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La Repubblica islamica delle rinnovabili

 By Criselda Diala-McBride

Dopo anni di isolamento, l’Iran è pronto a porre le basi del suo rilancio economico. Con il petrolio che viene venduto al suo minimo storico la Repubblica islamica è spinta a focalizzarsi maggiormente sullo sviluppo del settore dell’energia rinnovabile. Come mezzo per attirare investimenti stranieri e diversificare le fonti energetiche, lasciando i carburanti fossili per l’esportazione. L’Iran ha infatti il potenziale per soddisfare circa il 50% della propria domanda di energia attraverso eolico, solare e biomasse ma nella realtà le rinnovabili non potranno soddisfare più del 10% della domanda nel prossimo decennio, a meno che il settore non venga ben sviluppato… 

Dopo anni di isolamento e di vacche magre, l’Iran è pronto a porre le basi del suo rilancio economico. E con il petrolio (prima fonte di entrate) che viene venduto al suo minimo storico, la Repubblica islamica è spinta a focalizzarsi maggiormente sullo sviluppo del settore dell’energia rinnovabile. Per due ragioni: come mezzo per attirare investimenti stranieri e per diversificare le fonti energetiche, lasciando i carburanti fossili per l’esportazione.

Con 300 giorni di sole l’anno, 100 GW di potenziale capacità di energia eolica e importanti campi geotermici, non dovrebbe sorprendere il fatto che Teheran abbia attirato l’attenzione di investitori dalla Germania, Danimarca, Italia e Spagna. Attualmente il paese ha circa 200MW di capacità di energia rinnovabile installata, ma il governo nutre ambizioni importanti allo scopo di accrescere il contributo delle energie rinnovabili nel mix energetico globale del paese. Entro il 2020 ci si aspetta che le fonti di energia rinnovabile arrivino a più di 4,2 GW, raggiungendo i 7GW entro il 2024 per poi toccare i 12GW alla fine del 2030. Queste almeno sono le stime di Alì Mirmohammad, consulente senior e manager del settore sviluppo alla Frost & Sullivan in Iran.

“L’Iran ha il potenziale per soddisfare circa il 50% della propria domanda di energia attraverso eolico, solare e biomasse”, spiega Mirmohammad. “Nella realtà le rinnovabili non potranno soddisfare più del 10% della domanda totale di elettricità del paese nel prossimo decennio, a meno che il settore non venga ben sviluppato”.

Il ritorno sul mercato della potenza energetica iraniana

Anni di sanzioni economiche hanno costretto la repubblica islamica a cavarsela da sola usando impianti antiquati e tecnologie obsolete, che hanno incoraggiato le inefficienze e aumentato gli sprechi. Le vecchie centrali hanno anche bruciato massicce quantità di carburanti fossili per generare elettricità, con un costo di 30 miliardi di dollari l’anno. Somme che avrebbero potuto finanziare una vera ripresa dell’economia iraniana.

Il ministro dell’energia di Teheran, Hamid Chitchian, riconosce che il paese non potrà raggiungere una crescita economica sostenuta senza un migliore mix di energia, specialmente se l’obbiettivo è diventare l’hub manifatturiero del Medio Oriente. Anche per questo il governo ha semplificato le politiche di incentivo al settore privato perchè investa nel settore energetico, specialmente in quello delle rinnovabili. Queste riforme includono la concessione di affitti del terreno a lungo termine e basso costo per un periodo di 20 anni, contratti di garanzia per l’acquisto di elettricità generata attraverso fonti rinnovabili, e priorità agli acquisti di energia dai privati e cooperative. “Il governo garantirà anche che il prezzo d’acquisto [dell’elettricità] dalle fonti di energia rinnovabile sia quasi 10 volte più alto di quello dei carburanti fossili (0,2$/KW contro 0,02$/KW)”, continua Mirmohammad.

Al momento il governo ha firmato contratti per più di 2,8 miliardi di dollari con il settore privato, basati su uno schema build-operate-transfer per sviluppare centrali eoliche a livello nazionale. Ma il governo ha anche in progetto di sovvenzionare il 50% degli investimenti necessari per fornire energia solare per uso domestico, per le scuole e le aree pubbliche.

In un articolo pubblicato sul sito del Middle East Institute, Eric Wheeler e Michael Desai sottolineano proprio la volontà di Teheran di associarsi a partner stranieri come una prova del suo impegno a modernizzare le infrastrutture e diversificare il mix di energie. Una mossa che sembra funzionare e sta portando miliardi di dollari di investimenti nel settore delle energie rinnovabili in Iran.

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