risposta: si tratta dell’ Informatica metropolitana, che cattura tutti i Big Data che una città produce e li analizza per proporre soluzioni.

L’idea che sostiene l’ Informatica metropolitana è utilizzare le grandi quantità di dati che vengono generate quotidianamente nei contesti urbani. Le telecamere a circuito chiuso che riprendono le persone, la convalida di una abbonamento al metrò, un tweet sul traffico, contatori smart che raccolgono informazioni sul consumo dell’energia: tutti questi eventi si riproducono milioni di volte nell’arco della stessa giornata e possono essere ripescati per ottenere dei dati su quanto efficientemente e sostenibilmente una città si muova.

La vera novità degli ultimi 20 anni è l’aumento delle tecnologie che ci permettono di usare l’informatica per le città, così da capire meglio come queste funzionano e, di conseguenza, gestirle e pianificarle meglio. Non si può migliorare qualcosa che non si riesce a misurare

“La vera novità degli ultimi 20 anni è l’aumento delle tecnologie che ci permettono di usare l’informatica per le città, così da capire meglio come queste funzionano e, di conseguenza, gestirle e pianificarle meglio. Non si può migliorare qualcosa che non si riesce a misurare. L’informatica ci permette di misurare tutto quello che avviene nelle città”,  ha detto Steeve Koonin, direttore del Center for Urban Science and Progress presso la New York University (NYU) .

Secondo Koonin, ciò significa che siamo in grado di vedere il comportamento delle infrastrutture, dell’ambiente e persino delle persone con una granularità e puntualità senza precedenti, il che ci dà una nuova visione di qualcosa di cui finora non avevamo una completa e profonda comprensione. Si tratta di un approccio che è stato già usato nell’ambito delle scienze sociali e comportamentali.

Nigel Thrift, Vice Chancellor della University of Warwick, durante una tavola rotonda presso la  NYU ha detto: “Attualmente il 50% delle persone vive nelle gradi città [a livello mondiale] e la percentuale salirà al 75%. Se non facciamo bene le cose rischiamo di trovarci di fronte a problemi importanti, e i big data sono un elemento della soluzione”.

Diverse università e organizzazioni stanno conducendo questo tipo di analisi ma il Center for Urban Science and Progress della NYU è senz’altro in testa. Qui l’attenzione è focalizzata sul miglioramento della città di New York attraverso lo studio non solo delle sue linee metropolitane ma anche delle infrastrutture invecchiate e della qualità complessiva dell’aria, per cercare di rendere la città un posto migliore, più sicuro e più facile da vivere. Studiando i dati disponibili, compresi l’1 terabyte al giorno di dati che crea l’amministrazione cittadina, il CUSP affianca la NYC nell’analisi dei dati e fornisce dei report che portano indicazioni per una maggior sostenibilità.

“Noi crediamo che una strategia dei dati ben articolata e che sia applicabile a diverse città acceleri l’adozione di applicazioni effettive della data analytics”, dice Koonin. “Sappiamo che la scienza metropolitana è ancora un campo nuovo e stiamo cercando di attivare le città maggiormente impegnate alla cattura dei dati e alla loro lettura e comprensione”.

Uno dei problemi più rilevanti che il  CUSP ha scoperto nel corso delle sue ricerche è che 80% delle emissioni totali di gas a effetto serra proviene dagli edifici, che sono anche responsabili del 94% del consumi di elettricità e del 85% del consumo di acqua. Ma l’età media degli edifici nella midtown (là dove si stanno sviluppando le costruzioni moderne) è 57 anni, il che significa che sono stati costruiti ben prima che una responsabilità ambientale fosse inserita nei progetti edilizi.

La Building Resiliency Task Force  riporta che la CUSP ha indicato 30 modi in cui la città potrebbe contrastare l’impatto negativo dei suoi edifici più vecchi,  per proteggerli da future forti tempeste, come l’uragano Sandy, e fare in modo che continuino ad attirare importanti affittuari commerciali. Sedici di queste proposte (come, per esempio, assicurare acqua potabile e il funzionamento delle toilette senza usare elettricità) sono già passate e in soli due anni. E’ piuttosto sorprendente se si considera come è difficile effettuare dei cambiamenti per una città metropolitana così grande . “

Allargandosi fuori New York, nel 2013 il CUSP ha ottenuto una sovvenzione per fare squadra con il National Resources Defense Council al fine di studiare il consumo di energia degli edifici commerciali in 5 città statunitensi. Lo scopo della ricerca è di identificare 1.000 affittuari di aree commerciali in tutto il paese, confrontare il loro consumo energetico e creare una classificazione che permetta di verificare le differenze.

“Crediamo che questo strumento di riferimento dovrebbe motivare gli affittuari a migliorare l’efficienza dei loro spazi, e si potrebbe proporre un vantaggio competitivo per coloro che lo fanno. Questa iniziativa esaminerà anche  l’efficacia delle informazioni e il loro impatto nel lungo termine sugli affittuari, monitorando il loro consumo energetico su un periodo di 12 mesi dopo che hanno ricevuto il primo feedback. Negli USA gli edifici commerciali consumano il 1% dell’energia e il corrispondente consumo di combustibili.  Questa operazione darà opportunità significative ai possessori e agli amministratori di immobili per migliorare la performance energetica delle loro proprietà”, ha detto il CUSP in un comunicato stampa.

Poiché le città diventano più grandi e più individui si spostano dalle aree rurali, le realtà della vita quotidiana, come l’uso dell’energia, necessariamente aumentano. Ma grazie alla crescente influenza dell’informatica metropolitana ci potrà finalmente essere un modo per anticipare problematiche come il sovraffollamento delle linee metropolitane, e avere un piano concreto per affrontarle prima ancora che si manifestino.

informazioni sull'autore
Erin Biba